L’Ue così blinda Kiyv e preme su Mosca
Guerra in Ucraina, i missili di Regno Unito e Francia per Zelensky irritano Putin. “Pronti altri 300mila soldati russi a settembre”
Riunirsi nel giorno in cui l’Ucraina celebra il 35esimo anniversario dell’indipendenza dall’Urss è un segnale. Ma Putin punta comunque a mobilitare 300mila nuovi soldati subito dopo il voto per la Duma di settembre
La scelta dei “Volenterosi” è stata eloquente. Riunirsi a Kyiv (chi da remoto, chi in presenza) nel giorno in cui l’Ucraina ha celebrato il 35esimo anniversario dell’indipendenza dall’Unione sovietica, è un segnale chiaro. La guerra continua a mietere vittime. Vladimir Putin ha promesso una risposta ancora più feroce agli attacchi che le forze ucraine stanno compiendo nel cuore della Federazione russa. Ma i Paesi occidentali continuano a puntare sul sostegno a Kyiv e sull’aumento della pressione su Mosca. Paesi occidentali ma soprattutto europei, perché ieri, nella capitale ucraina, l’assenza degli inviati degli Stati Uniti non è stata un dettaglio secondario.
Secondo alcune indiscrezioni, il viaggio di Steve Witkoff e Jared Kushner è stato rimandato per l’escalation missilistica in corso. I due, quindi, dovrebbero fare in futuro tappa a Kyiv e Mosca. Ma non è da escludere che il mancato arrivo per il vertice della Coalizione sia stato anche un modo per evitare un irrigidimento russo. Mentre da Mosca, il rinvio della visita alla corte dello “zar” è stato letto in chiave diversa, sottolineando che non vi era un programma sufficientemente ricco. Il negoziato sognato da Donald Trump, del resto, appare congelato. E l’unico canale diplomatico attivo, al momento, è di nuovo quello della Santa Sede, con monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, impegnato da oggi in una delicata missione a Mosca.
La riunione di ieri, in ogni caso, ha confermato che l’impegno europeo al fianco di Kiev per proteggerla dagli attacchi aerei e fare arrivare il Cremlino a una pace che sia per l’Ucraina “giusta e duratura”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in videocollegamento, ha sottolineato anche il pieno sostegno dell’Italia dando ampio risalto al fronte umanitario per la popolazione in vista di un inverno che si preannuncia difficile. E anche per questa ragione, la riunione di ieri è servita a Volodymyr Zelensky per rafforzare gli aiuti militari. Ieri la Commissione europea ha approvato un nuovo pacchetto finanziario da 6,1 miliardi di euro per l’acquisto di radar, sistemi di difesa aerea e antimissile, missili e munizioni.
Alla riunione di Kyiv ha voluto partecipare in presenza anche il premier britannico Andy Burnham, che ha confermato il via libera all’azienda Mbda per fornire al Paese invaso alcune informazioni riservate indispensabili per far sì che Francia e Ucraina possano produrre in loco il missile Scalp, la versione francese del britannico Storm Shadow. Una scelta che ha provocato l’ira del portavoce della presidenza russa, Dmitry Peskov, secondo cui il Regno Unito “getta benzina sul fuoco in modo metodico e regolare” e vuole “impedire il minimo progresso nel processo di pace”. Allo stesso tempo, il premier ucraino Sergii Koretskyi ha parlato ai media giapponesi per chiedere al governo di Tokyo un aiuto sulla fornitura degli intercettori per i Patriot, il sistema di fabbricazione americana in grado di fermare i missili balistici russi.
Ma mentre Zelensky prova a blindare il suo Paese, dalla Russia continuano ad arrivare segnali su un’escalation ancora lontana da una fine. Vladimir Putin ha firmato un decreto per assicurare la difesa delle infrastrutture critiche permettendo alle autorità di imporre una propria gestione se i proprietari non adeguano i vari sistemi. Il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato la conquista di altri tre villaggi tra Sumy, Zaporizhzhya e nel Donetsk. Zelensky, proprio su questa regione, ha ribadito che non consegnerà alla Russia porzioni di territori non occupati. Mentre dal Wall Street Journal è scattato l’allarme per i preparativi del Cremlino a una nuova mobilitazione. Secondo il quotidiano Usa, lo scorso luglio l’esercito ha verificato la prontezza di alcune aree, tra cui Kaliningrad, per l’eventuale gestione di un alto numero di reclute. E secondo Kyiv, Putin punterebbe a mobilitare 300mila nuovi soldati dopo il voto di settembre per la Duma.
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