Riprende oggi, a Montecitorio, l’iter del ddl antisemitismo. Lo scorso marzo, alla prima lettura a Palazzo Madama – mentre il centrodestra votava coeso, insieme ai partiti di centro e sei parlamentari del Partito democratico – si è aperta una voragine nel vasto campo largo. Gravissimo il voto contrario di Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, altrettanto preoccupante l’astensione di buona parte dei Dem. Non bastarono, allora, le accorate parole della Senatrice a vita Liliana Segre – che chiese una convergenza trasversale, “la più ampia possibile”, per fronteggiare con maggiore efficacia le gravissime ondate di antisemitismo registrate negli ultimi anni – a convincerli.

I proverbi ci insegnano che il tempo, spesso, chiarisce le perplessità. Eppure, oggi, a distanza di mesi, l’incapacità della sinistra ad unirsi alle forze moderate e di destra in una battaglia doverosa contro la forma d’odio più spregevole e antica della storia, si manifesta ancor di più. Sarà oggi gridata in piazza, a Roma, in una lunga maratona oratoria sostenuta dall’intero universo progressista: un centinaio di enti che varia da Amnesty ed Arci, dall’Anpi ai pro-Pal, passando per i giovani democratici romani e Network Giovani M5s, e ancora, Bds Italia e Fnsi. “Presidieranno” perché non vogliono in nessun modo una norma che recepisca un principio acquisito a livello europeo e internazionale: quello sancito dalla definizione dell’Alleanza internazionale per il ricordo dell’Olocausto (Ihra).

In realtà i manifestanti negano, così facendo, i fondamentali diritti del popolo ebraico. Il grave restringimento degli spazi di libertà politica, culturale e accademica che essi addebitano al ddl è compiuto da loro, contro la Nazione di Israele. È singolare ritenere che lottare contro l’antisemitismo leda la libertà, anziché garantirla. Forse, chi protesta è più attento alla libertà degli odiatori seriali, dei commercianti che discriminano i clienti in base alla loro fede, di coloro che a gran voce, invocano il boicottaggio o – peggio – l’annientamento dello Stato di Israele sventolando la kefiah. Il presidio bolla la definizione dell’ Ihra come strumentale, dimenticando che non solo è raccomandata dal Parlamento europeo, ma addirittura è stata accolta, nel 2020, con dovizia di particolari ed esempi rafforzativi dal Governo Conte II (M5s, Pd, LeU e Iv).

Dovrebbe cadere oggi qualsiasi maschera dinanzi ai casi di odio e violenza che, dal pogrom del 7 ottobre 2023, sono avvenuti in tutta Italia e altrove. Il rapporto dell’Osservatorio sull’antisemitismo di quest’anno sostiene siano aumentati, nel nostro Paese, del 400% rispetto al 2022. Non dobbiamo certo sottacere le cause di tutto ciò. Crediamo forse che la manifestazione di oggi contribuisca a fermare questo orrore? Accusare il ddl di voler zittire qualsiasi dissenso nei confronti del governo israeliano è ancor più pretestuoso. La norma ha uno scopo preciso, e unico: spegnere l’odio. È un provvedimento su cui ci dovrebbe essere una assoluta unanimità di intenti e di voto. Ancor peggio del tentativo di affossare questa legge, è il non esprimere un giudizio netto, cedere all’abulia. Perché come scriveva Antonio Gramsci, l’indifferenza altro non è che il peso morto della storia.