Non solo debiti
I democratici Usa sono al verde, finanziatori in fuga dai candidati radicali: per le midterm sgambetto a rischio
Le elezioni di midterm si avvicinano, e i democratici hanno un problema concreto e di non poco conto per la politica americana: sono al verde. Il comitato nazionale democratico se la passa male e, quando mancano meno di tre mesi alle urne, per i vertici del partito è un problema. Soprattutto se i repubblicani abbondano di fondi e non hanno debiti, mentre il partito dell’asinello ha un passivo di oltre 18,06 milioni di dollari di debiti, ben superiore all’attivo che è di poco più di 16 milioni.
Un passivo ereditato dalla campagna elettorale di Kamala Harris, che costò ai dem oltre un miliardo di dollari, e dalla fuga dei finanziatori. Ed è questo il vero campanello d’allarme che arriva dalle primarie democratiche, che vedono l’avanzata dei candidati estremisti, radicali, socialisti e anti-israeliani, invisi ai grandi finanziatori e soprattutto a quelli ebrei. Ne è un esempio il risultato in Michigan di Abdul El-Sayed, il medico islamico e pro-Pal che potrebbe diventare il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti: una prospettiva che, dopo il caso Mamdani, preoccupa e terrorizza l’establishment del Partito Democratico.
Infatti queste elezioni di medio termine sembravano l’occasione per prendere il controllo della Camera dei rappresentanti, provare l’assalto al Senato e azzoppare un’amministrazione statunitense che oggi gode di un’ampia maggioranza. Per farlo, però, il voto dem non basta: negli Stati in bilico servono il voto democratico e l’appoggio dei finanziatori, ma se a prevalere sono candidati della sinistra radicale, il rischio è che sia gli uni che gli altri fuggano verso i repubblicani e facciano sfumare lo sgambetto a The Donald, che poi è ciò che accade di norma alle elezioni di midterm a prescindere da chi sia l’inquilino della Casa Bianca.
Per i dem è cruciale resistere all’onda dei DSA (Democratic Socialists of America), perché il rischio è quello di trasformare il partito in qualcosa di profondamente estraneo alla stessa natura politica degli Stati Uniti, che – piaccia o no – si fonda sul capitalismo e sulla libertà di parola: due concetti invisi ai DSA e ai suoi adepti, soprattutto quelli di religione islamica.
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