«Grazie alla mia denuncia il dottor Ferdinando Esposito è fuori dalla magistratura», dichiara soddisfatto l’avvocato Michele Morenghi. Ferdinando Esposito, già pm alla Procura di Milano e poi trasferito al Tribunale di Torino come giudice del dibattimento, è stato “rimosso” giovedì scorso dall’ordine giudiziario dalla Sezione disciplinare del Csm, presieduta da David Ermini. La notizia è stata data questa settimana da Il Giornale. Il magistrato, figlio di Antonio, presidente del collegio che aveva condannato Silvio Berlusconi in Cassazione, era finito sotto processo per una vicenda di prestiti. Al termine di un iter giudiziario lungo e complesso, l’ex pm era stato condannato a 10 mesi e 20 giorni per “tentata induzione” ai danni dell’avvocato Morenghi.

Avvocato Morenghi, adesso che il processo penale si è concluso (la Cassazione ha dichiarato inammissibile nelle scorse settimane l’ultimo ricorso presentato da Esposito, condannandolo anche al pagamento di 3000 euro di spese processuali, ndr), può raccontarci cosa è successo? Innanzitutto quando ha conosciuto il dottor Esposito?
Avevo conosciuto il dottor Esposito a una festa a Budapest, dove ho un ufficio, nel 2012. Tornato in Italia iniziai a frequentarlo in amicizia.

Non aveva problemi di incompatibilità professionale, essendo lei avvocato ed Esposito un magistrato?
Io non esercitavo la professione a Milano dove lui prestava servizio ma a Piacenza.

Poi cosa accadde?
Un giorno Esposito mi chiese un prestito, circa 7000 euro, perché doveva fare delle vacanze. Soldi che dopo mi restituì.

Non si era insospettito che un magistrato le chiedesse dei soldi? Anche se eravate amici?
No, perché sapevo che aveva chiesto soldi anche ad altre persone. Mi sono insospettito per dei suoi comportamenti.

Quali?
Quando mi chiese un passaggio in auto per andare ad Arcore da Silvio Berlusconi. Non penso sia opportuno che un magistrato vada a casa dell’ex premier.

In che periodo siamo?
Era qualche mese che ci conoscevamo, era la primavera del 2013.

Cosa le disse di questa visita?
Che aveva intenzione di entrare in politica.

Sa chi l’aveva presentato a Berlusconi (in quel momento l’ex Cav era indagato dalla Procura di Milano nel processo Ruby, ndr)?
Penso fosse stata l’onorevole Maria Vittoria Brambilla.

Quando avete litigato?
L’anno successivo, nel 2014. Io avevo una società che vendeva integratori alimentari.

Che fece Esposito?
Lui abitava in affitto in un super attico di oltre cento metri quadri nel centro di Milano con vista sul Duomo. Mi chiese di pagargli il canone di locazione.

La cifra?
Circa 32mila euro l’anno.

E lei?
Mi sono rifiutato categoricamente.

Ed Esposito?
Come le ho detto, nel 2014 avevo questa società di integratori e lui mi prospettò che in Procura “può capitare di tutto alle aziende con l’inchiesta ‘sbagliata’”.

Ha reagito?
Certo. Andai in Procura e raccontai tutto a Bruti Liberati (Edmondo, ex procuratore di Milano) e a Ilda Boccassini (procuratore aggiunto).

Venne interrogato?
Sì e poi trasferirono tutti gli atti a Brescia (competente per i reati commessi dai magistrati in servizio a Milano, ndr).

Si è aperto il procedimento?
Certo. Ed è successo di tutto.

Ad esempio?
Guardi, le dico solo che mia hanno anche accusato di far parte dei Servizi segreti e aver ordito un complotto contro Esposito. Poi lui mi ha più volte denunciato dicendo che le mie dichiarazioni erano inattendibili.

E invece la Cassazione le ha dato ragione?
Sì.

Non aveva paura di denunciare un magistrato dal cognome importante? Oltre al padre, lo zio, Vitagliano, è stato procuratore generale della Corte di Cassazione, quindi membro di diritto del Csm e titolare dell’azione disciplinare per tutti i magistrati.
No.

Si è costituto parte civile nel processo?
No. Io non voglio i soldi di un magistrato. Volevo solo giustizia. E l’ho ottenuta.