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Giorgia Meloni festeggia le statistiche, ma l’Italia ha altri problemi. E gli alleati diventano convitati di pietra
Si festeggia la longevità del governo di Giorgia Meloni, ma soprattutto la sua stabilità. Due condizioni importanti per la democrazia e per l’economia di un Paese che, nella sua storia repubblicana, ha conosciuto troppi governi di breve durata. Oggi, a Bari, Fratelli d’Italia celebra dunque un primato politico che appartiene innanzitutto alla presidente del Consiglio. Ma una domanda è inevitabile: è la festa di FdI o dell’intera coalizione di centrodestra? A ben vedere, gli alleati rischiano di apparire come convitati di pietra. I meriti della durata e della solidità dell’esecutivo sembrano concentrarsi su FdI, mentre Forza Italia, Lega e Noi Moderati restano sullo sfondo. Eppure, senza la coalizione, il governo non sarebbe nato e, soprattutto, non sarebbe durato.
La festa arriva mentre il quadro politico comincia a sfilacciarsi. Il centrodestra deve fare i conti con una Lega indebolita e con una Forza Italia in difficoltà. Ma la novità più insidiosa viene da destra: Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, secondo gli ultimi sondaggi, viaggia intorno al 7% e insidia direttamente gli alleati di Meloni. L’ex Generale tenta, contemporaneamente, di fagocitare e blandire il centrodestra. Intercetta l’elettorato più radicale e, allo stesso tempo, arriva a prospettare una futura candidatura di Meloni al Quirinale. Una carezza che può trasformarsi in un abbraccio soffocante. La premier lo sa: Vannacci può sottrarre voti alla Lega e altresì a FdI e modificare gli equilibri della coalizione, spostandone ulteriormente a destra il baricentro. Neppure l’opposizione gode di buona salute. Il campo largo continua a discutere di leadership, primarie e candidato alla presidenza del Consiglio senza aver ancora definito un programma comune riconoscibile. È il paradosso italiano alla vigilia dell’ultimo tratto della legislatura: maggioranza e opposizione aspirano a governare, ma devono prima mettere ordine nelle rispettive case.
In mezzo c’è la legge elettorale, terreno sul quale si misureranno i rapporti di forza della maggioranza. Ciò che conviene a FdI non necessariamente conviene alla Lega o a Forza Italia. Una rottura potrebbe produrre tensioni serie e persino aprire scenari imprevedibili. Ma è più probabile che Meloni punti ad arrivare alla scadenza naturale della legislatura e alle elezioni del 2027. La presidente del Consiglio ha infatti una risorsa preziosa: il tempo. E potrebbe utilizzarlo anche per contenere Vannacci. Il tallone d’Achille dell’ex Generale è la politica internazionale e, in particolare, il rapporto con la Russia. Le sue posizioni filorusse e le critiche al sostegno italiano all’Ucraina possono raccogliere consenso finché prevalgono stanchezza e paura della guerra. Potrebbero invece diventare un problema qualora nell’opinione pubblica europea crescesse la percezione della minaccia proveniente da Mosca, anche attraverso cyberattacchi, sabotaggi e altre forme della guerra ibrida che investe i Paesi dell’Unione.
È su questo terreno che Meloni può giocare una partita decisiva: presentarsi come il punto di sfida tra una destra radicale tentata dalla politica di Putin e una coalizione di governo saldamente collocata nell’Europa e nell’Alleanza Atlantica. E magari rilanciare quella vocazione maggioritaria che trasformerebbe FdI sempre più nell’architrave autosufficiente del centrodestra. Bari, dunque, non è soltanto la celebrazione di ciò che è stato. È già l’inizio della lunga campagna verso il 2027. Meloni ha conquistato il record della durata; adesso deve affrontare una prova politicamente più difficile: trasformare la stabilità del governo nella stabilità della coalizione e, infine, in un nuovo consenso elettorale.
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