Guerra e voto
L’analista Haran: “Il governo ucraino è legittimo e ora è impossibile tenere nuove elezioni”
«Questa maggioranza e questo presidente – afferma Olexiy Haran, Professore di Politica comparata presso l’Università Nazionale di Kyiv Mohyla Academy – sono legittimi: un governo deve continuare a svolgere le proprie funzioni finché non ne venga eletto uno nuovo».
Un nuovo scandalo corruzione tocca i vertici ucraini, mentre l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov chiede nuove elezioni. Pensa che tutto ciò potrebbe minare la tenuta dell’esecutivo?
Indubbiamente, lo scandalo ha indebolito il governo, ma il problema è che durante una guerra non è possibile indire nuove elezioni: è proibito dalla Costituzione e dalle leggi. Inoltre, un numero considerevole di ucraini vive fuori dal Paese, e sarebbe tecnicamente difficile organizzarne il voto. Il tema principale, tuttavia, resta quello rappresentato dalla sicurezza. L’Ucraina è bombardata quotidianamente, e non è nelle intenzioni di Putin concedere una tregua stabile; anzi, comprometterebbe in ogni modo eventuali elezioni. La corruzione non è sicuramente un fatto positivo – anche l’Italia ne ha esperienza –, ma adesso sembra si sia avviata una battaglia incisiva contro di essa. Per molti anni non si è riusciti a prendere i pesci grossi, quindi ciò vuol dire che ora la NABU (Ufficio Nazionale Anticorruzione) sta lavorando bene. Le indagini stanno sortendo il loro effetto, un buon segnale anche in direzione dell’Unione Europa.
Trova che si stia registrando un calo di consensi nei confronti del presidente Volodymyr Zelensky? Rischierebbe di cadere?
La credibilità del governo potrebbe subire degli scossoni, ma non credo che Zelensky possa cadere: gli ucraini comprendono che, in tempo di guerra, egli riveste la carica di comandante in capo, e, se ora dovesse perdere il potere, ciò rappresenterebbe un fattore oltremodo destabilizzante, le conseguenze sarebbero imprevedibili.
Non rileva il pericolo di un vulnus democratico?
Nonostante sia in vigore la legge marziale, in Ucraina persiste un solido regime democratico. Vi sono un sacco di canali televisivi, social media e giornali che veicolano punti di vista differenti senza lesinare critiche al governo.
Non mancano infatti proteste diffuse nel Paese…
Le proteste ribadiscono l’importanza di tenere nuove elezioni, ma non indicano quello attuale come il momento più opportuno. Le manifestazioni non sono contro il nuovo ministro della Difesa Yevhen Khmara – che è un generale molto rispettato e la sua nomina ha guadagnato la maggioranza dei voti in Parlamento – ma contro la rimozione di Fedorov: si tratta di un distinguo molto importante.
Di cosa avrebbe bisogno in questo momento l’Ucraina?
Putin sa di non poter vincere sul campo e continua per questo a terrorizzare i civili ucraini, ma noi non possiamo permetterci di capitolare sotto le bombe. Il presidente russo continua a utilizzare missili balistici: abbiamo bisogno di una quantità maggiore di intercettori Patriot per poterne contrastare gli attacchi e colpire i centri economici ed energetici russi, senza per questo minacciare la vita dei civili.
Nuovi sconfinamenti nello spazio aereo di Paesi Ue e Nato da parte della Russia. Teme il rischio di un’ulteriore escalation?
Da molto tempo – sin dal 2014 – vi abbiamo avvertito del pericolo. Non credo che Putin potrebbe spingersi fino a invadere un Paese membro Ue o Nato. Il suo obiettivo è piuttosto quello di dividere e intimidire la Nato, farla apparire debole e manipolare l’opinione pubblica nei confronti di Kiev, impiegando all’occorrenza droni e missili che cadono “per errore” nei territori dell’Alleanza. Ma c’è un però…
Quale?
Non per questo bisogna perseguire politiche accondiscendenti. Viene da pensare all’occupazione della Cecoslovacchia che portò allo scoppio della Seconda guerra mondiale. È quanto sta accadendo anche ora: la Russia, una volta preso di mira il Donbass, non si è più fermata, continuando ad aumentare esponenzialmente le proprie pretese. Tuttavia, non possiamo permetterci di perdere il Donbass, in quanto esso rappresenta una linea fortificata necessaria, senza la quale l’Ucraina centrale sarebbe scoperta.
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