“Voglio poter riabbracciare mio nipote Domenico”. Raffaele Bocchetti non desidera altro da oltre un anno e non passa giorno senza che insieme a sua moglie Maria e i suoi figli Salvatore e Lucia ne pianga la lontananza. Gli era stato affidato dalla mamma già pochi giorni dopo la sua nascita. La storia d’amore tra i due giovani genitori, era sempre stata travagliata, fatta di urla e liti. Poi nel 2018 il padre del piccolo, in un raptus accoltellò la donna e subito dopo il bimbo è stato tolto alla famiglia dagli assistenti sociali e dato in custodia a una casa famiglia.

“Lo abbiamo sempre trattato come un principe, con noi era davvero felice, a casa, con la sua vera famiglia. Adesso non ce lo fanno nemmeno vedere qualche volta”, dice tra le lacrime Lucia, la zia 22enne che viveva insieme al piccolo Domenico e i nonni. “Mio figlio ha sbagliato, ha fatto un gesto terribile e bruttissimo che non si deve mai fare ma non è giusto che perché lui ha sbagliato adesso deve pagare tutta la famiglia e anche il bambino che oggi ha solo 3 anni”, continua nonna Maria.

I Bocchetti non si danno pace. La loro casa è piena delle sue foto e dei suoi giochi: continuano a sperare che il piccolo ricompaia da un momento all’altro e che la prossima udienza dinanzi alla Corte d’Appello del 3 luglio possa definitivamente riportarlo a casa. “Assistenti sociali, maestre, persone del quartiere hanno testimoniato sempre che i miei genitori erano nonni amorevoli – racconta Salvatore – poi ci è stato detto che erano persone fragili, per cui gli è stato tolto l’affidamento”. Anche la mamma, dopo i primi scontri, avrebbe più volte segnalato la sua volontà di affidare il piccolo ai nonni paterni. Il papà del bambino deve scontare 7 anni di carcere ma la sua famiglia assicura che, quando tornerà in libertà, non tornerà sotto lo stesso tetto e che anzi, l’intera famiglia si sottoporrà volentieri anche a un tutoraggio per il bene di Domenico.

Tutta la comunità di Chiaiano, dove risiede la famiglia Bocchetti, si è stretta intorno ai nonni e gli zii che chiedono a gran voce ai giudici di osservare con attenzione il loro caso e a rimediare a quella che sembra un’ingiustizia di cui sta soffrendo tutta la famiglia. Anche il parroco ha scritto una lettera accorata ai giudici: “Quello che io e la mia comunità non riusciamo a spiegarci è l’accanimento e la rigidità nell’attuazione di regole che impediscono da più di un anno il ricongiungimento anche se solo per brevi lassi di tempo di Domenico coi suoi congiunti”.