Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra? Bisogna chiederlo a Giuseppe Conte, che non sa decidere. Se occorresse un manuale del buon indeciso, il leader del M5S, che ha accusato un attacco improvviso di sovranismo, sarebbe il più indicato a scriverlo. A insinuare il dubbio sono una serie di dichiarazioni apparse sulla rivista Rinascita a firma dello stesso Conte: «Servono politiche serie e investimenti, dialogo e riconoscimento reciproco», e ancora: «Bisogna comprendere le preoccupazioni dei ceti popolari» senza «scaricare su di loro il costo sociale dell’immigrazione». Dichiarazione, quest’ultima in particolare, che non si addice al campo largo di cui l’autore vorrebbe essere il leader.

In punta di piedi si consiglia a Conte di porre maggiore attenzione agli equilibri politici. Se invece l’intento era far parlare di sé, non importa se bene o male, allora l’obiettivo è stato pienamente raggiunto. Davvero Conte pensa tutto questo? Se la risposta è sì, conviene che capisca da che parte vuole stare. D’altra parte solo pochi giorni orsono Conte lanciava una critica a un editoriale di Ernesto Galli della Loggia, comparso sul Corriere della Sera il 27 agosto scorso. «A suo avviso – scrive il leader 5S riferendosi all’editorialista – l’Islam non conosce il principio di laicità e l’Islam italiano non farebbe eccezione. Il percorso del multiculturalismo, di fatto, consentirebbe alla vasta comunità islamica di regolarsi, anche qui da noi, secondo la propria cultura di cui è parte decisiva la religione e i suoi precetti. L’interesse dell’Italia, suggerisce invece Galli della Loggia, dovrebbe spingerci a privilegiare il percorso dell’integrazione, che è esattamente opposto».

A seguito di questa invettiva l’ex capo del governo definisce le opinioni di Galli della Loggia delle «semplificazioni fuorvianti» e dopo una breve lezione di storia e una spiegazione del concetto di secolarizzazione – mal riuscita – porta il suo messaggio: «Oggi le nuove generazioni di musulmani nate in Europa non legano più la fede alle tradizioni culturali dei paesi d’origine dei genitori. Certo, come in tutto, esistono delle eccezioni, ma la quasi totalità dei giovani musulmani europei vive l’Islam come una scelta di fede puramente individuale e interiore». E aggiunge: «L’assunto secondo cui l’Islam non conosce il principio di laicità è dunque più una petizione di principio – indirizzata alla pancia e dunque agli istinti delle persone – che una realtà della storia, passata e presente». Conte critica anche il cosmopolitismo che, ieri come oggi, appartiene alle classi più abbienti. In passato all’aristocrazia e nel presente a chi ha la possibilità di studiare all’estero ed ha «frequentazioni e legami transnazionali». Salvo poi, in merito alle gestioni dei flussi migratori, riproporre una soluzione ventilata da Meloni diversi anni fa: «alimentare» i corridoi umanitari e «rafforzare» i legami con i Paesi da cui partono quei flussi, oltre ad «affrontare le cause» che muovono queste migrazioni, soprattutto in Africa.

La domanda sorge spontanea: perché queste politiche non sono state applicate dai governi precedenti, per citarne qualcuno: Conte I o Conte II. Sarà forse perché il primo era in coalizione con la Lega e il secondo col Partito Democratico? L’invito che si può rivolgere al leader 5S è che prima chiarisca le sue posizioni, e non rifugga dalla domanda (Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?) semplicemente rispondendo che questi sono vecchi schemi perché, anzi, sono più attuali che mai. Certo, non si può che convenire con Gaber: «È evidente che la gente è poco seria, quando parla di sinistra o destra». Compreso Conte.