La memoria, spesso, è corta, soprattutto quando si parla di inchieste. Dopo il clamore iniziale, in pochi hanno il tempo e l’interesse di sapere come sono andate a finire. Per i supporter di Report e di Sigfrido Ranucci, l’idolo dell’Associazione nazionale magistrati, vale allora la pena ricordare gli esiti di alcune di queste mirabolanti inchieste che per mesi hanno occupato i palinsesti.

La grazia a Minetti e il caso Nordio

La più recente riguarda certamente la grazia concessa a Nicole Minetti e le verifiche sull’istruttoria che ha preceduto il provvedimento da parte del Capo dello Stato. Il caso aveva portato Report ad occuparsi soprattutto dei rapporti tra Minetti e il suo compagno Giuseppe Cipriani, proprietario di un grande ranch in Uruguay. Ranucci aveva affermato che una fonte aveva visto il ministro della Giustizia Carlo Nordio nel ranch di Cipriani, facendo così intendere un rapporto amicale fra i due. Nordio aveva immediatamente smentito di essere mai stato nel ranch, e aveva annunciato iniziative legali. Ranucci aveva quindi corretto il tiro, precisando che la circostanza riferita da una imprecisata fonte doveva ancora essere verificata.

I camici della Lombardia

È l’inchiesta che, nel 2020, aveva messo sotto pressione Attilio Fontana nel pieno della pandemia. Il servizio partiva da una fornitura da 513mila euro affidata da Aria, la centrale acquisti della Regione Lombardia, a Dama Spa, società riconducibile ad Andrea Dini, cognato di Fontana, e per il 10% alla moglie del governatore. Report ricostruì l’operazione mostrando documenti dai quali risultava che la fornitura sarebbe stata inizialmente impostata come una normale vendita, con pagamento a 60 giorni, e successivamente trasformata in donazione. La vicenda provocò un enorme caso politico e mediatico, con la richiesta di dimissioni di Fontana da parte delle opposizioni e addirittura l’apertura di un’indagine per frode in pubbliche forniture. Il procedimento si concluse con un nulla di fatto, affermando la correttezza dell’operazione. Nel 2022 Fontana e gli altri imputati furono prosciolti perché il fatto non sussiste. Nel luglio 2023 la Corte d’Appello di Milano confermò il proscioglimento, rendendolo definitivo.

La pista nera sulle stragi di mafia

Sul fronte delle stragi del 1992, Report ha dedicato negli ultimi anni decine di puntate all’ipotesi di un collegamento tra Cosa nostra, ambienti dell’estrema destra, apparati deviati, servizi e massoneria. La ricostruzione giornalistica si è intrecciata con la ricerca di nuove responsabilità dietro le stragi di Capaci e via D’Amelio, evidenziando in negativo il ruolo del generale dei carabinieri Mario Mori, ex comandante del Ros. Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, titolare del fascicolo stragi, ascoltato nelle scorse settimane dalla Commissione parlamentare Antimafia, ha invece indicato nella pista “mafia-appalti”, il dossier a cui lavorava Paolo Borsellino, uno degli elementi centrali per spiegare l’accelerazione che portò al loro compimento. Sulla cosiddetta pista nera, il procuratore ha invece sottolineato l’assoluta assenza di elementi che ne dimostrino il coinvolgimento. Una boutade.

Zaia, Crisanti e i tamponi

L’inchiesta ha riguardato la gestione dei tamponi rapidi in Veneto durante la pandemia. Al centro del servizio c’erano alcune intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Padova sui vertici della sanità regionale. Una, in particolare, riguardava il governatore Luca Zaia e l’allora direttore di Azienda Zero Roberto Toniolo. Il governatore, parlando della “virostar” Andrea Crisanti, diceva: “È un anno che prendiamo la mira a questo… stiamo per portarlo allo schianto”. Report utilizzò quelle telefonate per amplificare le polemiche tra la Regione e Crisanti, che aveva criticato l’affidabilità dei tamponi rapidi e pubblicato uno studio sui falsi negativi. Secondo la ricostruzione della trasmissione, le critiche del microbiologo mettevano in discussione anche gli appalti milionari già assegnati per i test rapidi, di fatto inattendibili. Il successivo esito giudiziario ha però smontato il teorema: nel 2025 Roberto Rigoli e Patrizia Simionato, manager della sanità veneta che avevano comprato i tamponi rapidi, sono stati assolti dal Tribunale di Padova da tutte le accuse perché il fatto non sussiste. Crisanti, invece, è diventato parlamentare del Partito democratico.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere