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Inchiesta Open: se anche i Pm rispettassero le leggi

Categorie: Politica

Novità sul caso Renzi-Open. Ieri a Roma c’è stata una clamorosa operazione antidroga nel corso della quale sono state arrestate 51 persone. Gli inquirenti dicono che il mercato romano della cocaina porta al famoso Diabolik, il capo tifoso della Lazio ucciso chissà come e chissà perché da sconosciuti qualche mese fa.

Voi dite: ma cosa c’entra l’operazione anti-droga con l’inchiesta Open? Alcuni esperti di cose della magistratura mi hanno detto che c’entra molto. Loro pensano che le due operazioni siano parte di un unico torneo, quello che ha in palio il posto di Procuratore di Roma. In corsa sarebbero rimasti due soli cavalli: il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e il Procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino. Uno di loro succederà a Giuseppe Pignatone, del quale Prestipino è un fedelissimo e Creazzo è un ex fedelissimo poi caduto in disgrazia. E così – dicono gli esperti – i due cercano di mettersi in evidenza alla vigilia della decisione del Csm. Creazzo punta su Open e su Renzi, che garantiscono la prima pagina per molti giorni; Prestipino arranca un po’ e recupera qualcosa col maxi-blitz che paralizza per molte ore Roma sud coi posti di blocco, ma difficilmente finirà in prima sui quotidiani nazionali.

Gli esperti di queste sofisticatissime materie spiegano anche che quasi sempre una fuga di notizia dai palazzi di Giustizia è l’effetto di una guerra interna alla magistratura. Tra correnti o cordate o singoli magistrati. Del resto quest’estate fu la fuga di notizie contro Luca Palamara che fece saltare la nomina ormai quasi certa di Marcello Viola, alla Procura di Roma. Un pezzo robusto della magistratura e dei giornali era contro Viola e lo impallinarono impallinando Palamara che era uno dei suoi sostenitori. Ora tra Creazzo e Prestipino si gioca la finale di quel torneo. Prestipino è in vantaggio. Il caso Open può aiutare Creazzo.

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Naturalmente tutto questo pone un problema (che in questo caso non sfiora Prestipino, ma Creazzo si). Ed è un problema che riguarda i vertici della magistratura e del ministero. Dal momento che ieri, sul Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini ha scritto chiaro chiaro che lei ha in mano da due giorni l’elenco delle persone che avrebbero dovuto essere perquisite su ordine della Procura di Firenze. Ma lei non potrebbe avere quell’elenco, che è segreto. E dunque è molto probabile che l’abbia avuto dalla Procura di Firenze: come mai non si apre una inchiesta per fuga di notizie sulla Procura di Firenze? Chi dovrebbe aprire questa inchiesta? Naturalmente la magistratura, per accertare se c’è o no il reato di fuga di notizie. Ma a parte la questione penale c’è anche una questione disciplinare. Esiste un decreto legge del 2006, è il decreto numero 109, che all’articolo 2 prevede misure disciplinari contro i magistrati responsabili di una fuga di notizie, anche se questa fuga non è stata dolosa.

Ora lasciamo stare l’ipotesi che la fuga sia stata dolosa: perché il Csm non applica quel decreto dimostrando di essere interessato alla legalità? Non solo non lo applica, ma approva una mozione, proprio nel giorno della fuga di notizie, nella quale bacchetta Renzi (cioè la vittima della fuga di notizia) proprio per aver criticato la procura di Firenze (seppure in un’altra occasione, e cioè quando arrestarono i suoi genitori).

Non vi pare un’enormità? C’è la forte probabilità che l’inchiesta sulla Open sia stata aperta pur nella totale assenza di reati; c’è la fortissima probabilità che l’unico reato vero sia la fuga di notizie e che esista una responsabilità della Procura; e il Csm invece di fare il suo dovere, e procedere all’accertamento disciplinare, se la prende con Renzi. Perdipiù il ministro non sente il dovere di intervenire. Poi dicono legalità, legalità, legalità. Ma a cosa pensano, quando dicono legalità?

Ieri ci sono state anche delle altre novità. Travaglio ha accusato Renzi di malefatte compiute da presidente del Consiglio nel 2017. Ma Renzi non era più presidente da un anno. L’Espresso ha accusato un deputato del Pd di avere finanziato il Pd con dei soldi suoi privati. Il Fatto ha pubblicato in esclusiva, insieme a vari altri giornali ( è un nuovo tipo di esclusiva) la notiziona del giorno: c’erano le carte di credito della Open distribuite ai deputati, e il Fatto sa i nomi. poi ridimensiona: sa un solo nome: Lotti. Cioè l’amministratore di Open. Un po’ come se si scoprisse che Travaglio ha una carta di credito del Fatto. E magari a fine mese prende anche uno stipendio…