L'analisi
La Germania ha avuto il suo Vaffaday, Privitera: “Merz trema e l’Afd forse farà bis. Aiuti all’Ucraina a rischio se vince Le Pen in Francia”
Con l’Adf non siamo di fronte alle “camicie brune”, ma neppure a un fenomeno che possa essere liquidato come semplice voto di protesta. Alexander Privitera, giornalista e analista politico italo-tedesco, è autore di “Achtung! La Germania in panne. Che ne sarà del modello tedesco” (Paesi Edizioni, 2025). Con lui cerchiamo di capire i futuri sviluppi di questo voto in Sassonia-Anhalt.
Privitera, proviamo a fare una riflessione a freddo?
«Ci sono due aspetti da tenere conto. Il primo riguarda la tenuta del governo Merz, il secondo è un’analisi più profonda degli spostamenti della scena politica tedesca. Questa tornata elettorale regionale non è ancora finita. Tra due settimane si voterà in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino. Soprattutto nel primo, è ipotizzabile un risultato molto forte dell’AfD. Forse non nelle dimensioni viste domenica. Il partito sta ormai occupando nell’Est tedesco lo spazio politico di un nuovo “Volkspartei”, un partito “della gente”, nel senso letterale del termine. C’è poi un secondo elemento. Se la deindustrializzazione e l’incertezza economica dovessero aggravarsi, l’AfD potrebbe crescere anche nella Germania occidentale. Questo sarebbe un passaggio decisivo. Vorrebbe dire che è venuta meno una certa remora psicologica da parte di elettori frustrati, compresi quelli della Cdu, e che vedrebbero nell’Afd un grande partito di destra ormai legittimato dalle urne».
Se il governo Merz dovesse indebolirsi ulteriormente, cosa potrebbero fare i partiti tradizionali per evitare elezioni anticipate?
«Posto che a Berlino si cercherà in tutti i modi di evitare elezioni anticipate, io vedo due scenari possibili. Il primo con Merz che continua con le riforme annunciate, augurandosi che riescano a calmare la situazione. Una seconda possibilità è che salti la coalizione con la Spd e che Merz tenti di governare cercando maggioranze variabili giorno per giorno. In questo modo potrebbe provare ad attuare riforme più radicali e più neoliberiste, che oggi non riesce a realizzare perché vincolato dai socialdemocratici. Tuttavia, nessuna delle opzioni risolverebbe il problema della deriva nazional-populista, i cui impulsi nascono proprio dal tipo di riforme prospettate. Non è facile dire ai tedeschi che vivere nell’incertezza andrà avanti e che alcuni cambiamenti proposti renderanno la situazione ancora più difficile. Alternative für Deutschland propone proprio un’alternativa a tutto questo».
Una sorta di versione tedesca, più composta, del nostro “vaffa”?
«Esatto, Afd offre un modo tedesco di dire “vaffa”».
Tra i componenti dell’Afd c’è anche la Russia.
«Legami e affinità ideologiche con Mosca sono il risultato di un fenomeno che ha connotati molto più forti nella Germania orientale che in quella occidentale. Molti tedeschi dell’Est si ricordano di aver avuto i russi letteralmente “in casa”. All’interno dell’elettorato dell’Afd esiste uno zoccolo duro per il quale Stati Uniti e Russia in fondo restano due potenze che hanno condizionato la Germania nel dopoguerra. In questa visione, se la Germania vuole tornare sovrana dovrebbe assumere una posizione di equidistanza. Da qui il passo verso la messa in discussione dell’intera costruzione europea è breve. L’Afd finisce così per diventare uno strumento di divisione non soltanto della Germania, ma dell’Europa. E in questo modo fa il gioco sia di Putin sia di Trump».
Come può reagire l’Europa di fronte a questo pericolo?
«Bruxelles è preoccupata ma fatica a prevenire risultati nazionali per lei controproducenti. Al contrario, dovrebbe far fronte comune e dimostrare che l’Europa esiste ed è in grado di rispondere alle sfide attuali. Penso alla paura del cambiamento, al declino economico e alla perdita di identità. Il fatto è che non vedo, da parte dei governi nazionali, un contributo sufficiente alla costruzione di questo percorso comune».
Infine l’Ucraina. Se un domani Berlino dovesse sfilarsi e se in Francia vincesse Le Pen, Kyiv si troverebbe da sola?
«Vero. Ma, come ho detto, non credo che assisteremo a elezioni anticipate in Germania nel breve periodo. Al netto di tutto, Merz continuerà a sostenerla. Lo stesso farebbe un suo eventuale successore proveniente dalla Cdu. Penso a Hendrik Wüst, capo del governo della Renania Settentrionale-Vestfalia. Tutt’altro discorso se il conflitto dovesse continuare a lungo e alle prossime elezioni legislative, fra circa due anni e mezzo, si arrivasse davvero a un governo a trazione AfD. Il rischio maggiore, semmai, è che a cambiare sia la posizione francese in caso di una vittoria di Le Pen».
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