Verso le Politiche
Legge elettorale, Ceccanti: “Attenzione alle liste bloccate. La Corte può introdurre le preferenze. Terzo Polo? Bisogna distinguere tra elettori di centro e partiti di centro”
Costituzionalista, già parlamentare del Partito democratico e professore ordinario di Diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza, Stefano Ceccanti è da anni tra i principali studiosi italiani dei sistemi elettorali. Sul testo che la maggioranza si appresta ad approvare esprime un giudizio articolato: «Per un verso è migliore sulla scelta del governo rispetto al Rosatellum, anche se senza il ballottaggio non garantisce stabilità in modo permanente; invece con la doppia lista bloccata lo peggiora».
Professore, qual è il criterio con cui giudicare una legge elettorale?
«Una buona legge elettorale deve consentire agli elettori di scegliere la maggioranza e il candidato premier. Il cittadino deve essere arbitro della formazione dell’esecutivo. Questo è fondamentale perché i partiti italiani faticano a costruire alleanze stabili dopo il voto».
L’attuale riforma raggiunge questo obiettivo?
«È migliorativa rispetto al Rosatellum, che rischia di produrre situazioni di pareggio, e il premio eccessivo è stato ridotto. Tuttavia non risolve del tutto il problema. Il sistema che garantirebbe meglio la scelta del governo sarebbe il ballottaggio nel caso in cui nessuna coalizione ottenesse la maggioranza. Ovviamente non a tutti i costi, perché le coalizioni del primo turno con i nuovi possibili apparentamenti devono essere sufficientemente rappresentative per conseguire un premio decisivo».
Quindi sarebbe stato un errore eliminarlo?
«A mio avviso sì. Io sarei persino più rigoroso: avrei fissato una soglia del 50% più uno dei seggi e non solo il 42% dei voti. Se nessuna coalizione la raggiungesse al primo turno, si dovrebbe andare al ballottaggio per assicurare di norma una maggioranza certa».
Perché è così importante?
«Perché in Italia non esistono convenzioni condivise come in altri Paesi europei. In Germania o in Spagna nessuno mette in discussione che il leader del partito vincente sia il candidato naturale alla guida del governo. Da noi queste regole non scritte non esistono. Per questo abbiamo bisogno di un sistema che determini prima del voto una maggioranza e un premier».
Sul fronte della rappresentanza, invece, quali sono le criticità?
«La soluzione delle doppie liste bloccate. Alla lista di partito si aggiunge una lista di coalizione. È un meccanismo respingente per gli elettori e che solleva dubbi di costituzionalità».
E le preferenze?
«Anche il voto di preferenza presenta criticità. Oggi non esiste più l’autorizzazione a procedere per i parlamentari, e nel frattempo sono stati introdotti reati come il voto di scambio e il traffico di influenze. Il rischio è che l’attività di raccolta del consenso finisca più facilmente sotto il vaglio della magistratura».
Quale sarebbe allora il sistema migliore?
«Il collegio uninominale proporzionale, come nel vecchio Senato. Ogni partito presenta un candidato nel collegio e l’elettore sa chi vota. Non ci sono liste bloccate e il rapporto tra eletto ed elettore è più diretto. Ci possono essere poi problemi di non prevedibilità sull’assegnazione dei seggi, ma liste bloccate e preferenze hanno più difetti».
Ma questa ipotesi è ormai tramontata.
«La maggioranza ha trovato un accordo diverso ed è intenzionata a procedere con le liste bloccate. Resta però la possibilità di un intervento della Corte costituzionale, come già accadde in passato con il Porcellum, con una sentenza additiva che introduca direttamente le preferenze».
Guardando agli scenari politici, tra Vannacci e il possibile rilancio del centro, che cosa si aspetta?
«Oggi nessuno è in grado di fare previsioni affidabili. Le nuove forze politiche spesso registrano inizialmente risultati elevati nei sondaggi che poi si ridimensionano. Lo stesso vale per i tentativi di costruire un centro autonomo».
Eppure il centro sembra in crescita.
«Bisogna distinguere tra elettori di centro e partiti di centro. Gli elettori moderati rappresentano una componente importante del Paese, ma non è affatto detto che scelgano formazioni centriste. Possono anche decidere di votare una delle due coalizioni principali se ritengono che siano le sole in grado di vincere le elezioni».
© Riproduzione riservata







