Dopo l’inchiesta monstre della procura di Milano, la richiesta di dimissioni e l’enorme clamore mediatico, ecco arrivare la sentenza di primo grado su un filone dell’inchiesta relativa all’Urbanistica milanese (sono altri tre i processi in corso). Tutti assolti perché il fatto non costituisce reato. Questa la decisione del giudice Paola Braggion della settima sezione penale del tribunale meneghino. Gli imputati erano otto e dovevano rispondere di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Nello specifico l’inchiesta era relativa al caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa (oltre 87 metri e 24 piani) con la pm Marina Petruzzella che aveva chiesto 8 condanne e anche la confisca della Torre.

Gli imputati erano chiamati a rispondere della realizzazione di un intervento edilizio con titolo illegittimo (Scia con atto d’obbligo), senza il necessario permesso di costruire, trattandosi di una nuova costruzione e non di una ristrutturazione e senza previo piano attuativo. Nella nota firmata dal presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia viene sottolineato che per “tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione” edilizia. “La prassi consolidata del Comune di Milano”, si legge, “consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato a OPM srl”, ossia con una Scia.

Chiesti 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in diversi procedimenti. Stesse richieste di condanne anche per gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi. La pm aveva chiesto, poi, per quei due reati contravvenzionali le pene più alte di 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda anche per altri due imputati, ossia Franco Zinna, ex dirigente della Direzione urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta, architetto e progettista. Erano stati chiesti due anni di arresto e 30mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis e un anno di arresto e 16mila euro di ammenda per Pietro Ghelfi, tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia.

Il Comune di Milano non si è costituito parte civile contro gli imputati. Tra 90 giorni le motivazioni con la Procura che potrà presentare appello.

“Ci siamo tolti un gran peso, il peso della ingiustizia. Ci siamo sentiti molto soli in questo periodo, come soli si sono sentiti gli acquirenti sospesi. E’ stato un processo molto duro. Era una questione di norme e di valutazioni sbagliate da parte dei pm”. E’ quanto dichiara all’Ansa l’avvocato Federico Papa, che assiste l’imprenditore-costruttore Carlo Rusconi.

Sala: “Troppa violenza verbale dai pm”

A margine di una conferenza stampa, il sindaco di Milano Giuseppe Sala punta il dito contro la “violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse”. Sala si dice “amareggiato” per due motivi: “Il primo è aver visto colpite persone che sono a me vicine e di cui sono certissimo dell’onestà. Faccio un nome, l’ex assessore Tancredi che ha visto anche un po’ rovinata la sua carriera e il suo equilibrio. E poi la seconda cosa, c’è un continuo uso di aggettivi, una necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a screditare la nostra azione”.

“Un mio amico – ha aggiunto il sindaco – mi raccontava del maxiprocesso di Palermo e mi diceva, ‘se ti vai a leggere quelle carte non c’è un aggettivo, ci sono fatti’. Se ripensiamo a tutto quello che è stato detto e scritto in quest’ultimo anno ci sono tantissimi aggettivi e sono proprio tesi a discreditare persone e istituzioni rispetto all’opinione pubblica, questo non va bene – ha spiegato -. Fino a utilizzare termini come ‘democrazia urbanistica’ e come appunto ‘sovvertimento’. Noi siamo stati accusati di sovvertire la democrazia urbanistica”. “Ora io chiedo: accusare un’istituzione di sovvertire la democrazia urbanistica vuol dire fare il proprio lavoro e quindi esprimere un giudizio legale o vuol dire fare politica?  Sono anche un po’ curioso di capire il dottor Viola (a capo della procura di Milano, ndr), come vede la situazione” conclude.

Redazione

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