Esteri
La Russia ha 5000 testate nucleari, la Cina non teme nemici: fino a che punto siamo disposti a rischiare?
“Attualmente, in tutto il mondo si discute se ci sarà o no la terza guerra mondiale […] Noi siamo risolutamente per la pace e contro la guerra. Ma se gli imperialisti insistono nel voler scatenare un’altra guerra, non dobbiamo averne paura”. No, non è una delle tante uscite di Vladimir Putin che cerca di convincere gli occidentali che non ha intenzione di invadere l’Europa, ma vuole soltanto rivendicare l’influenza russa sui territori del Donbass; questo breve virgolettato è stato preso da uno dei tanti discorsi che Mao Tse-tung fece contro l’imperialismo americano durante gli anni della sua leadership all’interno del Partito Comunista Cinese.
Nello specifico siamo nel 1957 e Mao prevede che, se gli americani continueranno a imporre, aggredire e tentare di soggiogare i Paesi trainati da economie non capitaliste, il popolo si ribellerà. La rivolta che ne seguirà sarà così ampia da portare al crollo non solo degli Stati Uniti, ma del capitalismo stesso. È doveroso ricordare che Mao, pur di veder trionfare la causa socialista, sosteneva apertamente di essere pronto a sacrificare la vita di milioni di persone. Ora, la Russia ha 5000 testate nucleari e, qualora si sentisse minacciata, non ha mai fatto mistero di essere disposta a utilizzarle. La Cina, dal canto suo, è una potenza economico-militare che non ha motivo di temere nemici. Non dimentichiamoci poi dell’India che, nell’apocalittica ipotesi di un conflitto mondiale, difficilmente resterebbe neutrale o vi entrerebbe al fianco dei Paesi occidentali.
La domanda è: fino a che punto siamo disposti a rischiare? Andando avanti sulla linea del riarmo otterremmo davvero i risultati sperati? Forse sì, sul piano economico, ma nell’eventualità di un conflitto diretto Nato-Russia, il sistema collasserebbe e i vantaggi sperati verrebbero meno. Una simile eventualità darebbe vita a scenari non facilmente delineabili, ma sicuramente drammatici. Questa ipotesi va scongiurata in tutti i modi.
Per capire bene la mentalità di chi dovremmo affrontare sarebbe saggio tenere a mente, ancora una volta, il pensiero di Mao che, anche se vecchio di settant’anni, ha lasciato una impronta indelebile nel modo di vedere il mondo in buona parte del popolo asiatico e, proprio per questo, deve rappresentare per noi un motivo in più per evitare che l’emotività prenda il sopravvento: “Se i gruppi capitalisti monopolistici degli Stati Uniti persistono nella loro politica d’aggressione e di guerra, verrà inevitabilmente il giorno in cui saranno appesi per la gola dai popoli di tutto il mondo. La stessa sorte toccherà ai complici degli Stati Uniti”.
L’ottimismo non deve mai venir meno, ma non ci si può permettere, specie in situazioni come questa, di portarlo all’eccesso, inducendoci a fare valutazioni che esulano dalla realtà. Le notizie che giungono ogni giorno sul conflitto russo-ucraino, però, sembrano andare in questa direzione.
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