Esteri
La Russia rafforza la flotta ombra per continuare a esportare il gas
La guerra in Ucraina continua la sua escalation, con droni e missili russi che martellano le città ucraine e i droni a lungo raggio di Kyiv che arrivano nel cuore della Federazione. Ieri oltre un centinaio di droni e un missile Iskander si sono abbattuti su diverse località dell’Ucraina uccidendo cinque persone, di cui due bambine e un’anziana a Sumy, un’altra donna a Mykolaiv e un uomo di 72 anni nella zona di Kharkiv.
In Russia, invece, nella regione di Mosca, sono stati registrati cinque morti provocati da un raid ucraino in una zona industriale della periferia della capitale. Nell’oblast di Leningrado, nella parte nordoccidentale del Paese, i droni ucraini hanno di nuovo preso di mira un sito logistico di Wildberries, piattaforma di acquisti online da molti definita la “Amazon russa” e che dallo scorso mese è oggetto degli ordigni di Kyiv. Lungo le rive del Mar Nero, invece, dove è salito a otto il numero delle vittime dell’attacco di lunedì a Gelendzhik, gli ucraini hanno centrato un cargo turco all’uscita del porto di Novorossiysk. Le forze russe, invece, hanno lanciato raid contro diverse navi e i porti di Mykolaiv e Odessa.
E mentre la Turchia ha avvertito dei rischi di un’escalation che coinvolga il traffico mercantile nel Mar Nero, proprio sul fronte navale, il Financial Times ha gettato una nuova luce sul fenomeno della “flotta ombra” russa. Mosca è nota per avere una complessa e numerosa flotta di navi che utilizza per eludere le sanzioni occidentali sull’esportazione di petrolio e permettere così di dare ossigeno alle proprie casse. Si parla di circa un migliaio di imbarcazioni che si muovono in tutti i mari e che vengono usate per fare in modo che l’oro nero russo venga comunque venduto in modo da non incorrere in divieti o identificazioni. Secondo il quotidiano finanziario britannico, però, il Cremlino è riuscito ad aumentare anche i numeri delle navi “ombra” che trasportano il gas naturale liquefatto.
La Windward, società che analizza i dati marittimi, ha segnalato che negli ultimi sei mesi sono state utilizzate almeno otto navi metaniere di seconda mano. Attualmente, circa 25 imbarcazioni fanno parte di un complesso meccanismo di rivendita di Gnl. E questa evoluzione corre parallela al giro di vite che l’Unione europea sta cercando di applicare (non senza difficoltà) all’export di combustibili fossili russi. Bruxelles ha già imposto un divieto per l’importazione di Gnl russo dal prossimo anno e ha chiesto che qualsiasi vendita di navi metaniere a clienti russi dovrà essere notificata agli organi competenti dell’Ue. Alcuni Paesi, in particolare la Grecia, si sono schierati invece contro il divieto immaginato dall’Europa di trasportare Gnl con navi Ue verso Stati terzi.
Ma, come ha spiegato Bloomberg, il tema degli acquisti di gas naturale liquefatto da Mosca sta diventando sempre più importante all’interno dei circuiti europei. Il Belgio, ad esempio, ne è ormai completamente dipendente per colpa delle interruzioni dei flussi dal Golfo Persico. La scarsa disponibilità sul mercato e l’aumento dei prezzi stanno orientando le scelte di molti Stati europei verso un aumento delle importazioni dai terminal di Vladimir Putin. Secondo le stime di Bloomberg, nella prima metà del 2026 c’è stato un incremento del 16% nell’acquisto del Gnl russo, in particolare dal Belgio, dalla Francia e dalla Spagna. E tra il divieto entro il 2027 e la crisi dello Stretto di Hormuz, il Cremlino ha deciso di premere l’acceleratore anche su questa “flotta ombra”.
© Riproduzione riservata






