"Congelati investimenti per miliardi di euro"
Il 25 aprile dell’Urbanistica milanese, tutti assolti e Sala attacca Viola e l’approccio politico dei pm (la procuratrice Siciliano verso la candidatura…)
Assolti tutti gli imputati nel processo Torre Milano. Ora chi risponde dei danni prodotti in questi anni? I comitati sono in subbuglio. E guarda caso spunta proprio adesso la possibile candidatura alle comunali di Tiziana Siciliano che da procuratore aggiunto ha gestito le varie inchieste
La giornata di ieri sarà ricordata come il “Venticinque Aprile” dell’urbanistica milanese. A poche ore dall’assoluzione di tutti gli imputati nel processo “Torre Milano”, il primo arrivato a sentenza tra i numerosi filoni dell’inchiesta che ha terremotato il settore dell’edilizia nel capoluogo lombardo, il clima attorno a Palazzo Marino e al sistema politico cittadino appare profondamente cambiato. La decisione della giudice Paola Braggion che ha assolto gli otto imputati con la formula “il fatto non costituisce reato” segna infatti una svolta nella complessa stagione giudiziaria che da anni investe il settore urbanistico della città. Restano aperti altri processi e diversi filoni investigativi, ma per la prima volta una sentenza di merito consente agli amministratori, ai costruttori e a una parte consistente del mondo politico di rivendicare pubblicamente la fondatezza delle proprie critiche nei confronti dell’impostazione seguita dalla Procura.
A cogliere immediatamente la portata della sentenza è stato il sindaco Giuseppe Sala. Da mesi il primo cittadino denuncia quello che considera un utilizzo improprio dello strumento penale in una materia caratterizzata da norme urbanistiche stratificate e spesso contraddittorie. Sala ha parlato apertamente di una parte della Procura che avrebbe avuto un “approccio politico” nell’affrontare le vicende urbanistiche milanesi. Ma non solo. Il sindaco è arrivato anche a chiamare direttamente in causa il procuratore capo Marcello Viola, chiedendosi pubblicamente quale “valutazione dia oggi dell’operato del proprio ufficio”. Una domanda che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata impensabile e che fotografa bene il mutato equilibrio di forze. Fino al giorno prima Palazzo Marino era costretto a difendersi dalle accuse. Da ieri, forte di una sentenza favorevole, prova a ribaltare il tavolo. Un altro elemento che emerge dalla giornata di ieri è la convergenza trasversale che si è formata attorno a questa vicenda. Forza Italia, Italia Viva, parte del centrodestra lombardo, il Pd, pur partendo da storie e interessi differenti, hanno condiviso una lettura comune: le inchieste urbanistiche hanno prodotto danni enormi all’economia cittadina senza che sia stata accertata alcuna responsabilità penale. Enrico Costa è stato il più duro. Per il presidente dei deputati di Forza Italia, infatti, l’inchiesta ha congelato investimenti per miliardi di euro, bloccato progetti e rallentato uno dei principali motori economici della città. Ma il punto più delicato non riguarda tanto l’esito processuale quanto la domanda che molti stanno iniziando a porre.
Chi risponde dei danni prodotti da anni di inchieste?
La domanda arriva dagli operatori immobiliari, dalle associazioni di categoria, dagli acquirenti di immobili coinvolti indirettamente nei procedimenti. Il comitato delle “famiglie sospese”, formato dai tanti cittadini che hanno acquistato immobili interessati dalle vicende giudiziarie, racconta anni di incertezza, investimenti congelati e progetti di vita bloccati. La Regione Lombardia, con l’assessore all’Urbanistica Gianluca Comazzi, ha annunciato la convocazione di un tavolo dedicato al rilancio del settore e alla gestione delle conseguenze prodotte dalla paralisi degli ultimi anni.
La pm candidata alle Comunali?
In questo scenario si inserisce anche un elemento che nelle ultime settimane è tornato con forza nel dibattito politico milanese: la possibile candidatura alle prossime elezioni comunali di Tiziana Siciliano, proprio colei che da procuratore aggiunto ha gestito le varie inchieste sull’urbanistica. Per il centrodestra la vicenda diventa dunque un argomento utile per contestare quella che considera una crescente sovrapposizione tra iniziativa giudiziaria e dibattito politico. Per il centrosinistra il rischio è invece che l’attenzione si sposti dalle questioni urbanistiche a uno scontro istituzionale tra magistratura e politica. La tentazione di considerare questa sentenza come la parola definitiva sull’intera stagione delle inchieste urbanistiche milanesi è forte. Ma sarebbe prematuro. Restano aperti molti altri procedimenti.
Tuttavia la decisione del Tribunale sulla Torre Milano ha prodotto un effetto evidente: per la prima volta da quando le inchieste, circa quattro anni fa, hanno iniziato a colpire il settore immobiliare milanese, il fronte degli amministratori, degli operatori economici può sostenere di aver operato correttamente, e ciò che era stato descritto come un sistema di violazioni urbanistiche si è tradotto in un’assoluzione piena fondata sulla buona fede degli imputati e sulla complessità di un quadro normativo mutato nel tempo. È per questo che la giornata di ieri verrà ricordata non tanto come quella della prima sentenza sull’urbanistica milanese, ma come il momento della “liberazione” dall’assedio giudiziario che ha caratterizzato questi ultimi anni la città di Milano. Il Venticinque Aprile dell’urbanistica.
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