"Adesso l'Associazione ammetta di aver sbagliato"
La magistrata Ilaria Perinu: “Ranucci utilizzato dall’Anm a sostegno del “No” alla campagna referendaria. La standing ovation solo in parte era espressione di solidarietà”
Abbiamo raggiunto Ilaria Perinu, pm a Milano e già componente del Comitato direttivo dell’Anm e dell’Ufficio sindacale, eletta con i moderati di Magistratura indipendente, per continuare ad approfondire il legame tra Sigfrido Ranucci e l’Associazione Nazionale Magistrati.
Dottoressa Perinu, lo scorso ottobre in Cassazione, quando Ranucci fece la sua entrata trionfale in Aula magna accolto come una star di Hollywood, lei non era presente. Può però dirci cosa prova nel vedere il filmato, diventato virale e che in questi giorni rimbalza in tutte le chat, nel quale i suoi colleghi, molti dei quali visibilmente scossi e con la voce rotta dall’emozione, gli hanno dedicato quindici minuti di applausi a scena aperta?
«Forte perplessità. Credo che la standing ovation tributata a Ranucci durante l’assemblea dell’Anm fosse solo in parte espressione di solidarietà al giornalista vittima dell’attentato. La vera ragione era sfruttare l’effetto mediatico della sua partecipazione all’assemblea a sostegno del No durante la campagna referendaria».
Alla luce degli ultimi sviluppi sull’attentato, organizzato a tavolino da Valter Lavitola, di cui Ranucci era amico e frequentatore abituale del suo ristorante di pesce a Roma, non mi pare che a parte le solite frasi di circostanza ci sia stata una reazione degna di questo nome.
«A mio avviso l’Anm, o quanto meno le componenti più moderate, dovrebbero ammettere di aver sbagliato. Anche quando si è convinti di condurre la “buona battaglia” non sono indifferenti i compagni di viaggio. Il rischio è ledere l’immagine di imparzialità della magistratura che non solo deve essere imparziale ma anche apparire tale, come ci ha insegnato il beato Rosario Livatino».
Esiste oggi un problema di conformismo nella magistratura?
«Direi che esiste un problema di omologazione. Si fa fatica a cogliere le differenze tra le componenti dell’Anm più progressiste da quelle moderate, le quali, a mio parere, spesso rinunciano ad affermare i valori più identitari, come il pluralismo culturale, il contrasto alle derive ideologiche, la tutela soprattutto sindacale dei colleghi, non accorgendosi che il rischio è quello di evaporare dal panorama associativo».
Quanto è difficile per un magistrato dissentire dalla propria corrente? Penso alle polemiche di questi giorni che hanno investito il suo gruppo.
«Magistratura indipendente è sempre stata caratterizzata dall’essere un luogo di libertà in cui non si aveva timore del confronto anche aspro tra le diverse anime. Recentemente però sembra che si abbia paura del dissenso. Mi riferisco al comunicato con cui la dirigenza ha fortemente stigmatizzato la scelta di diversi colleghi iscritti al gruppo di sostenere candidati al Csm diversi da quelli designati dall’assemblea nazionale di giugno scorso. Credo che sia stata una manifestazione di debolezza e al contempo espressione di una deriva che non appartiene, a mio parere, all’anima di Mi».
Il No al referendum ha davvero rafforzato le correnti come ha affermato ieri dalle colonne del Riformista il suo collega napoletano Giuseppe Visone?
«Concordo. La vittoria del No al referendum ha rafforzato le correnti tradizionali e ha reso più difficile l’affermazione di candidature indipendenti per il Csm».
Il prossimo Csm rischia di essere “monopolizzato” dai gruppi associativi?
«Temo di sì. L’attuale legge elettorale prevede ancora collegi elettorali di grandi dimensioni soprattutto per i pubblici ministeri e per i candidati di legittimità. È inevitabile che siano favoriti i candidati espressione dei gruppi associativi. Si dovrebbe valutare una modifica dei collegi elettorali che valorizzi le professionalità dei singoli distretti e consenta anche a magistrati che non hanno un pedigree associativo di offrire la loro candidatura».
Una ultima domanda. Secondo lei, la magistratura moderata deve rompere gli equilibri attuali?
«Penso di sì. La campagna referendaria è terminata e si avvicinano le elezioni per il rinnovo del Csm. La magistratura moderata dovrebbe valutare se ci sono ancora le ragioni per partecipare alla giunta unitaria all’interno della Anm o se non sarebbe preferibile marcare la differenza rispetto agli altri gruppi associativi».
A futura memoria. L’@ANMagistrati riservava standing ovation a #Ranucci pic.twitter.com/a3KzwQlZFX
— RTodero (@RTodero75) August 14, 2026
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