“In vista dell’audizione di domani mattina mi sono dimesso dalla Commissione Covid e spetterà a me, finalmente, parlare in modo da spazzare via tutto il fango. Se vorrete, potrete seguire il mio intervento in diretta streaming: collegatevi domani alle 9.30 qui sui miei canali!”. Così ieri, lunedì 3 agosto, l’ex premier Giuseppe Conte dava appuntamento ai suoi fan, da vero influencer, per seguire l’intervento che, come era prevedibile, oggi, martedì 4 agosto, non c’è stato. Il motivo è semplice: il leader del Movimento 5 Stelle, che continua a creare imbarazzo nel campo largo per i continui inchini a Vladimir Putin, ha dimenticato di ricordare ai suoi elettori che quando ci sono i lavori alla Camera (oggi è passato il disegno di legge sulle vittime di errori giudiziari), le audizioni in Commissioni slittano e l’ennesimo gioco di prestigio è servito.

Già nella serata di ieri il presidente della Commissione Covid Marco Lisei aveva annunciato lo slittamento dell’audizione a data da destinarsi perché erano “previste votazioni tutto il giorno sia alla Camera che al Senato”. Lisei, senatore di Fratelli d’Italia, spiega di aver contattato la segreteria di Conte per segnalare che “sarebbe stato difficile tenere l’audizione il 4 e il 5 agosto”, ma di non aver ricevuto da Conte disponibilità per altre date. “Ho deciso di tentare di fissarla comunque il 4 agosto – conclude Lisei -, ma come previsto non c’è materialmente spazio per una audizione che richiederà parecchie ore”.

Dure le parole di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: “Il rinvio dell’audizione in commissione Covid è un vergognoso gioco di prestigio di Giuseppe Conte che prima ha atteso di sapere quando avrebbe lavorato la Camera e poi ha dato la disponibilità ad essere audito in commissione Covid, guarda caso quando la Camera lavora. Il presidente Lisei – ha aggiunto Bignami – per cortesia istituzionale ha dato a a Conte la possibilità di indicare delle date e la risposta è stato questo vergognoso gioco di prestigio con lo spettacolo indecoroso di ieri in aula. Io fossi il presidente convocherei senza chiedere la disponibilità. Bisogna che Conte si metta l’animo in pace e venga a rispondere alle domande. Per me si può fare il 10, 11, 12, 13, 14, 15”.

In difesa dell’ex premier era intervenuto nell’Aula di Montecitorio il capogruppo pentastellato Riccardo Ricciardi che nel corso dell’intervento di ieri ha attaccato il partito di Giorgia Meloni, rigirando di fatto la frittata: “Stiamo assistendo a mezzo stampa alla ridicola sceneggiata di FdI che da 4 anni sta chiedendo a Conte di andare in Commissione Covid con l’obiettivo di mettere alla gogna chi ha gestito e salvato il Paese dalla pandemia. Il presidente Conte si dimette per dare soddisfazione a Fratelli d’Italia e oggi arriva la notizia della sconvocazione: per anni avete rilanciato e poi quando vi veniamo a vedere, voi ve ne andate via”.

Bagarre a parte, è difficile immaginare che un deputato esperto come Conte, che per due volte è stato presidente del Consiglio, dimentichi che quando sono in programma i lavori alla Camera e al Senato diventa quasi impossibile svolgere audizioni nelle varie Commissioni. Lo stesso Conte nel pomeriggio ha rispedito al mittente le critiche, rilanciando la propria disponibilità: “CHI SCAPPA? Scappano sulle chat del loro ex sottosegretario Delmastro con il prestanome di un clan mafioso. Scappano dai Tribunali con gli scudi a Santanchè per proteggerla sulle inchieste per truffa Covid. Scappano sul caro-vita e sul caro-carburante che si stanno mangiando gli stipendi. E allora che fanno? Fanno come i fanciulli: ripetono in coro “Conte scappa” mentre fuggono a gambe levate dalle loro responsabilità. Riducono la politica a un passatempo scanzonato. Di fronte ai gravi problemi degli italiani loro si divertono così, dandosi di gomito, felici di avere i titoli sui giornali di proprietà del loro compagno di maggioranza Angelucci. Ho annunciato più di due anni fa la mia disponibilità a essere ascoltato in Commissione Covid. Ho inviato tre lettere alla Commissione e varie dichiarazioni a verbale. Mi sono dimesso ieri, dopo che mi era arrivata, finalmente, la convocazione per stamattina, alle 9.30, dal presidente della Commissione. Poco dopo le mie dimissioni, la mia audizione è stata sconvocata, sempre dal presidente della Commissione (di Fratelli d’Italia). Non certo da me. Finitela con questa buffonata. Una volta per tutte: io sono disponibile anche nei prossimi giorni, anche per tutta l’estate. Basta farmelo sapere con un po’ di anticipo, e mi organizzo. Ma smettetela con questi comportamenti fanciulleschi. Siete al Governo. Avete delle responsabilità. Solo un accorgimento. Tenetevi liberi per un po’ di giorni, perché non basterà solo qualche ora di audizione per rigettarvi addosso tutto il fango che, per mesi, avete sparso a piene mani. A presto, Fratelli d’ignavia”.

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