Esteri
Guerra USA-Iran, le giravolte di Trump rafforzano gli avversari: il piano dei pasdaran
I piani di Donald Trump continuano a rimanere un mistero. Come un mistero sono anche questi colloqui annunciati dal presidente degli Stati Uniti ma smentiti apertamente dalla Repubblica islamica. Dopo che The Donald ha annullato i raid previsti per lo scorso fine settimana e dichiarato che ieri sarebbero partiti dei negoziati con un accordo di fatto già concluso sullo Stretto di Hormuz e sulla “denuclearizzazione” dell’Iran, da Teheran non sono mai arrivate conferme.
Il corridoi rimarrà chiusa
“Non stiamo conducendo negoziati con gli Stati Uniti al momento“, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, che ha detto che “la guerra dell’America contro l’Iran è una guerra contro l’intera regione“. Per il portavoce, l’unico negoziato in corso è quello con l’Oman per la gestione condivisa di Hormuz; un tema che, secondo Teheran, riguarda esclusivamente i Paesi rivieraschi. E proprio per quanto riguarda le porte del Golfo Persico, le fonti iraniane sono di nuovo state chiare sul fatto che quel corridoio rimarrà chiuso fino alla completa cessazione delle ostilità. Questa posizione è stata espressa anche da un funzionario di Teheran che ha parlato con l’emittente libanese Al Mayadeen. E l’impressione è che all’interno della leadership iraniana regni ormai la linea dell’intransigenza. Da qui l’avvertimento di Trump: “Nulla passa verso l’Iran, a meno che non lo vogliamo noi, e nulla passerà, a meno che non si arrivi a un accordo, o a una sconfitta totale”.
Le giravolte di Trump rafforzano gli avversari
Come spiegano molti esperti sui media statunitensi e britannici, il regime iraniano si sente rafforzato dai repentini cambi di programma del presidente Usa. Per molti analisti, i Pasdaran hanno ottenuto un tale livello di potere all’interno delle gerarchie iraniane che plasmano loro tanto la politica estera di Teheran quanto, di conseguenza, il ritmo della guerra di Trump. Il piano iraniano, secondo molti osservatori, è quello di impantanare la Casa Bianca in un conflitto lungo e logorante, possibilmente non su vasta scala, ma utile per mettere continuamente sotto pressione gli alleati del Medio Oriente e l’economia globale. I Paesi della regione si trovano ad affrontare la minaccia missilistica, il blocco di Hormuz e ora, per l’Arabia Saudita, anche quello di Bab el-Mandeb attraverso gli Houthi dello Yemen (secondo la Cnn, le navi di Riad sarebbero già costrette a circumnavigare l’Africa).
Nuove idee
E con le elezioni di Midterm alle porte, The Donald sembra arrivato a un punto in cui le sue strade per gestire la guerra si stanno riducendo sempre di più. Il timore è stato rilanciato anche da Politico. Il media Usa ha sentito diversi esperti ed ex funzionari americani preoccupati dal fatto che Teheran, a questo punto, si sente talmente sicura da non volere fare alcuna concessione, di certo non prima delle Midterm. Dal punto di vista militare, inoltre, la situazione appare ancora critica. Ieri i Pasdaran hanno addirittura annunciato di aver abbattuto un altro drone Mq9 Reaper americano che sorvolava Hormuz. La Cnn, inoltre, ha rivelato in esclusiva che il Comando Centrale, quello che si occupa delle operazioni in Medio Oriente, ha iniziato a chiedere via mail a diversi analisti militari “nuove idee” per premere sull’Iran.
Guerra USA-Iran, lo stallo sul campo di battaglia
“Stiamo cercando nuovi modi creativi e non convenzionali per fare pressione e punire l’Iran“, ha scritto un ufficiale del ramo intelligence di Centcom. E questa mail, inviata lo scorso mercoledì quando ancora Trump doveva predisporre per poi annullare i piani di attacco, certifica uno stallo non solo sul campo di battaglia ma anche strategico. Sia le forze in Medio Oriente che lo stesso Pentagono appaiono indecise su come comportarsi. Negli ultimi tempi, si era parlato di un piano del comandante di Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, per un’ondata di bombardamenti di circa due settimane in grado di colpire obiettivi finora esclusi dai raid. L’idea è sempre quella di prendere di mira Pickaxe Mountain, uno dei siti nevralgici del programma nucleare iraniano. Ma tutto passa dalle decisioni di un presidente che oscilla tra una guerra da cui non riesce a uscire e un negoziato che non appare indirizzato verso una vittoria diplomatica.
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