Continua sul nostro sito un breve racconto pubblicato a puntate, con un nuovo capitolo disponibile ogni giorno: Il diario di Mr. Jones, scritto dal nostro Giovanni Pizzo. Un appuntamento quotidiano che accompagnerà i lettori attraverso una storia pensata per essere scoperta un passo alla volta, tra colpi di scena, riflessioni ed emozioni. Qui sotto il viaggio nella mente dell’uomo continua col secondo capitolo. Al termine di ogni pagina troverete i link per proseguire la lettura e raggiungere gli episodi successivi, fino alla conclusione del racconto.

Cap. 2 Essere innamorati limita l’approfondimento dell’altro. Amare è\e conoscere

Buongiorno filosofo Jones

Buongiorno a lei. Buongiorno dottore, dottoressa nel suo caso, sa di Claudia Mori e Alberto Lupo in effetti. Comunque mi può chiamare come vuole, sono ecumenico.

Lei mi sa di strano, come il Mr. Jones, il maniaco depressivo bipolare interpretato da Richard Gere. Non è che questo nome che mi ha dato, e che non può essere comprovato da documenti, lo ha tirato fuori da lì?

La ringrazio per il fatto che mi dia subito del pazzo in sostanza. Perché? Le sembrò strano e bipolare? Tra l’altro Mr. Jones pensava di essere un aereo, e di poter volare. In fondo il bisogno di libertà, per la teoria dell’ingegnere filosofo Luciano De Crescenzo, è l’opposto dell’amore. Che è pur sempre un legame.

Perché lei solitamente parla e straparla, mi dicono gli infermieri, di politica, economia, argomenti, finge, seri

Ma stiamo parlando di una malattia molto seria. L’Amore.

Quindi lei di fatto è tipo un dottor Stranamore?

Quello parlava più di guerra. Che però con l’amore ha delle similitudini. Sia in guerra che in amore c’è il concetto di conquista, in entrambi c’è l’idea di possesso, territoriale in un caso, fisico nell’altro, per non parlare del tradimento. E purtroppo condividono pure la morte. Quante morti per femminicidio da amori malati? Per alleggerire però suggerisco di vedere uno dei primi film di Woody Allen, Amore e Guerra, una rivisitazione di Guerra e Pace di Tolstoj.

Abbiamo capito. Lei è un enciclopedico. Torniamo al tema di cui parla oggi.

Oggi noi due mi sembra carino che parlassimo dell’antitesi della guerra, l’amore e le sue forme. Le forme dell’amore. Anche se l’amore non ha una forma solida, e nonostante Bauman una liquida. Forse sarebbe più semplice definirla gassosa. All’inizio, quando tutto sembra meraviglioso e divertente, potrebbe assomigliare all’elio, si sorride ad ogni parola del nuovo partner, e la battuta più stupida ci fa sbellicare dalle risate. Poi, quando la salita della vita di coppia aumenta la pendenza, assume la forma della molecola di ossigeno, per dare fiato alla fatica dell’esistenza comune. Infine potrebbe diventare ozono, per le sue capacità antinfiammatorie e antiossidanti, fino alla funzione da terapia intensiva per insufficienza respiratoria, quando l’amore entra in una fase critica o comatosa. La forma ha sempre la sua importanza, sono diverse nel tempo e nello spazio di conduzione.

Detta così sembra una cosa seria, non Maschi vs Femmine di Brizzi o Perfetti sconosciuti di Genovese, visto che a quanto pare a lei piace il cinema.

Possiamo pure dare la colpa ai cellulari, o parlare di quanto era bella la notte prima degli esami, tra Ariosto e la biondina del primo banco, che manco ti cagava di pezza. Ma qua bisogna andare a fondo della crisi dei rapporti e dell’incomunicabilità tra i sessi.

Perché l’amore è così difficile ai tempi, non del colera, ma del Covid?

E brava. Ha letto Gabo Marquez. Il quale senza sua moglie non sarebbe diventato il gigante della letteratura da Nobel. Signorina la domanda è ben posta.

Signorina lo dica a qualcun’altra. Qua siamo ai tempi del Me Too. Ed io sono il medico e lei, forse, il paziente

Calma, calma, lei è così giovane, mentre io sono vetusto, e con i capelli bianchi come Mattarella. Se vuole la chiamo dottoressa

Ed è esattamente quello che sono

Va bene dottoressa, mi rimetto alla clemenza della corte. Come l’incompetente personaggio dell’avv. Messina interpretato da Fiorello in radio. Vediamo di approfondire da profano antropologo, o da paragnosta psicologo, la materia. La tesi da sviscerare è la simbiosi Amore/Conoscenza. Quando la conoscenza dell’altra/o diventa intima, profonda, a volte complice, si può cominciare ad amare veramente, al di là dei limiti, o forse proprio per quelli, un’altra persona. Quando l’amore ha superato le scogliere delle burrasche amorose, i gorghi dell’incomprensione, la sfiducia dei tradimenti, allora si ama l’altro proprio per i suoi limiti e carenze. Come l’incapacità di esternare i sentimenti, o l’immersione nei silenzi inquieti, o per altro verso la pervicacia esternativa sconfinante nella saccenza.

Ma chi lo dice?

Cara mia dottoressa, un “Gionni Dip” dei poveri come me, fidatevi. Ho fatto le scuole. Scuole di vita, ma anche di riflessione. A 12 anni avevo già letto l’amante di Lady Chatterly, o Un’avventura a Budapest di Ferenc Kormendi. E pure Le braci di Sandor Marai. Tutto frutto di una sterminata libreria di mio nonno e dell’assenza, nei lunghissimi agresti mesi estivi, della televisione. Sembravano come quelle estati russe descritte da Tolstoj o Puskin. Anche se il mio preferito, per la forte influenza che ha generato sui miei amori giovanili, è “The coming of Bill”, di P.G. Woodhouse. Autore umorista inglese degli anni ’30 bistrattato per alcune sue idee. Si fidi delle mie analisi, ho studiato a lungo il problema amoroso, e le conseguenze dell’amore.

Guardi che di lei mica mi fido. A volte sembra un pigmalione a volte proprio uno schizzato.

Perché secoli di matriarcato hanno insegnato che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Ma ormai siete donne autonome, indipendenti, gestite famiglie, ma anche governi, maggioranze e opposizioni. Però si sa in amore non vince chi comanda, ma chi fugge.

Al di là dei luoghi comuni lei gira intorno ad un tema controverso. Perché sente il bisogno di parlare d’amore e non di politica o di altro?

Perché la politica, appunto, è ormai in mano alle donne. Si ribaltano i ruoli. E quindi se permette a me, che sono un maschio maturo, mi tocca parlare di questo importante argomento scientifico. Il motore dell’universo. L’Amore.

E sia, parliamo di Amore.

Ecco, grazie. Cominciamo a dire che l’amore ha varie forme e vari stadi. Si può passare da uno stadio all’altro e viceversa, senza che ciò determini un cambio di paradigma, se non per gli aspetti sociali delle persone. Tipo le cene tacco e punta con le amiche/amici che ti presentano il nuovo fidanzato/a, e tutti a chiedergli cosa fai, di che ti occupi, il mio è più lungo del tuo, e cose cosi. La loro sfera privata dovrebbe essere preservata, ma in un mondo community e social spesso è impossibile, se non per persone molto libere. Hai visto che foto ha messo sul suo profilo effebbì, e su Instagram? Secondo me è rifatta tutta, hai visto che gli occhi sono spariti? Ma hai capito che lavoro fa quello, tutti sti soldi per il gommone che è su tutte le foto dove li prende, se so che non paga il condominio? Come lo so? Me lo ha detto mio cugino che è il ragioniere del suo palazzo. Spesso il contesto determina la riuscita o il fallimento di una coppia nascente.

Dice lei. Poi però ci sono i problemi, quelli veri, quelli che fanno entrare in crisi la coppia. Non pensa?

E certo. Spesso amare può fare perdere l’innamoramento, ma proprio di brutto. Come quando ti cade la pelle dalle braccia, anche se fai 4 ore di palestra tutti i giorni. O, per par condicio, quando ai maschi vengono quelle “minnuzze”, da prima di reggiseno coppa C. Teoricamente l’innamoramento si perde quasi sempre. L’innamoramento, l’essere innamorato ha bisogno di ignoranza, di disconoscimento. Se uno conoscesse l’altro perderebbe l’ideale raffigurazione che abbiamo cominciato a disegnare nella nostra testa. L’amore è diverso. È tutto un disvelamento. Anche se poi scopri che russa come un camionista bulgaro, o una badante rumena per par condicio da integrazione europea. Se tu ami una persona la vuoi approfondire, vuoi essere intimo, captare l’altro come un cane da tartufi, e quindi non puoi ignorare. Devi conoscere tutto come gli enciclopedici del ‘700, o come gli amanti del Bartezzaghi della Settimana Enigmistica. Devi conoscerlo e accettare l’altro per quello che veramente è.

E da innamorati non si può?

Essere innamorati molto spesso limita l’approfondimento dell’altro, perché noi vogliamo costruirci un’immagine ideale che ci completa, e non si divarica dai nostri sentimenti ed aspettative. Dobbiamo togliere all’altro verità, per sostituirla con ciò che noi desideriamo sia l’altro. Qualcosa di complementare a noi, a volte non solo alle nostre virtù ed aspirazioni, ma anche ai nostri limiti e insicurezze.

Certo detta così sembra facile.

Il concetto di complementare però non è semplice, come il cacio sui maccheroni. Anche perché mettiamo caso che quello, “Lui”, il Prescelto, li sappia fare per bene i maccheroni? Poi alla bilancia della dietologa chi glielo dice che abbiamo preso 3 kg in una settimana? Altro che cacio, calci nel de drìo direbbe la mia nonna veneta.

Mi scusi Jones, vorrei capire, ma quale è la differenza fondamentale tra amore e innamoramento?

Te la metto piatta.

Anche no. Meno. Mi parli senza allusioni.

L’innamoramento è idea, l’amore è conoscenza. La relazione non condotta, scivolata, senza controllo o correzioni eventuali di rotta, magari poi si trasforma in panza e presenza. Molte coppie si definiscono innamorate proprio perché non si conoscono e, soprattutto, non si vogliono conoscere. Come dire la meglio parola è quella che non si dice, come ben sanno gli omertosi siciliani. Si romperebbe altrimenti lo schema privato e pubblico su cui si fonda la coppia. Perché molte coppie sono tali solo formalmente, per la piazza reale o virtuale, tra profili in comune, selfie di serenità fasulla o di divertimento sopra le righe. E poi magari hanno il secondo profilo per chattare senza occhi indiscreti.

Mio caro Jones ma secondo lei si può amare senza essere innamorati?

Dipende. Dipende dal grado di maturazione personale, dalla teoria degli insiemi, dagli algoritmi che ti fanno capire cosa è giusto per te, in un determinato momento della tua esistenza, che molto probabilmente è differente rispetto ad altre stagioni. In alcuni momenti dell’esistenza vogliamo l’uomo o la donna per scoprire l’universo, in altri quello/a che ci faccia capire la sessualità che magari abbiamo tralasciato tra testi giuridici, concorsi abilitanti, ginecologi e pediatri. In altri momenti ancora cerchiamo ciò che è diverso da noi, perché gli opposti si attraggono, dice qualcuno che non si è mai saputo chi fosse. Poi alla fine sono i simili, quelli che si assomigliano, che riescono ad amare e condividere le piccole cose, che hanno più abilità di tenuta e di comprensione. Ogni stagione della vita ha venti, temperature e clima differenti.

Ora vuol fare pure le previsioni del tempo?

Dottoressa mia, non è un problema di meteorologia, ma di etologia. Gli amori hanno una stagione, gli animali, esseri più naturali, lo sanno bene. Questa stagione per una serie di fattori, la maggior parte esterni alle persone che pensano di amarsi, può essere variamente lunga. Ma è sempre un attimo nel tempo concettuale, se uno ci riflettesse con onestà intellettuale.

Quindi Lei è un maschio onesto?

Carissima, deliziosa, ma maliziosa dottoressa, distinguiamo il concetto di onestà. C’è un’onestà morale, in cui chi è senza peccato scagli la prima pietra, ed un’onesta intellettuale, in cui mi riconosco. Poi c’è Honesty di Billy Joel, ma quella è tutta un’altra cosa, e lei poi è troppo giovane, e non può conoscerla.

Grazie per il giovane, ma non mi intorta, né con questo né con il deliziosa, che va bene per le mele. Torniamo all’attimo fuggente dell’amore.

Lo “stare bene”, al settimo cielo, l’alzarsi con il piede innamorato, la felicità percepita, è sempre un concetto di attimi, se li contassimo e li mettessimo nero su bianco. È più facile dirsi innamorati, per la disponibilità umana che abbiamo verso questo sentimento, che sentirsi innamorati. Amare invece è profondamente diverso.

In che senso, scusi, non dovrebbero essere la stessa cosa? Non sono concetti che si somigliano?

Come disse Johnny Stecchino “non mi somigghia pe nnenti!”. Sono due concetti separati che hanno in comune solo la radice etimologica. Poi una cosa va lì, l’altra di là.

Cioè? Dove vanno?

Si può amare in forme differenti, parziali ma autentiche, senza le farfalle, concetto onestamente adolescenziale, ma con profondità di conoscenza e accettazione dell’altra persona. Accettazione di libertà in particolare modo. L’innamoramento di fatto è una cellula, dove in un mondo senza entropia, due esseri interagiscono solo fra loro. Due cuori, un’isola deserta, tipo Isola delle Femmine al largo di Palermo, ed il confort di una capanna. Praticamente una cella di isolamento. L’amore è avere, e concedere all’altra perdona, libertà consapevole, rinuncia al possesso, la cui forma estrema è lo stalking, ma abbiamo tantissime sfumature di grigio riguardo al possesso.

Per questo parlava di patologia amorosa?

Appunto. Una buona percentuale sono amori malati, condizionati da altri sentimenti, paure, solitudini, relazioni d’aiuto mascherate. Amicizie travestite. Idrauliche.

In che senso idrauliche?

Trombo amicizie. Lì più che la chimica c’entra l’idraulica. Un bisogno primario che necessita di un intervento tecnico circostanziato.

Ora la riconosco caro Jones, finora era stato troppo aulico.

Perché a voi con il camice del sistema piacciono archetipi e luoghi comuni, e io mi devo adattare per comunicare. Il parlare forbito ed educato ai tempi delle parolacce in TV è out.

Ma tornando a noi amare è altro. Si può amare anche con il tempo, e non solo con il fulmine a ciel sereno. Anzi spesso questo è l’amore consapevole, che cresce per conoscenza, confidenza, complicità. Tutte cose che hanno bisogno di molto tempo dedicato, che la sola amicizia non ha. Anche se è il sentimento più adulto, per quanto gli amici di gioventù siano insostituibili.

Quindi anche l’amicizia è amore?

La vera forma di amore consapevole è infatti l’amicizia, quando questa è intima, vera, accettando limiti e difetti altrui. L’unica cosa che manca all’amicizia è, non sempre come precedentemente detto, la sessualità, ma non sopravvalutiamola troppo.

Non dobbiamo sopravvalutare il sesso?

Sesso, sesso, facile a dirsi più che a farsi. È più facile costruire, anche casualmente, una sessualità matura e curiosa, che creare le condizioni di intima e profonda conoscenza dell’altra persona. Qualcuno dirà “e la chimica?”.

Ora ci vuole pure togliere un mantra del pensiero moderno della relazione tra i sessi?

Non scambiamo la chimica con l’amore. Si può avere, come nella lotteria, la fortuna di innamorarsi, amare ed avere chimica a gogò. Praticamente il jackpot, non la vita reale. La natura umana si sviluppa normalmente in un processo di comprensione di se, e di quello che necessità, in maniera basica. Prima di conoscere gli altri, “gnothi seautòn”, conosci te stesso. Se no ci introiettiamo un’idea diversa di noi stessi, che già mente a tavolino agli altri. Si è quel che si è. Natura e volontà che si fondono in diverse percentuali.

Scusi ma sa molto di Nietzsche

I superuomini lasciamoli alla Marvel. Qui trattiamo la natura delle cose, fredde e crude come il sushi da asporto che lei si ordina per cena quando è sola soletta.

Scusi a lei chi gli dice che io sia sola soletta?

Perché le sue domande sono crude come il sashimi, che poi è il piatto che mi portano di default nel mio ristorante preferito di Catania, cosa che non guasta. Il resto è Harmony per il web, per parenti e conoscenti da rassicurare, per trovare il motivo di uscire la sera a cena con gli amici.

Cioè ce la cantiamo e ce la suoniamo?

Spesso è proprio cosi. Una finzione di coppia che diventa finzione sociale. Amare è più complesso e semplice al contempo. Ha bisogno solo di una cosa. Verità. A volte la verità fa paura, già dai tempi di Caterina Caselli, ci si riconosce non più compatibili, per esigenze primarie, che spesso mutano con le stagioni della nostra esistenza. Si finisce con il volersi bene magari. E questo in alcuni casi, non in tutti, può essere sufficiente e soddisfacente. Oppure ci si confronta senza schemi precostituiti e si decide, se si ha la forza, la voglia e le idee, di fare un salto di livello, quando le condizioni di rapporto diventano non più soddisfacenti. In caso contrario ci si può anche lasciare, pur volendo molto bene all’altra persona. Voler bene è soprattutto voler il bene dell’altro. Sembra una frase fatta, ma non sempre, per quanto ci sopravvalutiamo, siamo un bene per l’altra persona. Magari la castriamo o non riusciamo a valorizzarla per quel che merita. A volte la teniamo in ostaggio, anche se quella è innamorata di noi. Ma potrebbe semplicemente essere una sindrome di Stoccolma.

Mi scusi Jones lei così ci lascia con l’amaro in bocca.

Nell’amaro c’è lo zucchero della verità. E poi quanto è buona la marmellata di arance amare, che ha la stessa radice di amore. Vuole mettere? Intanto ci siamo conosciuti e, quindi, un po’ amati.

Guardi che io non ci casco.

Anche a me piace Vasco.17

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Prefazione

Capitolo 1 

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4