L'elogio del dittatore
L’America s’innamora di Kim, elogi al miracolo economico dello stato più chiuso al mondo ‘grazie’ a criminali informatici e all’asse Putin-Xi
Per il Wsj, quella di Pyongyang è “la storia di crescita più improbabile al mondo”
Kim Jong-un “esaltato” dalla stampa americana. Sembra difficile pensare a questo scenario. Eppure, in concomitanza con la visita a Pyongyang del presidente Xi Jinping, qualcosa è cambiato all’interno dei media Usa. Questo non significa che a Washington o a New York abbiano modificato le loro opinioni riguardo al regime. Ma l’impressione è che gli esperti ritengono che la Corea del Nord viva una curiosa crescita economica. Secondo il Wall Street Journal, quella di Pyongyang “rappresenta la storia di crescita più improbabile al mondo”.
Il New York Times ha addirittura scritto un reportage titolandolo sulla “trasformazione miracolosa” del Paese realizzata da Kim Jong-un. Lo Stato più chiuso del mondo sembra effettivamente vivere meglio rispetto a cinque anni fa. Un dato che, secondo alcuni analisti, può essere “visualizzato” anche grazie a un solo elemento: il modo in cui la Corea appare illuminata di notte. Perché secondo il Wsj, il Paese brilla “tre volte più intensamente” rispetto a cinque anni fa. E questo significa che c’è un benessere più diffuso confermato dall’aumento del numero di automobili, di smartphone e anche dal traffico nei porti.
L’idea è che dietro a questo “miracolo economico” vi siano una serie di fattori diversi tra loro ma accomunati dalla capacità di Kim di sfruttare una forza lavoro senza alcuna libertà e la situazione internazionale. Dopo il Covid, che ha visto il regime crollare anche nella stessa fiducia del dittatore (che aveva parlato di una difficile situazione economica), il leader nordcoreano ha saputo utilizzare i suoi due principali alleati, Cina e Russia, per pompare ossigeno nelle sue casse. Attraverso due potenze con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Kim è riuscito a costruire un sistema in cui, di fatto, le sanzioni esistono più sulla carta.
Da Pechino importa beni di ogni tipo, in modo da sopperire alle gravi lacune dell’agricoltura e dell’industria locali. Eludendo le sanzioni, continua a importare energia, in particolare con il contrabbando di petrolio. Secondo alcuni esperti, grazie ai criminali informatici presenti in Cina, Kim è riuscito a racimolare miliardi di dollari soprattutto con il traffico di criptovalute o con gli attacchi hacker. Mentre la guerra in Ucraina ha fatto sì che il regime fosse in grado di rafforzare in maniera sensibile i legami con Mosca, generando un enorme flusso di denaro con la vendita di armi e munizioni e grazie al dispiegamento di truppe in supporto alle forze russe in Donbass ma soprattutto nel Kursk.
E c’è anche il tema della “vendita” di manodopera già condannata con forza dalla comunità internazionale. La sponda di Vladimir Putin e di Xi, unita all’assicurazione fornita dal proprio arsenale nucleare, ha fatto poi desistere le Amministrazioni Usa dall’aumentare la pressione. Donald Trump ha sempre detto di avere un “buon rapporto” con il leader comunista. Ma dopo l’attacco all’Iran e la cattura di Nicolás Maduro a seguito del blitz in Venezuela, Kim non vuole correre rischi e anche Putin e Xi preferiscono evitare di perdere un ulteriore partner. Complicato, difficile da gestire, sicuramente poco spendibile a livello diplomatico, ma certamente utile. Non è un caso che Xi, dopo avere ricevuto Trump e Putin, abbia voluto recarsi dopo sette anni, in visita, a Pyongyang.
Accolto con tutti gli onori, con gigantografie, bande militari, popolazione in festa e sontuosi ricevimenti anche evocativi della guerra di Corea, il presidente cinese ha voluto blindare il rapporto con il vicino. Dopo l’incontro con Trump, un portavoce del dipartimento di Stato Usa aveva detto che a Pechino il presidente Usa e quello cinese avevano ribadito l’obiettivo “comune” di denuclearizzare la Corea del Nord. La sorella di Kim, Kim Yo-jung, aveva bollato l’indiscrezione come “una totale invenzione” e ha sottolineato che lo status nucleare del suo Paese è “assolutamente irreversibile”. Xi ha evitato di menzionare la denuclearizzazione nei resoconti sull’incontro con il dittatore nordcoreano. E quello che appare certo è che il leader cinese abbia voluto anche rafforzare il legame per sfilare Pyongyang alla sfera di influenza russa. Amici, sì, ma non sempre alleati nel quadrante asiatico.
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