Esteri
Houthi, Trump ferma l’attacco. Altra petroliera colpita a Hormuz, Bessent: “Le compagnie aeree iraniane rimarranno a terra”
Per Donald Trump è arrivato il momento di una svolta in Medio Oriente. Secondo le ultime rivelazioni del New York Times, il presidente degli Stati Uniti era sul punto di bombardare gli Houthi in Yemen ma all’ultima ha deciso di non lanciare l’attacco dopo avere ricevuto garanzie che la milizia yemenita non avrebbe preso di mira interessi americani. L’Arabia Saudita, d’altro canto, aspetta che la Casa Bianca faccia qualcosa, ma paga il fatto di non avere voluto un coinvolgimento diretto nella guerra contro l’Iran.
E mentre la situazione a Bab el-Mandeb rimane sospesa in un limbo che preoccupa le monarchie del Golfo ma anche molte cancellerie europee, The Donald sembrerebbe intenzionato anche a prendere una decisione sull’Iran. Lo ha detto nei giorni scorsi a un giornalista di Fox News e l’impressione degli esperti è che qualcosa nella strategia del presidente dovrà necessariamente cambiare. La diplomazia è al lavoro anche in queste ore in cui si torna a parlare di scenari di escalation. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è sbarcato negli Stati Uniti per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (con una delegazione ridotta per il mancato visto d’ingresso di alcuni collaboratori) insieme al ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ieri, il ministro dell’Interno pakistano Mohsin Naqvi è atterrato a Teheran per incontrare l’omologo iraniano Eskandar Momeni e discutere delle ultime evoluzioni di un negoziato che appare ormai paralizzato. Anche il Qatar, altro grande mediatore tra Usa e Iran, sta provando a rivitalizzare il canale delle trattative. Pezeshkian si è detto pronto ad “accogliere con favore qualsiasi colloquio che conduca a sicurezza e pace sostenibili”.
Ma i venti di guerra continuano a spirare forti su un Golfo Persico in cui il traffico commerciale appare ancora ben lontano dalla normalità. E nessuna delle due potenze sembra disposta a fare davvero un passo indietro. Ieri l’ambasciatore Usa al Palazzo di Vetro, Mike Waltz, ha scritto sul social X che Trump vuole continuare a mantenere la “massima pressione” su Teheran. La Repubblica islamica può tornare “al tavolo dei negoziati, se lo farà in buona fede” ha continuato Waltz. E nella strategia del pressing rientra certamente anche l’annuncio del segretario al Tesoro americano Scott Bessent, che ieri ha avvertito che da domani le compagnie aeree iraniane “saranno bloccate in tutto il mondo”. “Se atterrano, non è possibile fornire loro carburante, né servizi di atterraggio, né vendere loro biglietti, altrimenti si verrà esclusi dal sistema del dollaro”, ha spiegato alla Cnbc. Una scelta che conferma la volontà della Casa Bianca di proseguire l’assedio economico del regime. Ma dagli Usa non escludono anche un’escalation militare.
Ieri, una petroliera e una nave che trasportava gas naturale liquefatto sono state colpite mentre navigavano nello Stretto di Hormuz. Una da “un proiettile non identificato”, l’altra da “detriti provenienti da proiettili di origine sconosciuta”. Un portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, Hossein Mohebbi, ha dichiarato che le basi dell’intelligence Usa “sono alla nostra portata” e che i Pasdaran sono in grado di affrontare anche “una guerra prolungata” contro Washington. “Cambieremo sicuramente la geografia della guerra” ha avvertito, parlando anche dell’uso di “nuove armi”. Il comandante dell’esercito, il generale Amir Hatami, ha ribadito che le forze armate sono “pienamente preparate, vigili e pronte” per ogni tipo di attacco lanciato dagli Stati Uniti. E mentre la tensione sale sul Golfo, la questione Houthi (altra leva negoziale di Teheran) resta un punto interrogativo. Dopo il principe saudita Mohammed bin Salman, anche il presidente yemenita ha chiesto aiuto a Trump contro il gruppo filoiraniano. Mentre l’Alta rappresentante dell’Unione europea, Kaja Kallas, ha chiesto a tutti gli Stati membri di potenziare “Aspides” e “Atalanta”, le due operazioni di Bruxelles nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Perché la situazione è “notevolmente peggiorata”.
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