Il peso geopolitico dell’Algeria sta crescendo ormai da anni ed il gigante arabo, adagiato sul deserto del Sahara e che guarda il Mediterraneo, sta lavorando in silenzio. Il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune tiene il paese con il pugno di ferro e stravince le elezioni con quelle che una volta si sarebbero chiamate percentuali bulgare. Anche visitare il paese non è così semplice perché per un visto turistico servono mesi.

Ma l’Algeria, forte di un patrimonio energetico ancora in gran parte da sfruttare, sta lavorando a livello diplomatico, soprattutto con l’Africa subsahariana, dimostrandosi eclettica e soprattutto capace di comprendere gli equilibri locali. L’ultimo e più lampante esempio viene dalla liberazione di un cittadino tedesco finito nelle mani di un gruppo ribelle in Niger e consegnato dopo una lunga trattativa alle forze armate algerine ritenute affidabili sia dalla Germania che dal governo del Niger. Il cittadino tedesco Ulumaskan Sinan, che si trovava in Niger, era stato sequestrato da un gruppo criminale armato non meglio identificato.

Sinan è stato trovato dalle autorità di Algeri in buone condizioni di salute e subito trasferito dalla base di dispiegamento secondaria di Ain Guezzam, nell’estremo sud dell’Algeria, alla base aerea di Boufarik, a sud della capitale. In totale il cittadino di Berlino è stato prigioniero per circa due settimane. Prima di questa importante intermediazione il governo di Abdelmadjid Tebboune si era mosso per riattivare i rapporti con il la giunta militare che governa il Mali. Dai colpi di stato del 2021 orchestrato dalla Russia, Algeri aveva chiuso tutti i rapporti con il paese del Sahel ed era anche diventata il punto di riferimento della resistenza dei Tuareg che hanno occupato tutta la zona nord della nazione confinante. Gli uomini blu del deserto utilizzavano le basi nell’estremo sud algerino per colpire ripetutamente sia l’esercito nazionale di Bamako, che i loro alleati russi che sono i veri padroni della giunta militare.

Questa mossa diplomatica ovviamente orchestrata da Mosca taglia le reti di collegamento dei ribelli e li priva di una zona sicura dove rifugiarsi dopo gli attacchi. La guerra in Mali sembrava veder prevalere i ribelli che da alcuni mesi hanno formato un’alleanza con i terroristi di al Qaeda arrivando a minacciare la capitale. Senza l’appoggio dell’Algeria, probabilmente stizzita dall’unione con i fondamentalisti islamici, la forza dei ribelli diminuisce e la giunta militare di Bamako potrebbe resistere. Restano sempre tesi i rapporti fra Algeria e Marocco, per l’atavica questione del popolo Saharawi e la gestione del Sahara occidentale, ma Algeri è ormai un punto di riferimento energetico per tutta l’Europa e questo potrà solo crescere il suo peso geopolitico nel Mediterraneo.

Avatar photo

Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi