Il racconto
Il diario di Mr. Jones, capitolo 3: le coppie che non spingono più l’altalena dell’amore
Continua sul nostro sito un breve racconto pubblicato a puntate, con un nuovo capitolo disponibile ogni giorno: Il diario di Mr. Jones, scritto dal nostro Giovanni Pizzo. Un appuntamento quotidiano che accompagnerà i lettori attraverso una storia pensata per essere scoperta un passo alla volta, tra colpi di scena, riflessioni ed emozioni. Qui sotto il viaggio nella mente dell’uomo continua col secondo capitolo. Al termine di ogni pagina troverete i link per proseguire la lettura e raggiungere gli episodi successivi, fino alla conclusione del racconto.
Cap. 3 Le coppie che non spingono più l’altalena dell’amore. Amore e brodo di ciciri
Jones sto entrando, posso? Ma dov’è?
Entri, entri, sono in cucina.
Ma che sta facendo?
Secondo lei? Si presenta ad ora prossima alla cena e dunque sto cucinando. Ovviamente voi donne che mangiate ormai sempre fuori, tra flute e apericena, gin tonic con il rosmarino e sushi bar, oppure vi comprate le cose pronte da Basilico&Ditale, non lo potete più immaginare. Ma c’è ancora qualcuno che per cena cucina.
E cosa sta cucinando di buono?
Mi pare che lei mi voglia parlare dell’argomento che sta più a cuore alla sua rivista, Love Sicilia, giusto? E quindi dovendo parlare di Amore sto cucinando del brodo di ceci.
Mi scusi Jones ma che c’entra?
Il brodo di ceci, in siciliano “ciciri”, sta all’amore come il cacio sui maccheroni. Secondo alcune fuorvianti teorie romanzesche di derivazione ottocentesca, epoca del romanticismo, tra Traviate addolorate e Norme suicide, l’amore è una passione indomita, susseguente ad una infatuazione potente.
E non è così?
Direttrice, la posso chiamare direttrice? Ha quel cipiglio furoreggiante che mi da un brivido lungo la schiena.
Cerchi di scherzare poco, prima che le faccio fare un TSO
Lo vede? Con voi donne non si può più scherzare, certo che i maschi da Treska, dove va lei, non si fanno più vedere. Li inibite. Comunque le stavo dicendo, ho perso il filo. Ah ecco, l’amore è qualcosa di molto più basico, materiale, semplice. L’amore è qualcosa che chiunque può trovare e mettere in pentola. Come appunto il brodo di ceci. L’amore non è una faraona ripiena, o un dentice al sale. Quelli li puoi mangiare una tantum. No, l’amore è qualcosa che puoi trovare, e devi cucinare costantemente, tutti i giorni. Certo c’è la pasta con le lenticchie, ma il proverbio siciliano ha preferito i ceci. Che tra l’altro possono essere fatti col rosmarino, così lei può ricordare i suoi aperitivi.
Senta si faccia i fatti suoi, fuor di metafora che cosa significano i ceci?
I ceci sono il quotidiano, l’impegno costante di tutti i giorni per far funzionare un rapporto. Il rapporto amoroso non è un volo pindarico, un’avventura prometeica, un calembour di slanci e aflati, è un lavoro da minatore, che scava il proprio egoismo per consentire all’altro di accomodarsi.
Quindi Byron, Saffo, Catullo, Neruda e tanti altri sbagliavano?
Costoro, pur dotati di una cifra stilistica, di un sentiment contestualizzato, sparavano, mi scusi l’espressione, grandi “minchiate”. Lei si ricorda di rapporti amorosi finiti bene di costoro? Famiglie felici, piene di amore e bambini cresciuti con i giusti sentimenti? Ma manco per nulla. Amare non basta all’amore. Non confondiamo l’amore con l’eros, nella accezione semplicistica di questo. L’amore è più esigente, richiede sacrificio, elaborazione, costruzione. È un impegno gravoso, senza giorni liberi o ferie. È a volte abnegazione, soprattutto se si incontrano certe persone. È rammendare gli strappi della vita, compensare le buche del quotidiano, venirsi incontro e non assumere posizioni rigide, dettate da egoismi o malcelate sopravvivenze.
Lo fa sembrare una fatica di Sisifo
Dottoressa lei ha fatto le scuole vedo
Sfotta poco se no il mestolo glielo tiro in testa
Veda, mia giovane signora, perché lei si capisce che è ancora molto giovane e speranzosa di un amore compiuto, che l’amore è un’altalena che ha bisogno di essere spinta dai due lati per funzionare, se no l’oscillazione verso l’alto, verso le vette della soddisfazione, quella che i Rolling Stones descrissero in Satisfaction, quell’oscillazione dicevamo rallenta, e l’altalena si ferma verso il basso, il punto di stasi.
E in quel caso che succede?
Succede che o ci si accontenta, da cui il proverbio che chi si accontenta gode, oppure ci si annoia mortalmente, ci si comprime e deprime. E tutto scivola verso il disamore, il contrario del sentimento che muove il mondo. Ci sono tante coppie che non spingono più l’altalena dell’amore, non si impegnano più, e camminano come dei criceti nella ruota della routine. Buongiorno, oggi che fai? A che ora torni? Cosa mangiamo? Ma vuoi uscire? Nooo, sono stanco. Tutto bene oggi? Che vediamo in TV? Io mi metto di là in camera. Buonanotte. Fine dell’amore, e se va bene inizio di una forma affettiva. Se no nemmeno quella.
E per scongiurare questa situazione che sembra una tragedia, cosa si deve fare quindi?
La stessa cosa che lei fa durante la giornata lavorativa. Cercare cose nuove da proporre, possibilmente divertenti, sicuramente interessanti, se poi fossero pure intriganti come i suoi occhi verdi meglio.
Non faccia il furbetto con me, io non ho gli occhi verdi
È sicura che il suo fidanzato se lo ricordi? Perché quando si innesca la routine tutto sbiadisce, subentra una specie di daltonia.
Il mio fidanzato è cosa mia, piuttosto mi faccia assaggiare sto brodo.
Prego faccia pure, attenta che è caldo
Ma è buono! Che ci ha messo per dare sapore? Oltre al rosmarino del gin tonic
C’è del guanciale e un po’ di tahina tunisina.
Lei Jones sembra innamorato della cucina
Guardi che la cucina, soprattutto fatta per gli altri, è un’espressione dell’amore. Spesso oltre la cucina, come dice il Califfo, tutto il resto è noia. E comunque lui non beveva gin, che è la nuova moda, mescolava la vodka con acqua tonica.
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