Esattamente 58 anni dopo la morte di Malcolm Little, meglio noto come Malcom X, uno dei più noti e iconici attivisti  i diritti umani e leader nella lotta degli afroamericani, ucciso il 21 febbraio del 1965, la sua famiglia fa causa alla polizia di New York, la Nypd, all’Fbi e alla Cia accusandole di aver complottato per tenere nascoste prove su quell’assassinio.

Una richiesta di risarcimento da 100 milioni di dollari che segue la decisione presa lo scorso anno da un giudice di New York che 57 anni dopo la more del leader del movimento per i diritti civili scagionò due dei tre membri della Nation of Islam che erano stati condannati per l’omicidio di El-Hajj Malik El-Shabazz, come era anche noto col suo nome islamico.

Una sentenza, quella dello scorso anno, che aveva già costretto la città e lo Stato di New York al pagamento rispettivamente di 26 e 10 milioni di dollari nei confronti di Muhammad Aziz ed alla famiglia di Khalil Islam di risarcimento per le condanne ingiuste subite nel 1966.

Malcom X venne ucciso con 21 colpi d’arma da fuoco poco prima di un comizio, mentre era in compagnia della moglie incinta e di tre delle sue figlie. Per la morte dell’attivista 39enne vennero arrestati dopo l’omicidio Muhammad Aziz e Khalil Islam, insieme ad un terzo uomo, Mujahid Abdul Halim, allora conosciuto come “Talmadge Hayer”.

Secondo l’inchiesta condotta all’epoca, l’omicidio sarebbe nato dallo scontro in atto tra Malcom X e la Nation of Islam, un gruppo che predicava l’emancipazione delle persone nere attraverso un’interpretazione originale della religione islamica. Un gruppo di cui facevano parte i tre condannati e lo stesso Malcom X: quest’ultimo però se ne allontanò nel 1964 in disaccordo col suo leader Elijah Muhammad.

Il processo che portò alle condanne fu caratterizzato da accuse sostanzialmente senza prove: Muhammad Aziz e Khalil Islam, all’epoca dei fatti membri del “servizio d’ordine” della Nation of Islam, vennero riconosciuti come membri del commando che uccise Malcom X sulla base delle dichiarazioni di alcuni testimoni oculari, tra loro contraddittorie.

Secondo i pubblici ministeri Islam, ex autista di Malcolm X, come l’uomo che aveva sparato il colpo fatale, e dissero che anche Halim e Aziz spararono con le loro pistole. In realtà Muhammad Aziz e Khalil Islam avevano entrambi alibi credibili e solidi: entrambi erano a casa con le loro rispettive famiglie e addirittura Aziz era impossibilitato a muoversi perché ferito ad una gamba.

Eppure entrambi, a quei tempi avevano 30 e 26 anni, furono condannati nel 1966 assieme a Mujahid Abdul Halim. Questo’ultimo in seguito confessò l’omicidio e rivelò che i suoi coimputati erano innocenti, indicando in William Bradley, Leon Davis, Benjamin Thomas e Wilbur McKinley i suoi veri complici.

M Aziz e Islam ottennero la libertà vigilata solo sul finire degli anni Ottanta, mentre soltanto nel 2021 sono stati totalmente scagionati grazie alla riapertura ufficiale dell’indagine. Si scoprì infatti, anche grazie ad una martellante campagna di stampa, che i pubblici ministeri del tempo, FBI e Dipartimento di polizia di New York avevano nascosto delle prove fondamentali che avrebbero probabilmente portato a una loro assoluzione.

La domanda retorica è questa: se il governo ha compensato questi signori con decine di milioni di dollari, qual’è il risarcimento per le figlie che hanno sofferto maggiormente per l’assassinio di Malcom X?“, ha chiesto oggi il legale della famiglia di Malcom X, spiegando che intende arrivare “alla verità di quello che è successo”.

Una richiesta di risarcimento e soprattutto di verità arrivata da un luogo simbolico. L’avvocato Benjamin Crump, con accanto Qubilah Shabazz e Ilyasah Shabazz, due delle sei figlie di Malcom X, ha tenuto il suo discorso dal “The Malcolm X and Dr. Betty Shabazz Memorial and Education Center”, il centro istituto nel teatro dove Malcom X fu assassinato il 21 febbraio di 58 anni fa.

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Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia