Giustizia
Il dossier intercettazioni spacca da destra. L’allarme di Melillo e il pugno duro di Forza Italia
La giustizia è dunque tornata ad essere il terreno sul quale le differenze nel centrodestra emergono con maggiore evidenza. Se sulla separazione delle carriere e sulla riforma del Csm la coalizione aveva trovato una sintesi, poi naufragata con il referendum dello scorso marzo, il dossier intercettazioni rischia ora di spaccare la maggioranza, certificando una distanza culturale tra Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Il terreno dello scontro è l’articolo 270 del codice di procedura penale, la norma che disciplina l’utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali erano state autorizzate. Una questione apparentemente tecnica, ma destinata ad avere effetti sulle indagini.
La vicenda nasce dall’allarme lanciato dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Secondo il magistrato, l’attuale disciplina introdotta dalla maggioranza nel 2023 limiterebbe eccessivamente la possibilità di utilizzare intercettazioni casualmente rilevanti per procedimenti diversi, con il rischio di depotenziare le indagini su numerosi reati contro la pubblica amministrazione, economici e finanziari. Fratelli d’Italia ha deciso di raccogliere quella sollecitazione presentando in Commissione un emendamento, firmato dal senatore Giovanni Berrino, al decreto Giustizia-Immigrazione per ampliare nuovamente le possibilità di utilizzare le conversazioni captate in altri procedimenti.
Per Forza Italia, però, l’attuale norma sulle intercettazioni rappresenta ad oggi una delle poche riforme garantiste realizzate e non può certo essere smontata dopo appena due anni. A mettere il sigillo definitivo è stata ieri, in una intervista al Corriere, la presidente dei senatori azzurri Stefania Craxi: “Forza Italia non voterà mai quelle norme. Sono stati presentati dai nostri alleati alcuni emendamenti senza consultarci, restiamo leali, ma chiediamo anche noi lealtà”. “Non arretriamo di un millimetro sui principi ma siamo disponibili a trovare soluzioni attraverso il confronto”, ha poi aggiunto.
Una linea ribadita anche dal viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. “L’attuale disciplina è più che sufficiente a equilibrare i poteri dell’accusa con i diritti della difesa. Niente impedisce a un pm di avviare una nuova indagine se emergono nuovi reati”, ha dichiarato Sisto in una intervista al Dubbio, sottolineando ciò che la legge in vigore vuole evitare: gli ascolti a “strascico”, cioè il controllo generalizzato della vita di una persona nella speranza che, prima o poi, emerga qualche reato. Come accadeva nella Ddr di Erich Honecker.
“L’intercettazione esplorativa è incompatibile con il diritto di difesa e con i principi dello Stato di diritto”, ha quindi puntualizzato l’esponente azzurro. Intanto il decreto Giustizia è approdato questa settimana Senato senza il mandato ai relatori. Ufficialmente la causa è l’enorme mole di emendamenti presentati dalle opposizioni, oltre cinquecento. Ma nessuno, a Palazzo Madama, nasconde che il vero ostacolo sia stato proprio il mancato accordo all’interno della maggioranza.
Già lunedì prossimo, Fratelli d’Italia potrebbe decidere di ripresentare l’emendamento “Melillo” direttamente in Aula. In queste ore si lavora a possibili mediazioni. Una delle ipotesi prevede di intervenire non modificando radicalmente l’articolo 270, ma ampliando il catalogo dei reati per i quali è consentito utilizzare le intercettazioni provenienti da altri procedimenti. Un’altra soluzione, circolata nei giorni scorsi, prevedeva invece di rinviare tutto a un autonomo disegno di legge.
La vicenda delle intercettazioni è comunque destinata ad avere un valore simbolico. Da mesi Forza Italia, con il nuovo corso, Craxi al Senato ed Enrico Costa alla Camera, caldeggiato espressamente da Marina Berlusconi, rivendica il proprio ruolo di “coscienza garantista” della maggioranza, opponendosi a qualsiasi intervento che possa rafforzare in modo eccessivo gli strumenti dell’accusa. È accaduto sulle intercettazioni, ma anche su altri dossier, dalla custodia cautelare alla legittima difesa, dove lo stesso Sisto ha recentemente criticato le proposte della Lega ritenendole incompatibili con i principi fondamentali del diritto penale. Fratelli d’Italia, invece, appare ogni giorno che passa sempre più sensibile alle richieste provenienti dalle Procure, nella convinzione che esistano non meglio precisati “ostacoli” al contrasto dei fenomeni criminali più complessi.
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