La guerra cognitiva
La Russia sta giocando al gatto e il topo con l’Europa, “droni di Mosca” su Estonia e Germania: le provocazioni di piccolo calibro e le solite bordate verbali
E se avessimo preso un abbaglio? Se intorno alla visita a Mosca del numero uno Cia, John Ratcliffe, avessimo costruito delle congetture del tutto errate? Nelle ultime 24 ore, la Russia è tornata a prendere di mira l’Europa. L’ha fatto con attacchi di droni e minacce verbali che, per la loro bassa intensità, non ci si può permettere di parlare di raid o attacchi veri e propri. Estonia e Germania sono stati gli obiettivi di due episodi quasi concomitanti di violazione dei cieli europei. I droni dalla nazionalità non identificata sono stati avvistati nei cieli del Paese baltico e nell’area dell’aeroporto di Lipsia.
Il primo caso ha provocato il decollo di caccia Nato. Reazione dovuta, questa, ma che ha un valore limitato. Non si può parlare di violazione dell’Articolo 5 del Trattato del Nordatlantico. Quindi un livello superiore di impegno operativo è fuori discussione. Altrettanto poco si è riusciti a fare in merito al caso di Lipsia. «La Russia deve sapere che la Germania è un fattore di stabilità in Europa e che è sempre pronta a trattare, ma che non si lascerà in nessun modo intimidire», ha detto il ministro degli esteri tedesco Johann Wadephul, con un’assertività che convince poco. La Russia sta giocando al gatto e il topo con noi.
Provocazioni di piccolo calibro, spesso difficili da attribuire davvero al Cremlino, accompagnate da bordate verbali, della portata di “palle incatenate”. Come nel caso delle parole usate dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, commentando l’incarico di consulente del Ministero della difesa italiano, assegnato all’ex ministro della difesa ucraino, Mykhailo Fedorov. «Un’investitura ridicola e degna di una favola satirica di Gianni Rodari», ha detto l’assistente di Lavrov, già nota nel nostro Paese per le frecciate rivolte un po’ a tutte le istituzioni. Quirinale in primis. «Capisco che preferirebbero che le scelte per l’Italia potesse farle qualcuno che senta Mosca prima, ma per adesso non è ancora così e si ragiona pensando solo a Roma e non Mosca, Kiev o Washington. Però qualcosa di positivo c’è. Se ha letto Rodari, cosa che dubito, avrà capito che non vogliamo fare la fine del topo che mangiava i gatti e quindi serve anche l’esperienza sul campo. Ma dubito che lei o i nostri connazionali, che con il suo messaggio ha voluto mettere in moto, vogliano accettarlo, perché ci vorrebbero deboli e indifesi». Così è stata la risposta del ministro Guido Crosetto.
Da tutto questo, appunto, il dubbio che Ratcliffe sia andato a tenere a bada delle intenzioni che Putin non ha mai covato. L’attacco frontale a un Paese Nato? Un’operazione militare speciale per liberare Kaliningrad, su modello di quella in Ucraina? Nello schema della guerra cognitiva, l’escalation ha più effetto come minaccia invece che un fatto reale. Tiene i nervi sempre tesi. Lascia in un perenne stato di allerta i governi europei, che si trovano a svolgere un ruolo alla tenente Drogo, sprecando tutte le energie mentali e logorando quelle operative in attesa di una guerra convenzionale.
La sola variabile indipendente in nostro favore è quella ucraina. Con i suoi droni, Kyiv ha attaccato di nuovo l’oblast di Leningrado, prendendo di mira questa volta il porto di Ust-Luga, che gestisce la lavorazione e la movimentazione di condensato di gas stabile, carbone, fertilizzanti minerali e altri prodotti petroliferi destinati all’estero. È il quarto attacco subito dall’infrastruttura da marzo a oggi. Secondo la Zakharova si tratta di falsità. Obiezione respinta al mittente.
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