Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nazisti e fiancheggiatori in gran numero fecero perdere le loro tracce. Molti di questi approdarono oltreoceano e si stabilirono in diversi paesi dell’America latina, supportati spesso dalla famigerata organizzazione ODESSA. Tra questi, c’era anche il caporale delle SS Paul Schäfer, pastore protestante ricercato per abusi su minori che fuggì in Cile insieme a una congregazione di circa trecento tedeschi. Nacque così Colonia Dignidad, una comunità impenetrabile simile a una setta, un luogo ideale per sparire – o per far sparire: le tracce di molti desaparecidos conducevano dietro le sue mura. Soltanto nel 2005 Schäfer venne arrestato e condannato per omicidio, abusi sessuali su minori, possesso di arsenale e tortura. In occasione dell’uscita di Sprinters – il romanzo di Lola Larra, pubblicato da Edicola Edizioni, che esplora la vicenda dal punto di vista inedito di una colona – ne abbiamo parlato con l’avvocato Hernán Fernández, che si è fatto carico della tutela legale delle vittime.

Come ha iniziato a interessarsi a ciò che avveniva dentro Colonia Dignidad? E che cosa ha scoperto durante le sue indagini?

Colonia Dignidad è rimasta a lungo una questione latente in Cile, con la sua storia di scandali e impunità, sin dalla fuga dei criminali nazisti dalla Germania negli anni Sessanta e poi con la denuncia del giovane e coraggioso Wolfgang Müller delle atrocità che continuavano a perpetrarsi, immediatamente dopo la sua fuga dalla colonia. È importante ricordare che negli anni Ottanta riuscirono a scappare il gerarca Hugo Baar e i coniugi Packmor, entrambi coloni, e a fornire dettagli di tutti i crimini che si commettevano. Tuttavia, né in Cile né in Germania si adottarono provvedimenti realmente efficaci per farla finita una volta per tutte con quel sistema. La sensazione che si percepiva era che “la Colonia vincesse sempre”.

Il mio primo contatto con la Colonia avvenne quando scoprii ciò che aveva dovuto vivere il primo bambino cileno messo in salvo, portato da sua madre via da quel sistema schiavista e di abusi sessuali organizzati; al principio non sapevo né immaginavo che i fatti fossero stati commessi a Colonia Dignidad e che avrei affrontato un’organizzazione criminale così potente.

Arrivai a questo caso perché mi occupavo già di abusi infantili. In seguito, ho accettato tutti i nuovi casi che venivano alla luce. Quel primo bambino ha in qualche modo aperto la strada affinché altri bambini potessero essere salvati e ha permesso che avessero visibilità anche le vittime cilene (adottate o trattenute anteriormente in modi fraudolenti) e le vittime tedesche messe a tacere dalla paura e dai maltrattamenti, nascosti per decenni dietro la recinzione di filo spinato.

Sono stati un’unità di polizia mossa da un enorme impegno etico, il Dipartimento V, un giudice deciso e valoroso, Jorge Norambuena, e le famiglie delle vittime, ad aver avuto il coraggio di intraprendere la lotta che, alla fine, ha portato alla cattura di Paul Shäfer e all’incarcerazione dei principali gerarchi.

Ho scoperto poi che la Colonia era sostenuta e difesa da molti cileni rimasti abbagliati dalla facciata di opera benefica della Colonia incarnata dall’Ospedale, oltre che da molti che avevano interessi economici e politici o, ancora, che erano coinvolti nei crimini dell’organizzazione. Colonia Dignidad era circondata da un’immensa rete di protezione. Era una setta distruttiva, un’organizzazione criminale che aveva commesso delitti di tutti i tipi ed era stata un apparato repressore di tortura e di sterminio utilizzato dalla stessa dittatura militare. Colonia Dignidad ricorreva sia a barriere fisiche – recinti, filo spinato, la cordigliera e il fiume Perquilauquén – sia a sofisticate barriere elettroniche di controllo e vigilanza, e annientava le vittime dominandole con psicofarmaci ed elettroshock, evitando così le fughe dei ribelli e dei dissidenti.

Secondo lei, perché questa organizzazione ha resistito così a lungo nonostante le accuse e l’apertura della colonia stessa?

La Colonia ha persistito per così tanti decenni perché ha avuto più astuzia e potere di ben due Stati: lo Stato cileno e quello tedesco, entrambi responsabili di ciò che è accaduto. Non solo Cile e Germania non hanno fatto niente di efficace per arrestare i colpevoli, ma non hanno nemmeno mai aiutato le vittime, e questo è imperdonabile. Sono state le stesse vittime a intraprendere la lotta contro la Colonia, sono state le vittime a far cadere le mura e i recinti, con l’aiuto di persone incorruttibili che hanno partecipato alla lotta. Come dicevo, Colonia Dignidad non era solo uno Stato nello Stato, ma aveva più potere dello Stato stesso: era uno Stato al di sopra di due Stati.

Qual è stato il ruolo dello Stato nel mantenimento del potere della colonia? E quale avrebbe dovuto essere invece?

Gli Stati sono stati inefficienti per decenni, alimentando anche il sistema della Colonia. In Germania si è permesso che i colpevoli accumulassero beni e poi che li vendessero per trasferire l’organizzazione in Cile. Non protessero i bambini vittime di abusi sessuali e maltrattamenti, diedero invece ai criminali i visti per fuggire. Quando successivamente vennero a sapere che gli abusi erano proseguiti in Cile, anche allora non fecero nulla per la detenzione e la sanzione dei responsabili o per mettere in salvo le vittime. Lo Stato cileno fece lo stesso: diede riconoscimento legale all’organizzazione, la esentò dalle tasse e la sovvenzionò persino destinando denaro pubblico all’ospedale, che serviva da copertura. In definitiva, gli Stati di Cile e Germania non hanno fatto il loro dovere, hanno mancato di farlo ripetutamente. I funzionari dello Stato hanno fallito per decenni nei loro controlli, hanno fallito polizia e finanza, magistrati, istituzioni.

Può raccontarci le sue principali difficoltà nella difesa delle vittime?

È stata una lotta impari, in tutti gli ambiti. Colonia Dignidad aveva l’aiuto dei mezzi di comunicazione e dei servizi pubblici, trovava supporto tra i vicini, nei paesi e nelle città. Avvicinarsi a Colonia Dignidad era come entrare nel territorio oscuro di una potente mafia che controlla e vigila su tutto. Si imponevano la paura e gli interessi di parte. Se eri amico della Colonia il futuro prometteva grandi cose. Se invece decidevi di affrontarla, arrivavano minacce, impedimenti alla carriera professionale, perdite e incidenti.

Io vivevo a Santiago e per anni viaggiai per migliaia di chilometri. Le famiglie delle vittime vivevano nei settori rurali vicini alla Colonia, mentre le battaglie giudiziarie avevano luogo principalmente in tre città: Parral, Talca e Chillán. La Colonia disponeva di un vero esercito di avvocati e di organizzazioni di coloni, comitati di pazienti dell’ospedale, con collaboratori ovunque. Conducevano campagne per screditare le vittime e tutti coloro che difendevamo. Le distanze da percorrere e l’essere in minoranza rappresentavano grandi difficoltà. Però non è mancata la solidarietà: ci è arrivato l’aiuto di coloro che desideravano che le vittime, questa volta, vincessero.

Cosa è stato fatto al momento per aiutare le vittime? Di che tipo di sostegno hanno bisogno queste persone in concreto?

Si è fatto molto poco, dato che, nei casi di abuso sessuale, non sono ancora state pagate le indennità riconosciute alle vittime dalla giustizia cilena. Lo Stato cileno non è intervenuto e non ha smantellato l’organizzazione, i cui beni sono passati a società commerciali private amministrate dagli eredi dei vecchi gerarchi, che hanno preso il potere nella Colonia. I nuovi gerarchi sono insensibili e crudeli quanto i loro predecessori e usano il sistema legale come uno scudo. Per questo sono necessari anche interventi di tipo politico, di appoggio sociale. La Germania ha accordato un fondo di aiuti alle vittime di 10mila euro, senza dubbio un intervento minimo e insufficiente. Di certo non si compensano in questo modo anni e anni di sofferenze, di abusi e di schiavitù, che gli Stati avrebbero potuto e dovuto impedire.

Che cambiamenti possiamo aspettarci nel prossimo futuro?

Chiediamo che vengano corrisposte giuste indennità, senza dover attendere oltre. Le vittime sono sopravvissute con gravi conseguenze fisiche, psicologiche e sociali. Abbiamo aiutato alcune di queste persone, facendo quello che era nelle nostre possibilità, ma questo è una dimostrazione del fatto che Cile e Germania continuano a ignorare le proprie gravi responsabilità, volgendo lo sguardo altrove, come se il caso di Colonia Dignidad fosse un fatto privato. Quando i funzionari statali sono persone insensibili e incompetenti, i mostri come Colonia Dignidad crescono e diventano forti. Nel nostro caso l’eroismo delle vittime ha dato una lezione agli Stati, che continuano comunque a evitare di dare le risposte che dovrebbero. Credo che a questo punto, nei confronti di Cile e Germania, dovrebbe intervenire la giustizia internazionale.