Open, aperto. Come lo squarcio sullo stato di diritto che l’inchiesta della Procura di Firenze si è incaricata di produrre, indagando la Fondazione Open – fondazione oggi chiusa – per illecito finanziamento ai partiti. Marco Carrai, imprenditore fiorentino vicino a Renzi e membro del cda, era stato indagato nell’inchiesta che il 26 novembre 2019 aveva portato a una raffica di perquisizioni in tutta Italia. Come in un film visto già troppe volte, la guardia di Finanza, coordinata dal procuratore Giuseppe Creazzo, aveva eseguito oltre trenta perquisizioni presso una dozzina di imprenditori di nove città italiane che in passato avevano finanziato Open, a partire dal presidente della fondazione, Alberto Bianchi, indagato per traffico di influenze e finanziamento illecito. È una blitzkrieg, le fiamme gialle agiscono in simultanea in tutta Italia. A casa di Bianchi e di Carrai sequestrano quello che trovano: documenti, computer, telefoni. Prendono anche i cellulari dei figli, ancora in pigiama, increduli e ignari.

Italia Viva era nata da pochi giorni, Matteo Renzi aveva appena lasciato il Pd e annunciato la nascita del suo nuovo soggetto. E zacchete, ecco l’inchiesta. Ecco le sirene, le volanti, i verbali di sequestro. Un sequestro probatorio annullato, con un atto di verità, dalla Corte di Cassazione. Il materiale è pulito, o meglio, dicono i giuristi: ininfluente. È Matteo Renzi che commenta a caldo, ospite di Barbara Palombelli in televisione: «Finalmente giustizia per quelle persone che avevano solo voluto dare un contributo a una fondazione che non è mai stata organica a nessun partito. Adesso chiedo una cosa, che si esegua la sentenza della Cassazione e che quei telefoni cellulari presi a famiglie incolpevoli e perfino a dei ragazzi, svegliati di soprassalto mentre dormivano, vengano restituiti ai proprietari nel minor tempo possibile». L’effetto mediatico dell’inchiesta c’è stato, ed ha avuto come contraccolpo quello di fare il vuoto intorno a Renzi, reo soprattutto di amicizia con Carrai. Scoraggiati e anzi messi in fuga i sostenitori di Italia Viva, autentica vittima del caso. «Nati da pochi giorni» – ripercorre il Vice Presidente della Camera dei Deputati, Ettore Rosato, per il Riformista – «e quotati a due cifre dai primi sondaggi, abbiamo visto subito l’esito dell’operazione: gli amici e i finanziatori bloccati, spaventati. Era una bolla di sapone, anzi, di fango. Pensata ad arte per bloccarci e che infatti ci ha fatto malissimo. Ha fatto male sul piano del consenso e su quello dell’organizzazione».

La Cassazione fa giustizia, ma la campagna di fango passa in giudicato. Il senatore Davide Faraone, Iv, lo nota: «Il giorno del sequestro, tutti mostri in prima pagina. Oggi che si scopre l’insussistenza dell’inchiesta, vedo due righe a pagina 16». Soddisfatti i legali, a partire dall’avvocato di Carrai, Massimo Di Noia. «Sono molto soddisfatto, questo dissequestro non è solo un segnale. Si inizia a fare giustizia in una vicenda incresciosa: non si può attentare alla libertà delle persone per cose che giuridicamente non esistono. Perché è stata riconosciuta la giustezza delle nostre tesi. Ammesso il nostro ricorso, cadrà tutto il castello accusatorio. Il sequestro probatorio si fa quando non ci sono prove, e si vanno a cercare. Qui il dissequestro avviene oggi perché i reati ipotizzati non sussistono, il materiale sequestrato, passato allo scandaglio degli inquirenti, ha messo in luce la totale assenza di prove a carico».

La decisione della Suprema Corte cambia il quadro delineato dall’inchiesta toscana e le accuse mosse a Carrai sono messe in discussione, con quanta ampiezza si vedrà quando saranno pubblicate le motivazioni del verdetto emesso dalla Sesta sezione penale della Cassazione. Possono volerci trenta giorni. In base a quanto invece sostenuto dalla difesa di Carrai, forte anche del parere dell’ex presidente della Consulta Giovanni Maria Flick, la Fondazione Open non si può considerare una articolazione di partito. Fondazioni e partiti stagnano d’altronde tutti nel limbo in cui il legislatore li ha lasciati, soggetti indefiniti e appesi ad un irrisolto articolo 49, autentica “incompiuta” della Costituzione.