Appare davvero necessario tornare a parlare della guerra civile in Sudan che sta attraversando una delle fasi più cruente dei suoi quasi due anni e mezzo di scontri interrotti. L’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni ha calcolato che soltanto nell’ultima settimana quasi 5500 cittadini sono stati costretti a lasciare la città di Qaisan e sette villaggi circostanti, nello Stato del Nilo Azzurro, che è diventato il nuovo e più duro terreno di scontro fra i combattenti.

La guerra iniziata il 15 aprile del 2023 fra le forze governative guidate dal generale Abdel Fattah al Burhan ed i paramilitari del generale Mohamad Handam Dagalo, detto Hemeti, suo ex alleato, hanno distrutto il paese africano. Lo Stato del Nilo Azzurro è diventato il nuovo campo di battaglia per la sua posizione strategica sul confine con l’Etiopia. I paramilitari delle Forze di Supporto Rapido hanno infatti diversi contatti con le milizie etniche della vicina Etiopia e sembra che arrivino anche le armi dallo stato confinante.

Anche la cittadina di Qaisan l’11 agosto è stata attaccata da questi miliziani dove circa 2.500 persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni. L’Esercito sudanese ha riferito di aver respinto un attacco riprendendo il controllo della provincia. La battaglia infuria sempre nel Kordofan dove diverse formazioni militari alleate dei ribelli di Hemeti hanno saccheggiato Um Arada, mentre continua l’assedio della capitale regionale El Obeid. Hemeti ha trovato un accordo anche con alcune tribù libiche che gli hanno dato il permesso di utilizzare l’aeroporto di Al Kufra e tutte le circostanti che sono diventata la base Logistica per il trasporto di mezzi e uomini nel Darfur. Ma sono tanti gli attori internazionali coinvolti nel dramma sudanese e l’Egitto, grande mentore di al Burhan, ha appena rinnovato l’accordo di cooperazione militare sottoscritto nel 2021 con le forze armate di Khartoum.

Questa intesa è stata firmata a Port Sudan, sede provvisoria del governo sudanese dove è stata ricevuta una delegazione militare di alto livello del Cairo. Mentre infuriano gli scontri rimane faticosamente aperta la via diplomatica. A Khartoum sono arrivati degli emissari del Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione africana per cercare di trovare un accordo per un cessate il fuoco e soprattutto rilanciare il processo politico. L’Unione Africana ha chiesto la fine delle ingerenze straniere che stanno dilaniando il Sudan, ma non hanno incontrato nessun rappresentante dei ribelli e non sembra possibile riavviare un dialogo in queste condizioni.

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Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi