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Lo scaffale
La ragazza che uccide con grazia: il fantastico “L’accompagnatrice” di Ken Greenhall va letto tutto di corsa
Meritoriamente, Adelphi pubblica un secondo romanzo (il precedente era “Elizabeth”) di Ken Greenhall, scrittore scomparso pochi anni fa e poco conosciuto anche nel suo Paese, gli Stati Uniti. Eppure ci troviamo di fronte a un romanziere di valore assoluto. Una conferma è questo “L’accompagnatrice”, del 1988, tradotto da Cristina Mennella, libro che nella sua cupezza misteriosa, alla Stephen King, rifulge per la precisione dei suoi protagonisti.
A cominciare da Jillian Cole, che di professione fa appunto l’accompagnatrice di anziane signore benestanti. Attenzione, Jillian non accompagna tanto per passare il tempo: conduce per mano le vecchie alla morte praticando una sorte di eutanasia ante litteram – qui siamo nei primi anni Ottanta, ovviamente era vietatissima – che in pratica sono omicidi senza ulteriori aggettivazioni ma pensati e praticati con una certa grazia, se così si può dire. Dunque Jillian arriva col padre cieco nella cittadina di Serena, Iowa, e già il nome del luogo è tutto un programma.
Ci mette poco a individuare la prossima cliente, la signora Elizabeth Dobb, che vive in una casa vasta e tetra e dispone di una cospicua fortuna. Jillian stabilisce subito un’intesa indecifrabile e intima con la signora, ma l’accordo tra le due si complica per via della presenza dei due figli, Eva e David, gemelli ma dalla diversissima personalità: la prima, separata, sembra cercare soprattutto un nuovo partner, assieme a sua figlia Shirley; il secondo è uno yuppie in carriera, avido e cinico, animato da un inspiegabile risentimento nei confronti della madre. Man mano che la storia si snoda, cominciano a venire alla luce le storie dei vari personaggi, ai quali si aggiunge il figlio di una donna precedentemente accompagnata da Jillian alla vita eterna, che ha rintracciato l’accompagnatrice per ragioni non del tutto chiare.
Il romanzo di Greenhall è attraversato da linee esplicite e meno esplicite. C’è la personalità misteriosa e molto seduttiva di Jillian; il padre cieco che pure vede tutto e ama il jazz; la vecchia Elizabeth, che fino alla fine non sai sei buona o cattiva; l’evanescente Eva; e David, debole e luciferino insieme. Jillian fa quello che deve fare in ossequio ad un “dovere” al di là della moralità: uccidere è una missione da compiere con sensualità e leggerezza in un mondo di fantocci. Se vogliamo, è un taglio di luce su quell’America ove si fondono bramosie, bellezza, sangue, sesso e musica in una storia che va letta, se possibile, più in fretta possibile.
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