La polizia di Hong Kong ha arrestato il magnate dei media Jimmy Lai Chee-ying e ha fatto irruzione nella sede della casa editrice, sfruttando la nuova legge sulla sicurezza nazionale che Pechino ha imposto alla città a giugno. “Jimmy Lai è stato arrestato per collusione con potenze straniere”, ha scritto su Twitter Mark Simon, un dirigente del gruppo multimediale di Lai e suo aiutante. La stessa polizia di Hong Kong ha riferito di aver eseguito in tutto sette arresti in base all’accusa “di collusione con forze straniere e cospirazione per commettere frodi”, parte di un’operazione su larga scala.

Si tratta del primo arresto di alto profilo a Hong Kong per violazione della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino e fortemente criticata a livello internazionale. L’editore di orientamento pro-democratico è stato fermato per uno dei reati punibili con pene fino all’ergastolo dalla nuova legge entrata in vigore il 30 giugno scorso.

Sull’account ufficiale Facebook il tabloid Apple Daily, di proprietà dello stesso Lai, ha pubblicato immagini dell’arresto del tycoon 71enne, preso in consegna dagli agenti nella sua abitazione a Ho Man Tin, un’area residenziale sulla penisola di Kowloon.

至於體育、演藝、文化及出版界立法會議員馬逢國被追問黎智英和多名壹傳媒高層被捕、及200警搜查《蘋果日報》大樓一事時,他則說暫未清楚情況,要再了解事件。#港版國安法【民主黨斥警搜報館:新聞和言論自由危在旦夕】https://bit.l…

Gepostet von 香港蘋果日報 am Sonntag, 9. August 2020

Oltre all’editore Lai, almeno altre sei persone sono state arrestate nella stessa operazione, tutte di Hong Kong, di età compresa tra i 39 e i 72 anni, per violazioni alla legge sulla sicurezza nazionale, associazione finalizzata alla frode e altri reati. Tra gli arrestati, come riporta il South China Morning Post, ci sono alcuni dirigenti del gruppo di Lai e anche i due figli dell’imprenditore dei media di Hong Kong.

Quando è stata approvata la legge sulla sicurezza nazionale, lo scorso 30 giugno, lo stesso Lai aveva dichiarato alla BBC che questo “segna la campana a morto per Hong Kong” avvertendo che Hong Kong sarebbe diventata corrotta come la Cina continentale perchè “senza lo Stato di diritto, le persone che fanno affari qui non avranno protezione”. Già all’inizio dell’anno, quando le voci davano per certa l’approvazione della legge, è stato accusato per il suo coinvolgimento nelle proteste che hanno riempito le piazze della città. I media statali cinesi lo hanno soprannominato un “cervello di rivolta” che “ha diffuso ondate di odio e informazioni negative sulla Cina continentale giorno e notte”.