Le Ragioni di Israele
Il mondo dichiari guerra a Israele se non riesce ad accertarne l’esistenza: lo Stato ebraico, abbandonato anche da Trump, deve difendersi
Washington volta le spalle a Tel Aviv rimasta isolata davanti a un mondo che forse vorrebbe la sua scomparsa
Dunque, attenzione, perché questo è hardcore. Se salta l’accordo Usa-Iran, c’è già pronta la gogna per Israele. Perché Tsahal continua a bombardare il Libano. Perché Netanyahu è un criminale di guerra, genocida, eccetera. E poi perché c’è Ben Gvir che è quello che è. Lo schema è chiaro. Lo stesso Trump, negli ultimi giorni, ha usato parole per Bibi che nemmeno Zelensky, al tempo dello show nello studio ovale di febbraio 2025, si era visto ricevere.
Mai gli Stati Uniti si sono azzardati in un voltafaccia così subdolo verso Israele com’è stato in queste ultime settimane. Gli amici litigano. Gli sposi si lanciano i piatti. Gli alleati si scannano su quale sia la collina su cui sparare per vincere una battaglia. Al mondo ci sono le rotture, i divorzi e ovviamente i tradimenti. Ma il muso duro mostrato da Trump a Bibi va oltre quel limes che la diplomazia chiama “franchezza”.
Per come stanno le cose oggi, se l’Iran dovesse tornare a lanciare missili sul Paese – in aggiunta agli attacchi di Hezbollah, degli Houthi e alla minaccia di Hamas, che è tutt’altro che sopita – c’è perfino da dubitare che la Casa Bianca si spenderebbe tanto quanto ha fatto finora. Più si avvicina il voto e più per Washington è urgente inventare una nuova pax trumpiana. Un bello status quo farebbe comodo a tutti. Emiri del Golfo compresi che, dopo le botte di marzo, sono tornati a fare affari con il nemico di Teheran. A questo punto, se Israele è isolata dal mondo, è il mondo che ha un problema. E qui siamo alla domanda definitiva: il mondo vuole che Israele esista o no? Può essere che no. Non ce lo prescrive la Storia che una nazione sopravviva per diritto divino fino alla fine dei giorni. Gli imperi crollano. I confini si cancellano e si spostano. Non si vede il motivo per cui Israele dovrebbe ricevere un diverso trattamento. Ecco, se il mondo la pensa così, dichiari guerra a Israele. È semplice. Gli imponga di tornare ai confini del ’67, o meglio del ’48, anzi no, lo riporti all’epoca ottomana, quando di Israele si leggeva solo nelle Scritture.
Lo so che è dura da digerire. Ma se non si accetta l’esistenza di Israele, bisogna dichiarargli guerra. Agli israeliani non gli si può dire: “gentilmente, fuori dai piedi”. No, quelli resistono. E si è visto che sanno farlo anche bene. Ci vuole invece una guerra: mondo vs Israele. In cui però nessun corpo estraneo tocca palla. In una guerra seria, con le nazioni che ci mettono la faccia, le bandiere e i generali, gente che striscia sottoterra – per capirci: Hamas, Hezbollah, gli Houthi, la Fratellanza musulmana, insomma, tutti quelli che dal ’48 a oggi hanno fatto il lavoro sporco – deve restare fuori. Perché qui si tratta di una faccenda di politica internazionale. Qui ci si gioca davvero la storia. E la storia è fatta di conflitti, trattati di pace, governi che firmano, photo opportunity, di una sua formalità. Non è questa la soluzione? Si accetta quindi che Israele esista? Siete d’accordo su questo? Ok, allora Israele ha tutto il diritto a difendersi.
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