Italia volenterosa ma in retroguardia
Guerra in Ucraina, Meloni condizionata dal ‘taxi’ Salvini. Il sostegno a Zelensky è la grande occasione di Forza Italia e di Marina Berlusconi
L’Italia ha partecipato alla riunione dei Volenterosi. Ha espresso la sua solidarietà all’Ucraina, rimanendo però in una posizione di retroguardia: non parteciperà alle esercitazioni militari, invierà generatori di elettricità e altri prodotti ma armi, no. Niente di impegnativo. È evidente il condizionamento esercitato da Matteo Salvini che da anni non ne azzecca una. Da quando si è fatto usare come un taxi da Roberto Vannacci, il vero uomo di Mosca, che si è servito della Lega per irrompere nella politica Italiana e poi ha sedotto e abbandonato il suo interlocutore facendo una scissione che crea enormi problemi a tutto il centrodestra.
Il bello è che l’opposizione non è nelle condizioni di attaccare questi limiti del governo: al suo interno Giuseppe Conte e il M5S sono esplicitamente filo-putinisti e nel PD Goffredo Bettini, il grande vecchio che vuole Conte premier, ha posizioni internazionali assai caute. Massimo D’Alema, anche per ragioni di business, è esplicitamente filo cinese. C’è poi AVS che non è filo putinista ma è comunque contraria all’invio di armi. Dunque rimangono in campo esplicitamente a favore dell’Ucraina i riformisti e la segretaria dem Schlein che però è tutt’altro che determinata. Nella realtà, l’unica area del mondo davvero vicina all’Ucraina è l’Europa. Siamo noi europei a rimanere con Kyiv in seguito all’indecente neutralità di Donald Trump e all’appoggio – senza se e senza ma – nei confronti della Russia da parte della Cina, della Corea del Nord e dell’Iran,
La prossimità dell’Europa, Uk in testa, con Zelensky non avviene a caso. Per l’Europa sono certamente in ballo gli ideali di libertà e di democrazia che ne costituiscono il sistema valoriale di riferimento, ma anche precisi interessi geopolitici: qualora la Russia sfondasse in Ucraina, non si fermerebbe lì. I suoi obiettivi successivi sono la Moldavia, i Paesi Baltici, forse la Polonia e la Finlandia. Più in generale, Putin punta alla disarticolazione dell’Europa, e già oggi sta conducendo nei nostri confronti una guerra ibrida. Lavorando sottobanco per influenzare le più disparate forze politiche esistenti nei vari Paesi europei, in particolare l’estrema destra e l’estrema sinistra. Questa operazione, insieme a un incredibile lavoro di disinformazione, sta investendo in pieno l’Italia come dimostrano le posizioni da un lato di Vannacci e di Salvini, e dall’altro lato di Conte, di un pezzo del Pd e di Avs.
A suo tempo, Giorgia Meloni aveva manifestato il sostegno all’Ucraina pur stando all’opposizione del governo Draghi. Quella scelta di carattere atlantista ed europeista è stata decisiva per il suo successo elettorale del 2022. Adesso Giorgia Meloni appare condizionata da una parte della sua stessa maggioranza. Quindi oggi le scelte del governo italiano dipendono da spinte e controspinte. In un’occasione del genere, Forza Italia può essere decisiva: la capogruppo al Senato, Stefania Craxi, ha già fatto sapere come la pensa. Antonio Tajani e Marina Berlusconi, al di là della dialettica interna, hanno una occasione di notevole rilievo per fare la differenza.
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