In Italia si diventa giovani in politica molto tardi. È uno dei paradossi più resistenti del nostro sistema: si parla continuamente di nuove generazioni, ma troppo spesso le si considera nuove anche quando nuove non lo sono più. Per anni i giovani sono stati evocati nei programmi, chiamati sui palchi, inseriti nelle parole d’ordine del cambiamento. Poi, quando arriva il momento di affidare responsabilità vere, il ricambio rallenta, si fa prudente, qualche volta soltanto simbolico. Il congresso regionale di Forza Italia in Campania ci ha consegnato un’esperienza diversa.

La scelta del nostro segretario, Fulvio Martusciello, di affidarci la comunicazione e l’immagine del partito regionale non rappresenta per noi soltanto una nomina. È una responsabilità. Ed è soprattutto un atto di fiducia. Una fiducia per la quale sentiamo di dovergli dire grazie. Grazie a Fulvio perché ha scelto di scommettere su due giovani non a parole, ma affidando loro un compito vero, esposto, delicato. È questo, forse, il modo più concreto per parlare di rinnovamento: non annunciarlo, ma praticarlo.

Ma il punto non riguarda due persone e non riguarda soltanto la Campania. Riguarda un tema molto più grande: il rapporto tra politica italiana e nuove generazioni. Una classe dirigente non si rinnova sostituendo qualche nome in un organigramma. Si rinnova quando accetta di distribuire davvero fiducia, spazio, possibilità. Quando smette di considerare i giovani come una categoria da proteggere o da esibire e comincia a considerarli per quello che sono: persone chiamate a misurarsi, a sbagliare, a imparare, a dimostrare quanto valgono. È qui che si misura il coraggio di una leadership. La scelta compiuta da Martusciello va in questa direzione: affidare responsabilità vere e creare le condizioni perché una nuova generazione possa crescere dentro il partito, non ai suoi margini. Perché chi guida non deve soltanto occupare uno spazio, ma anche saperne aprire altri. È il metodo che Fulvio Martusciello sta provando a costruire in Campania: una Forza Italia che tiene insieme esperienza e nuove energie, storia e futuro, senza contrapporre una generazione all’altra. Perché il ricambio funziona soltanto quando chi ha esperienza decide di trasmetterla e chi arriva accetta la responsabilità di meritare la fiducia ricevuta.

Il ricambio generazionale, del resto, non è una questione anagrafica. Non basta avere trent’anni per rappresentare il nuovo, così come non basta averne sessanta per rappresentare il passato. Il punto è la disponibilità a cambiare linguaggi, strumenti, approcci, senza perdere identità e contenuti. È una lezione che Forza Italia porta nella propria storia. Silvio Berlusconi comprese prima di molti altri che la politica non poteva continuare a parlare soltanto con il linguaggio della politica. Cambiò il rapporto con gli elettori, l’uso dell’immagine, la capacità di rivolgersi direttamente alle persone. Quella intuizione, oggi, non può essere semplicemente ripetuta. Deve essere reinterpretata. Viviamo in un tempo in cui la comunicazione corre più veloce delle organizzazioni. Un’immagine può diventare un fatto politico. Un video di pochi secondi può raggiungere più persone di un comizio. Una frase sbagliata può cancellare in poche ore settimane di lavoro. Ma proprio per questo bisogna evitare l’equivoco più pericoloso: confondere la velocità con la profondità, la visibilità con il consenso, la presenza digitale con la credibilità.

Essere giovani non basta. Conoscere i social non basta. Parlare un linguaggio contemporaneo non basta. Bisogna avere qualcosa da dire. La comunicazione politica ha valore soltanto quando riesce a trasmettere un’identità, una visione, un progetto. Altrimenti resta superficie. La nostra generazione ha il compito di dimostrare che innovare non significa cancellare. Significa saper tenere insieme memoria e cambiamento. Rispettare ciò che è stato costruito e, nello stesso tempo, avere il coraggio di modificarne forme e strumenti quando il mondo cambia. È qui che sentiamo più forte una delle radici di Forza Italia: la fiducia nelle capacità delle persone, nel merito, nell’iniziativa e nella responsabilità individuale. Non aspettare che sia il tempo a decidere chi può avanzare, ma creare le condizioni perché ciascuno possa dimostrare ciò che vale. È anche per questo che la scelta di Fulvio ci impegna ancora di più. Perché la fiducia ricevuta non è un punto d’arrivo e non è un riconoscimento da esibire. È una prova da affrontare ogni giorno, sapendo che l’unico modo per ricambiarla è lavorare, assumersi responsabilità e dimostrare con i fatti di esserne all’altezza. Per questo non chiediamo quote di spazio. Chiediamo responsabilità.

Non pensiamo che la giovane età sia un merito in sé. Il merito si conquista con il lavoro, con i risultati, con la qualità delle idee, con la serietà e con la capacità di reggere anche il peso degli errori. La politica italiana ha bisogno di smettere di domandare ai giovani quando saranno pronti e iniziare, qualche volta, a metterli davvero alla prova. A chi viene prima spetta il coraggio di aprire la porta. A chi viene dopo quello di attraversarla senza alibi. Fulvio Martusciello quella porta ha scelto di aprirla. A noi spetta adesso dimostrare che quella fiducia è stata ben riposta. Il futuro, in fondo, non è una promessa. È una responsabilità.

Martina Manzo e Fiorenza Ceniccola*

Autore

*Responsabili immagine e comunicazione di Forza Italia Campania