La Repubblica del Somaliland, nazione auto-dichiaratasi indipendente dalla Somalia, ha messo a disposizione 2000 soldati da inviare a Gaza all’interno del Board of Peace, creato da Donald Trump. In realtà nessuno ha chiesto alla nuova nazione africana di partecipar, ma il suo presidente Abdirahman Mohamed Abdullahi, ha voluto specificare che non si sta offrendo spontaneamente, ma si è dichiarato pronto ad agire qualora giunga una sollecitazione diretta.

Una mossa un po’ prematura nella formazione della cosiddetta Forza internazionale di stabilizzazione prevista a Gaza, che sta facendo molta fatica a mettere insieme un contingente militare. Il progetto prevedrebbe almeno 20mila uomini, ma al momento sono confermati soltanto i 1200 soldati dell’Uganda, 500 dal Marocco ed altri 500 provenienti dal Burundi. Un contributo soprattutto tecnico arriverebbe anche da Albania, Kosovo e Kazakistan, ma si parla di meno di 100 uomini. Il contingente dovrebbe mantenere la sicurezza, addestrare la polizia palestinese e soprattutto impedire un ritorno di Hamas.

Il Somaliland a dicembre scorso è stato riconosciuto da Israele che accetterebbe favorevolmente i suoi militari, ma sarebbe fortemente osteggiati da Egitto e Turchia che si sono schierati dalla parte della Somalia che non riconosce l’indipendenza di questa fetta di nazione.

Adagiato sulle coste del Mar Rosso il paese dispone di un esercito di 25.000 soldati e di una guardia costiera di 1.500 effettivi, non ha mai partecipato a missioni dell’Unione Africana, che non ne accetta l’esistenza. Gli Stati Uniti guardano con interesse al Somaliland e non hanno escluso un suo riconoscimento che potrebbe arrivare anche dagli Emirati Arabi Uniti, che qui hanno già investito più di un miliardo di dollari.

La Turchia ha condannato l’operazione di riconoscimento da parte di Tel Aviv ed ha subito inviato a Mogadiscio una decina di caccia F-16 nella base militare turca in Somalia, dove da anni schierano circa 20mila uomini. La mossa di Hargheisa appare soprattutto pubblicitaria, perché il piccolo Somaliland sta facendo di tutto per farsi accettare dalla comunità internazionale, ma gli equilibri geopolitici del Corno d’Africa restano troppo fragili per un cambiamento epocale della sua geografia.

Avatar photo

Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi