Dopo il fischio alla fine del primo tempo sulla legge elettorale, al Senato il testo passa con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. Un via libera arrivato tra le proteste delle barricadere opposizioni che, rispolverando vecchi fantasmi, sono tornate indietro nel tempo con parallelismi quantomeno non privi di fantasia, ribattezzando la riforma come “legge truffa” con tanto di cartelli esplicativi. Nonostante le proteste, le opposizioni sono riuscite comunque a incassare un “calcio di rigore” a favore, portando a casa una rimodulazione sulla cosiddetta norma “anti-cespugli”; misura approvata dopo le polemiche di questi giorni intrise di rimandi nostalgici, stracciamenti di tessere e proteste di piazza.

Legge elettorale, il 28 settembre il testo alla Camera

Per il secondo tempo (senza supplementari, fortunatamente) occorrerà attendere il 28 settembre, quando, in terza lettura, il testo della legge elettorale approderà alla Camera dei deputati. Rispetto all’irreprensibile Renzi, ad avere una linea più dura per l’ex Terzo Polo è Carlo Calenda che, richiamando il fallimento del bipolarismo, ha affermato con forza che ci sono coalizioni “nate per spodestare gli altri”, citando Grillo, le influencer digitali e infine “l’astro nascente” di Corona (sfruttando il microcosmo politico giullaresco). Quanto al leader di Italia Viva, questi lancia a gran voce un ammonimento (a quanto sembra confermando la sua intenzione di unirsi alla corazzata Potëmkin alle elezioni politiche): “Chi si incaricherà di rompere l’unità del centrosinistra, passerà alla storia come chi darà altri 5 anni a Meloni, Vannacci e compagnia”. Ovviamente non serve avere in mano la palla di cristallo per capire a chi si riferisca. Però il Kraken non appare sul piede di guerra, almeno non del tutto: riconosce al governo di avere introdotto “parzialmente” le preferenze e, a suo dire, “gliene va dato atto”.

Il premio di maggioranza

In tema di preferenze – che risultano confermate con capilista bloccati e la possibilità di esprimere tre preferenze in un elenco di sei candidati – a far discutere animatamente l’Aula è stata ancora l’alternanza di genere nella distribuzione tra i capilista: a detta del senatore dem Boccia, nonostante si abbia formalmente la prima presidente del Consiglio, questa legge elettorale “vuole cacciare le donne dal Parlamento”. Si torna ancora una volta sul premio di maggioranza, confermato al 42% e ritenuto, sempre dalle voci che si sono alzate dal Partito democratico più intransigente, come l’espressione di un’idea distorta della democrazia secondo Meloni. Gli stessi analisti e una parte dei costituzionalisti sono ormai esausti nel voler rimarcare come un premio di maggioranza del genere sia pienamente costituzionale e, anzi, tenga conto degli elementi a partire dalla pronuncia della Consulta sull’Italicum.

Modificata la norma “anti-cespugli”

Tornando però agli aspetti “più originali”, è stata modificata la norma “anti-cespugli”: se da un lato scompare la previsione del 3%, dall’altro viene rimodulato il numero di firme per le forze politiche che intendono candidarsi in Parlamento, da 6.000 a un massimo di 7.000 a collegio. Un’altra novità di rilievo, sulla quale le opposizioni hanno sempre cercato di “fare le scarpe” alla maggioranza di governo, è l’introduzione del voto fuorisede per i caregiver. Se da un lato quindi l’opposizione più barricadera si oppone fermamente a questa legge elettorale, dall’altro la maggioranza ne rivendica la stabilità e il peso ritrovato dei cittadini, che tornano a esprimere le preferenze dopo anni. Resta però l’incognita della “variabile Vannacci”, con la quale la compagine di governo dovrà fare i conti (sperando prima che poi).

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Classe 2002, riformista per scelta e cattolica per formazione, nel solco di maestri come Sturzo, De Gasperi e La Pira. Ho fondato Orizzonte Giuridico, un’officina di pensiero nata per rimettere la cultura del diritto al centro del dibattito pubblico. Mi divido costantemente tra l’Italia e l’Albania, con tre chiodi fissi: il Diritto Costituzionale, i sistemi elettorali e le stanze del Vaticano.