"Sono in grado di colpire anche in prossimità delle elezioni"
L’allarme di Mancini: “Così Hamas ed Hezbollah si sono riorganizzate per colpire Israele. I soldi arrivano dalla Turchia e dal traffico di droga in Africa”
Marco Mancini, già dirigente dell’intelligence italiana, è stato più volte protagonista di operazioni di intelligence della massima delicatezza in Libano e in tutto il Medio Oriente. Oggi analizza per noi lo scenario della regione.
Mancini, partiamo dal sud del Libano: quali sono oggi le principali roccaforti di Hezbollah e che cosa si trova al loro interno?
«A sud ci sono ancora due roccaforti. Una è la collina di Ali al-Taher, a circa 600 metri di altezza, trasformata in un vero e proprio fortino. All’interno c’è una rete di tunnel con un centro operativo di controllo, postazioni di lancio, depositi di armi, dormitori e tutto ciò che serve per ospitare centinaia di miliziani. Si parla di 300, 400 e qualcuno anche di 500 uomini tra Hezbollah e iraniani. È un centro missilistico destinato a colpire Israele».
Israele è riuscito a neutralizzare questo avamposto e chi sta ancora operando al suo interno?
«Non definitivamente. Nei tunnel di Ali al-Taher c’è una delle due roccaforti che ancora resistono. Gli ultimi lanci di missili e droni esplosivi sono partiti da queste zone. Ci sono miliziani di Hezbollah e una presenza iraniana molto significativa, compresi elementi dei Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione».
L’altra roccaforte è al-Rehani: quanto è importante e quanti uomini vi sarebbero?
«È a una decina di chilometri, undici al massimo, dall’altro avamposto. Anche lì ci sono tunnel, depositi di armi e strutture che consentono ai miliziani di vivere per mesi senza uscire. È ancora un avamposto molto forte e ci sarebbero circa mille uomini tra Hezbollah e Pasdaran. È l’obiettivo principale che l’esercito israeliano vuole neutralizzare. Ho anche le coordinate del deposito di armi: 33°31°16° di latitudine e 35°31°46° di longitudine».
Quanto pesa l’Iran nella sopravvivenza di queste due strutture e quale ruolo sta giocando la Turchia?
«È decisivo. L’Iran sta finanziando ancora oggi queste due roccaforti attraverso la Turchia. In questo caso la Turchia ha sostituito il Qatar come canale importante per il finanziamento».
E sul comandante dell’esercito libanese, il generale Rodolphe Haykal, quali sono i sospetti israeliani?
«È un cristiano maronita, come previsto dalla legge, ma è sospettato dall’intelligence israeliana di essere una fonte o un collaboratore occulto di Hezbollah. Si dice che Hezbollah abbia elementi per poterlo ricattare. Non posso dire di più».
Anche Unifil sarebbe stata penetrata da Hezbollah?
«Assolutamente sì. Da tempo Hezbollah ha avuto la possibilità di conoscere movimenti e informazioni relative alle attività di Unifil. Parte del personale locale impiegato da Unifil sarebbe legato a Hezbollah e attraverso queste persone possono arrivare informazioni utili all’organizzazione».
Queste due roccaforti sono dunque quella che nel mondo dell’intelligence viene definita la “linea nera”? E come riesce Hezbollah a finanziarsi ancora?
«Esattamente. Finché non saranno neutralizzate, Israele resterà sotto una minaccia costante. Hezbollah, inoltre, continua a trovare risorse finanziarie. L’Iran e Hezbollah hanno aumentato la loro presenza nel traffico internazionale di droga, soprattutto in Africa. Una rete di imprenditori e finanziatori iraniani opera in quei Paesi e parte dei proventi viene trasferita verso Beirut».
Questo traffico coinvolge anche il mercato europeo e italiano?
«Sì, anche il mercato europeo è interessato. In precedenza il Sud America aveva un ruolo molto importante, ma progressivamente il baricentro si è spostato verso l’Africa».
Passiamo a Gaza: sembra che Hamas si stia riorganizzando….
«Sì. Hamas ha ricostituito le proprie strutture operative sia sotto terra sia in superficie. Parliamo di circa 50 mila miliziani, tutti armati e capaci di combattere. La rete sotterranea è stata ridotta rispetto al 7 ottobre, ma non è stata certamente eliminata».
Dove si concentrano oggi le principali basi operative di Hamas e quanto è importante Khan Yunis?
«A Khan Yunis, nella città di Gaza, ad al-Zaytoun e a Jabalia. Sono state ricostituite e rinforzate. Khan Yunis, che era stata data per distrutta, è ancora operativa e dispone di una centrale molto importante che dirige le attività di comando e controllo contro Israele».
Hamas ha dunque la capacità di tornare a colpire?
«Sono in grado di colpire Israele anche in prossimità delle elezioni. Il tentativo potrebbe essere quello di sequestrare soldati. È la pratica più odiosa, ma è anche quella che mette Israele nella condizione di dover trattare».
Israele è quindi stretto tra Hezbollah a nord e Hamas a sud. In questo quadro, come valuta le indiscrezioni secondo cui Netanyahu sarebbe stato avvertito prima del 7 ottobre e avrebbe tardato a reagire?
«Pur non condividendo molte cose di Netanyahu, ritengo che, a cinquanta giorni dalle elezioni, nella più grande e unica democrazia del Medio Oriente, bisogna essere prudenti prima di dare per certe queste informazioni».
Qual è oggi, in definitiva, il pericolo maggiore per Israele?
«Che Hezbollah a nord e Hamas a sud riescano a trasformare la loro riorganizzazione in una nuova capacità offensiva. Israele può aver colpito duramente entrambe le organizzazioni, ma nessuna delle due è stata eliminata».
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