L’attuale posizione di Erdogan è senza precedenti
La Turchia punta sul fattore chokepoint, Bosforo e Dardanelli unica porta marittima tra il Mar Nero e il Mediterraneo: il potere di avere uno stretto aperto e uno sicuro
La Turchia ci prova. L’ipotesi di chiudere il Bosforo non è nelle reali intenzioni di Ankara. Piuttosto le interessano le reazioni del mondo a un’eventualità tanto disruptive. La crisi di Hormuz resterà un precedente. E riporta al centro del dibattito internazionale una delle regole più antiche della geopolitica. Chi controlla uno stretto ha in mano una leva più potente delle armi.
Non è una novità il messaggio trasmesso più volte alla Russia e all’Ucraina, tale per cui un coinvolgimento indiretto di una sua nave nello scontro in corso avrebbe comportato una revisione delle regole di entrata-uscita dal Mar Nero. Negli ultimi mesi, diverse navi turche appunto, o di proprietà turca, sono state coinvolte negli attacchi che accompagnano la nuova escalation Kyiv-Mosca. Il 28 maggio un cargo di proprietà turca diretto da Odessa è stato colpito da un drone, con due membri dell’equipaggio feriti. Un episodio analogo si è verificato il 22 giugno al largo di Chornomorsk. Si registrano poi attacchi ucraini contro stazioni di compressione russe collegate alle infrastrutture dei gasdotti TurkStream e Blue Stream. Ankara ha progressivamente alzato il livello di allarme, indicando la sicurezza della navigazione civile come una delle sue priorità strategiche. In questi ultimi giorni, le indiscrezioni fatte circolare da Bloomberg hanno parlato di restrizioni al traffico commerciale diretto verso il Mar Nero. In gioco sarebbero il 20% delle esportazioni globali di cereali, il 60% delle esportazioni di olio di girasole e il 15% o più delle esportazioni globali di fertilizzanti minerali. Senza contare che l’80% delle esportazioni di petrolio greggio kazako transita anch’esso dal Mar Nero, attraverso il terminale del Consorzio del Pipeline del Caspio a Novorossiysk.
Il governo turco ha ridimensionato l’allarme, però. Il 9 agosto fonti ufficiali hanno precisato che le navi continuano ad attraversare regolarmente Bosforo e Dardanelli, che non esiste un blocco del traffico commerciale e che sono state adottate soltanto misure temporanee legate alla sicurezza. Ankara ha contemporaneamente chiesto a Ucraina e Russia una moratoria sugli attacchi alle navi mercantili. È una precisazione sostanziale. Ma non cancella il problema. La Turchia controlla infatti uno dei grandi colli di bottiglia del commercio mondiale. Bosforo e Dardanelli costituiscono l’unica porta marittima tra il Mar Nero e il Mediterraneo.
La Convenzione di Montreux del 1936 garantisce alle navi mercantili libertà di passaggio, mentre attribuisce ad Ankara poteri molto più ampi sulle unità militari. Oggi la questione riguarda le navi civili e il quadro giuridico è diverso. Ma Hormuz ha mostrato che nel commercio marittimo contemporaneo la distinzione tra uno stretto formalmente aperto e uno sostanzialmente sicuro può diventare decisiva. Il vero potere dei chokepoint sta qui. Una petroliera, una portacontainer o un cargo non devono necessariamente essere fermati da una marina militare perché una rotta entri in crisi. È sufficiente aumentare il rischio. Salgono i premi assicurativi, gli armatori rivedono le rotte, le compagnie sospendono i servizi, i tempi si allungano e il costo del trasporto cresce. La geografia comincia a produrre conseguenze economiche prima ancora che intervenga una decisione politica formale. Hormuz ha reso evidente questo meccanismo su scala mondiale.
Tra il Golfo e il Mar Nero c’è una differenza fondamentale, però. Il primo è parte dello scontro. O del negoziato. Ankara invece sta scongiurando che accada lo stesso. La richiesta rivolta contemporaneamente a Russia e Ucraina indica la volontà di preservare la propria posizione di equilibrio. Membro della Nato, amica di Kyiv, inevitabile interlocutore di Mosca, potenza regionale in Medio Oriente. L’attuale posizione della Turchia è senza precedenti. Per questo si sente di saggiare il terreno. In un sistema internazionale nel quale le guerre tornano a lambire le grandi catene del valore, i chokepoint riacquistano un valore politico che sembrava appartenere a un’altra epoca. Bab el-Mandeb, Suez, Hormuz, Bosforo, Malacca, pochi chilometri di mare possono condizionare supply chain costruite su migliaia di chilometri. Per ora il Bosforo resta aperto. Domani si vedrà.
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