Route de Chêne 30A, Ginevra, uffici della fiduciaria L&S Trust Services: è qui la sede legale dell’organismo con cui Mario Draghi prova a rimettere in moto il proprio rapporto sulla competitività. Si chiama Rhine Group, è un’associazione di diritto svizzero ed è stata annunciata il 24 agosto non da un comunicato ma da un post su X del suo direttore esecutivo, l’economista spagnolo Luis Garicano. Copresidenti Draghi e Patrick Collison, fondatore di Stripe e dall’aprile 2025 nel board di Meta. Una cinquantina di membri, e l’elenco si allunga; prima sessione dal 20 al 23 settembre. Si discute a porte chiuse, su documenti di ricerca inviati ai partecipanti in anticipo, e vale la Chatham House Rule, quella per cui il contenuto si può riutilizzare ma non attribuire a chi l’ha pronunciato. Più che un centro studi che parla al pubblico, una rete che lavora sui decisori.

La compagine conta dodici francesi e dodici tedeschi, sette italiani, sei britannici, cinque spagnoli. Nessun polacco, e un solo membro dei Paesi entrati dopo il 2004, l’estone Toomas Hendrik Ilves. Sul punto Euractiv ha sollevato un rilievo e Garicano ha replicato che «i polacchi arriveranno». Gli italiani sono Andrea Pignataro (Ion), Luca Ferrari (Bending Spoons), Lucrezia Reichlin, Francesco Giavazzi, Francesco Decarolis e Vittorio Colao. E tre nomi che pesano più degli altri: Roula Khalaf del Financial Times, Zanny Minton Beddoes dell’Economist, Louis Dreyfus del Groupe Le Monde. I giornali che dovrebbero raccontare il gruppo siedono dentro il gruppo.

Chi c’è dietro, in senso finanziario, non è dato saperlo. Il sito non pubblica bilanci né donatori, e l’associazione non risulta iscritta al registro europeo per la trasparenza. Si sa che Collison fu tra i primi sostenitori del fondo di Leopold Aschenbrenner, anche lui membro. Quanto a Bruxelles, è stata colta di sorpresa. Secondo Politico diversi funzionari della Commissione si interrogano sul rapporto fra Draghi e l’esecutivo Ue, ora che la competitività sembra avere un canale parallelo. Il triangolo operativo è interamente spagnolo. Garicano, London School of Economics, ex europarlamentare di Ciudadanos, è il rappresentante legale. Teresa Raigada, chief of staff, arriva da EsadeEcPol. Marta Garayoa, chief operating officer, presidia «operazioni, comunicazione e attività pubbliche» dopo nove anni in NTT Data. Il lancio è stato costruito di conseguenza: prima X, poi l’intervista di Garicano a El País.

Il sito, rhinegroup.eu, è spoglio per scelta. Manifesto in homepage, galleria dei membri con ritratti virati oro, nessun archivio, nessuna sala stampa. «Il declino non è inevitabile, ma è la direzione verso cui ci muoviamo», si legge in apertura, e poco oltre che «il modello di crescita europeo sta svanendo». Delle cinquanta maggiori aziende tecnologiche del mondo, annota il gruppo, soltanto quattro sono europee. In fondo a ogni pagina, come una firma, «non è troppo tardi per cambiare la traiettoria dell’Europa». E un form di iscrizione, unico canale verso l’esterno, che però non annuncia esplicitamente una newsletter.

Sullo sfondo quelle 383 raccomandazioni del rapporto Draghi, della quali un audit indipendente citato dal Financial Times dà per pienamente attuate una sessantina. Il Rhine Group nasce da quel divario, e dall’idea che le riforme di cui i governi parlano senza farle abbiano bisogno di qualcuno che le tenga sul tavolo. La prima sessione, il 20 settembre, forse dirà con quale metodo.