Sarà sicuramente una coincidenza, ma proprio all’indomani delle elezioni amministrative arriva la tegola giudiziaria che colpisce al cuore uno dei dossier più simbolici del governo Meloni. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito dell’iter di approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera da oltre 14 miliardi di euro fortemente voluta dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. I carabinieri del Ros hanno eseguito ieri perquisizioni tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e quella di Frosinone. Al centro delle indagini ci sarebbero presunti tentativi di condizionare il controllo di legittimità della Corte dei Conti sulla delibera del Cipess che ha approvato il progetto definitivo del Ponte.

Tra gli indagati figura Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti. Con lui risultano iscritti nel registro degli indagati Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria, e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa. Secondo i pm, Miele avrebbe rivelato informazioni riservate sugli orientamenti di altri magistrati contabili e sull’andamento delle camere di consiglio chiamate a pronunciarsi sulla legittimità della delibera Cipess. Non solo. Gli inquirenti contestano all’ex magistrato di avere messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale per favorire un esito positivo del controllo. In cambio avrebbe ricevuto promesse di “utilità”, consistenti in sostegno professionale, raccomandazioni e iniziative finalizzate ad agevolarne il percorso lavorativo dopo il pensionamento. La Procura ipotizza dunque un tentativo di influenzare il delicato passaggio di verifica contabile che avrebbe consentito all’opera di procedere lungo il proprio iter autorizzativo. L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha preso le distanze dall’inchiesta parlando di una società “totalmente estranea ai fatti” e assicurando la massima collaborazione con la magistratura. Una precisazione che però non è bastata a fermare la valanga di reazioni delle opposizioni.

Il Partito democratico ha chiesto l’immediato stop ai cantieri e un’informativa urgente del governo alle Camere. Per i capigruppo Francesco Boccia e Chiara Braga si tratta di una situazione “grave e opaca”, con “forzature” e “zone d’ombra”. Per il Pd il governo avrebbe accelerato l’iter dell’opera comprimendo controlli e trasparenza, mentre ora l’inchiesta della Procura rende necessario un chiarimento politico immediato. Ancora più duro il Movimento 5 Stelle. L’eurodeputato Pasquale Tridico ha parlato di una “partita truccata”, arrivando a chiedere le dimissioni di Salvini. Secondo l’ex presidente dell’Inps, l’indagine racconterebbe il metodo con cui sarebbe stata gestita l’intera vicenda del Ponte. La vicepresidente del Movimento, Vittoria Baldino, ha definito “gravissimo” il quadro emerso, chiedendo che il ministro delle Infrastrutture si presenti immediatamente in Parlamento per spiegare come si possa continuare a impegnare risorse pubbliche per un’opera il cui iter è ora attraversato da un’inchiesta giudiziaria. Sulla stessa linea anche Barbara Floridia, che ha invitato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a dichiarare il “game over” definitivo del progetto, e Agostino Santillo, secondo cui il Ponte sarebbe diventato il simbolo di “comitati d’affari, spartizioni e scambi di favori”.

Durissimo anche il fronte dell’Alleanza Verdi e Sinistra. Angelo Bonelli ha parlato di una vicenda di “gravità inaudita”, invitando il governo a fermarsi immediatamente. Nicola Fratoianni, infine, ha sottolineato come l’inchiesta sembrerebbe confermare i rischi di infiltrazione di interessi illeciti più volte denunciati dagli oppositori dell’opera. Il “tempismo” delle perquisizioni, come detto, rende il quadro ancora più complesso. L’intervento degli investigatori arriva in una fase già complessa per il Carroccio, con Salvini alle prese con sondaggi altalenanti e con una crescente competizione interna al centrodestra e l’incubo Vannacci. Per le opposizioni, il caso Ponte rischia così di trasformarsi nell’ennesima grana politica per il vicepremier. Da parte del governo, invece, la parola d’ordine è evitare che l’inchiesta giudiziaria finisca per travolgere il progetto infrastrutturale più ambizioso dell’intera legislatura.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere