SWG ha realizzato per Il Riformista una fotografia completa del Paese. Il più grande, dettagliato e articolato ritratto di un sistema sociale in transizione. Evoluzione, involuzione? Sta al lettore giudicare. Noi offriamo un nuovo capitolo di questo viaggio fatto di numeri verificati, sondati con professionalità, affinché si possa avere una idea concreta del posizionamento degli italiani.

Oggi parliamo di un Paese preoccupato, che sente di avere poco controllo sulla propria vita ma che, nello stesso tempo, continua a cambiare sul terreno dei diritti.

La prima immagine è quella delle paure quotidiane. In cima non ci sono temi astratti: ci sono la sanità, indicata dal 41 per cento degli intervistati, e l’aumento dei prezzi con la perdita del potere d’acquisto, al 38 per cento. Tradotto: prima ancora di chiedersi dove vada il mondo, molti italiani si domandano se riusciranno a curarsi e quanto costerà riempire il carrello. Le tensioni internazionali arrivano al 31 per cento, la criminalità al 24. Immigrazione, ambiente e disoccupazione restano presenti, ma più indietro.

C’è poi un dato che racconta bene il clima del Paese: soltanto il 34 per cento sente di avere un ampio margine d’intervento sulla direzione della propria vita. Nel 2005 era il 51 per cento. È come se, nel giro di vent’anni, si fosse ristretta la stanza delle possibilità: si lavora, si decide, si programma, ma con la sensazione che bollette, salari, servizi e crisi esterne possano cambiare tutto.

Lo stesso pessimismo si ritrova nelle riforme. Il 53 per cento pensa che in Italia le idee di cambiamento siano destinate a cadere nel vuoto. Non è una maggioranza travolgente, ma è sufficiente per descrivere una sfiducia radicata: il cittadino ascolta l’annuncio, vede il dibattito e spesso pensa già che finirà in un cassetto.

Eppure non tutto è fermo. Sulle libertà personali il Paese si è mosso con decisione: il fronte favorevole a convivenza, diritti degli omosessuali, droghe leggere, aborto ed eutanasia sale dal 52 per cento del 2000 al 71 del 2025. Sul rapporto tra merito e uguaglianza, invece, gli italiani restano più cauti: il 57 per cento privilegia l’uguaglianza, il 43 il merito. È un’Italia che chiede libertà, ma non vuole rinunciare alla protezione.

 

Luigi Adriano Tonizzo

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