Il giornalista vittima del suo stesso metodo
Il gran bazar delle intercettazioni, la compravendita di brogliacci e trascrizioni prolifera nell’Italia guardona: il metodo Report fa scuola e le chat di Ranucci finiscono nel tritacarne
Intercettazioni comprate e vendute. O semplicemente scambiate, magari per un favore un servizio diverso. Forse addirittura regalate: poco importa. Il suk, il gran bazar, il mercato nero dei brogliacci, delle chat, delle trascrizioni prolifera nell’Italia guardona, spiona, impicciona dove i controllori non possono essere controllati. E dunque sono fuori controllo. Nella Repubblica degli scandali Striano, Equalize, Squadra Fiore, dei poliziotti Spioni di Napoli, il metodo Report ha sigillato con il bollo Rai la sistematica violazione e pubblicazione di corrispondenza privata e di conversazioni personali.
Le “inchieste” di Sigfrido Ranucci, in parte, sono state incentrate su personalità pubbliche intercettate e messaggini squadernati ad uso e consumo degli spettatori-voyeur. Ora che ad essere toccati sono proprio i redattori di Report, come per un paradossale testacoda, esplode lo scandalo. Ranucci non spiega perché è a conoscenza delle chat di Valter Lavitola con altre persone. «Basta vedere le sue chat per rendersi conto…», suggerisce. E scivola sul bagnato. Chi legge chi, chi scrive a chi? Nella giostra, nella gigantesca girandola della rete bucata finiscono un po’ tutti. Finiamo perfino noi del Riformista. Libero, a firma di Giacomo Amadori, pubblica intercettazioni prese dalla messaggeria del telefonino di Valter Lavitola, i cui telefoni risultano sotto sequestro dal 3 luglio scorso. Sarebbero però “agli atti”, apprendiamo da Libero, conversazioni come quella in cui chi scrive prenotava il tavolo esterno del ristorante Cefalù – utile per chi fuma, e deve stare all’aperto – chiedendo in caso di indisponibilità un piccolo sconto. Deve essere rientrata nel fascicolo qualche intercettazione di troppo, se rientrano anche le prenotazioni dei tavoli. E qualcosa finisce così per debordare, fuoriuscendo qua e là. Il metodo Report ha fatto scuola, impazza. E anche le chat di Ranucci finiscono nel tritacarne. Il giro su se stesso si compie. E Ranucci protesta. Scopre le pratiche di cui ha abusato per anni e ora le dipinge abusando di termini che devono suonargli forti: “È disumano». Di più: «Mostruoso».
Stefano Esposito, ex senatore PD, reagisce: «Siamo alle comiche finali. Ranucci e i suoi amici chiedono tutela e difesa dal “metodo Report”, che consiste in: violazione del segreto investigativo, della segretezza delle intercettazioni e chat, diritto di non essere giudicati in base alle amicizie e alle persone che si frequentano, insomma invocano il garantismo. Hanno ragione. Purtroppo il metodo Report ha talmente inquinato il dibattito pubblico, la cultura di questo paese che temo sia impossibile che questo meccanismo si fermi». Ed interviene anche Guido Crosetto, Ministro della Difesa: «Sono disgustato dalle continue violazioni del segreto investigativo e dalla pubblicazione di intercettazioni e chat che, per legge, non dovrebbero essere pubblicate. Lo considero un vulnus alla Costituzione e alla democrazia».
Lo scontro attorno a Sigfrido Ranucci si allarga. Dopo i post e la lunga lettera pubblicata dal conduttore di Report sui rapporti con Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti, arriva la presa di posizione di Unirai-Figec, che interviene «a difesa dei colleghi della Tgr, della loro professionalità e dell’importanza del servizio pubblico a cui adempiono ogni giorno». Il sindacato stigmatizza «l’intervento di Sigfrido Ranucci sui social volto a sminuire il lavoro quotidiano di giornalisti e conduttori della Tgr». Nel mirino c’è anche il passaggio in cui Ranucci rivendica di non essere entrato in Rai attraverso un concorso. Secondo Unirai-Figec, il giornalista «getta fango su una selezione che ha portato all’assunzione di 127 giornalisti professionisti precari», riferendosi alla procedura di stabilizzazione contestata negli ultimi mesi dallo stesso Ranucci. Il sindacato ricorda che l’accordo è stato sottoscritto dai due sindacati dei giornalisti Rai e contrappone quel percorso a quello seguito da Ranucci per entrare in azienda. «Non vuole puntare il dito contro il percorso professionale di Ranucci», precisa la nota, invitandolo però «almeno a non scagliare il suo livore contro i professionisti che lavorano e fanno grande la Rai ogni giorno, con spirito di abnegazione, lontano dalle luci della ribalta». Lo scontro, però, nasce soprattutto dalla lettera indirizzata da Ranucci a Piervincenzi e Presutti. Uno scritto nel quale il conduttore ricostruisce i rapporti professionali con i due giornalisti e rivendica il proprio ruolo nelle loro carriere. A Piervincenzi, Ranucci scrive sulla sua collaborazione: «L’ho accettata perché me l’hai chiesta tu, perché avevi bisogno di lavorare, e perché ho ancora la romantica abitudine di dare una mano a chi me la chiede».
Ancora più duro il passaggio dedicato a Presutti. Ranucci sostiene che la giornalista abbia realizzato «con nota insofferenza» alcuni Lab, «mai un’inchiesta principale», e aggiunge: «Sono stato il primo a credere nelle sue qualità». Poi racconta di averla nuovamente accolta a Report dopo una sua richiesta: «Mi ha chiesto di ritornare perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante». Ranucci fa anche riferimento a «un periodo personale difficile». Il passaggio più pesante riguarda però la decisione di Presutti di accettare la conduzione di Report senza informarlo preventivamente. «Pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi — anche quelli più vicini — tenendo nascosto l’accordo che aveva già chiuso», scrive Ranucci. E conclude: «Giulia sa bene di averla fatta grossa: da quando la notizia è uscita, non mi ha risposto più al telefono. Il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità. Se la cava meglio con opportunismo e furbizia».
Ranucci – in sprezzo dell’etica professionale – entra nel merito delle difficoltà attraversate dalla collega, del suo “bisogno di protezione” e della sua presunta tenuta psicologica. Alla Rai chiederemmo di fare piena luce su un punto rimasto in ombra: ci sono riscontri sulle cene da Lavitola sulla carta di credito aziendale di Ranucci? Chi le pagava? Valterino ha offerto sempre tutto al suo “fraterno amico”, alla sua accompagnatrice, ai suoi amici? In questo caso, la compliance Rai esige una rendicontazione, c’è un tetto alle cene omaggio. Se le cene sono state pagate tutte da Ranucci di tasca propria, esisteranno fiori di scontrini, fatture, rendiconti bancari. Qui non si tratta di intercettazioni ma di una produzione documentale necessaria e non rimandabile. Utile tra l’altro a definire meglio la natura dei continui, ripetuti cenacoli tra Lavitola e Ranucci.
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