L'azzardo di Ringhio
Gattuso e gli scudetti vinti da Milan e Napoli anche grazie a lui, il delirio dell’allenatore che più viene esonerato più trova una nuova panchina
Tre vittorie e un pareggio nelle prime quattro partite per la Lazio di Gennaro Gattuso, dunque 10 punti e terzo posto (insieme al Como) alle spalle delle capoliste Roma e Inter, che sono appaiate a 12 punti dopo quattro vittorie nei primi quattro turni di campionato. Erano ben altre le premesse prima dell’inizio della stagione, soprattutto dopo la figuraccia con il Mantova in Coppa Italia, eppure Claudio Lotito ha regalato alla squadra un mercato di tutto rispetto a saldo zero, portando a Formello giocatori come Pinamonti, Gudmundsson e Frattesi (tre goal in quattro partite per lui).
E non è escluso che dagli svincolati non arrivi anche Icardi. Insomma, non male per una squadra che partiva con l’obiettivo di arrivare almeno nella parte sinistra della classifica. Ciò che però sta facendo scalpore tra gli appassionati sono le parole, forse un po’ presuntuose, dell’allenatore biancoceleste nel post partita contro il Milan: “La mia storia di allenatore dice una cosa. Io vado via dal Milan e vincono il campionato, vado via dal Napoli e vincono il campionato. Ho lasciato mentalità e cultura del lavoro, non è un caso“. Ma siamo sicuri che sia così?
La carriera di Gattuso
Le parole di Gattuso hanno sorpreso un po’ tutti i tifosi e gli addetti ai lavori, soprattutto perché, dati alla mano, la sua carriera fin qui non è stata così ineccepibile. Ha esordito sulla panchina del Sion, squadra dove ha chiuso la carriera da calciatore, per poi sedere per un anno prima sulla panchina del Palermo (2013) e in seguito su quella dell’OFI Creta (2014). Dopodiché, se ne è fatti due al Pisa dal 2015 al 2017, ottenendo la promozione in Serie B nel 2016 salvo poi retrocedere di nuovo in Serie C l’anno dopo. La notorietà di Rino è avvenuta definitivamente grazie al Milan, con il quale ha seduto prima sulla panchina della Primavera, per poi passare alla guida della Prima Squadra, con la quale perderà una finale di Coppa Italia e una di Supercoppa contro la Juve.
Dopo l’esperienza rossonera approda al Napoli, dove vincerà una Coppa Italia (l’unico trofeo vinto fin qui da allenatore) e perderà una finale di Supercoppa, tutto sempre contro la Juve. Da lì il declino. Una parentesi alla Fiorentina dove si è dimesso ancora prima di iniziare la stagione, e tre esperienze estere a Valencia, Marsiglia e Spalato da dimenticare. Sull’ultima esperienza di Gattuso su una panchina non c’è molto da dire, dato che si è conclusa con la terza mancata qualificazione di fila dell’Italia ai Mondiali.
Dieci squadre allenate (ora è all’undicesima), un trofeo vinto e svariate figuracce, eppure Ringhio continua a collezionare panchine come fosse un Mourinho qualsiasi. Dovrà forse ringraziare la notorietà del suo agente Jorge Mendes? Intanto, forse, si è capito perché il tecnico calabrese si è attaccato alle vittorie che le squadre che ha allenato hanno ottenuto, casualmente, l’anno dopo il suo addio a queste.
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