Interviste
Legge elettorale, De Priamo (FdI): “l No alle liste bloccate è questione di democrazia, basta blindare le poltrone”
È in corso, a Palazzo Madama, l’esame della riforma della legge elettorale, «in Aula senza mandato al relatore, abbiamo dovuto prendere atto dell’ostruzionismo dell’opposizione», sostiene il Presidente della Commissione Affari Costituzionali, il Senatore Andrea De Priamo (FdI).
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, festeggiando il governo più longevo della Repubblica a Bari, ha rivendicato la necessità di cambiare la legge, per scongiurare, una volta per tutte, manovre di palazzo, larghe intese o maggioranze risicate.
«In questi quattro anni abbiamo sperimentato l’importanza e la validità della stabilità politica. Per un’Italia abituata a repentine crisi e cambi di governo, è davvero un valore. Se nella Prima Repubblica ciò aveva in parte un “contrappeso” da una certa solidità dei partiti, dalla seconda Repubblica in poi quel bilanciamento è venuto a mancare e il risultato sono stati i cosiddetti ribaltoni, i governi artificiali, l’incertezza e così via. La nuova legge elettorale vuole garantire la massima chiarezza: attraverso l’indicazione di una coalizione, di un programma e di un candidato premier e – naturalmente – attraverso il meccanismo delle preferenze. Il messaggio agli elettori è semplice: con questa legge non vedranno più i partiti fare una campagna elettorale a fianco di alcuni per poi governare, invece, a fianco di altri».
È questa la risposta a chi taccia il centrodestra di voler cambiare le regole del gioco per il mero fine di vincere le prossime elezioni?
«Ad oggi, le coalizioni di centrodestra e centrosinistra vengono attestate entrambe al 41%. Sostanzialmente giochiamo alla pari e, quindi, dinanzi ai numeri cade l’accusa. La nostra è una legge per l’Italia, che smonta la cattiva abitudine di andar al governo senza passare per la legittimazione popolare, che garantisce un vincitore solido e non una palude. Naturalmente, noi siamo fiduciosi e in campo per vincere questa battaglia con Giorgia Meloni».
Il Riformista da tempo sostiene il ritorno alle preferenze. È questo il cuore della nuova legge elettorale?
«Dire no alle liste bloccate è una questione di democrazia. Fratelli d’Italia da sempre si batte affinché gli elettori possano scegliere il proprio parlamentare di riferimento. Ora c’è chi ci accusa addirittura di bluffare e di introdurre, con il nostro emendamento, delle finte preferenze. Fa sorridere, soprattutto perché detto da coloro che in tanti anni di governo, al posto di reintrodurle, han sempre preferito blindare le poltrone».
Sono ancora molti i punti critici da sciogliere, dalla soglia di sbarramento alla soglia del premio di governabilità.
«Sono temi su cui va fatto un ragionamento serio. I nodi si scioglieranno nelle prossime ore in Aula. Sul premio di maggioranza mi sento di dire personalmente che la soglia del 42%, ad oggi la proposta prevalente, potrebbe essere la più giusta».
La scelta di inserire l’alternanza di genere nelle liste, escludendo però il capolista, rischia di esser un boomerang?
«Resto convinto che la parità non sia un punto da risolvere con le quote. Detto ciò, rispetto al testo della Camera, gli emendamenti presentati al Senato sono dei concreti passi avanti nel dialogo politico».
La travagliata prima lettura alla Camera, tra voto segreto e franchi tiratori, è acqua passata?
«Sono pesate, in quel voto, le valutazioni personali dei singoli parlamentari. Siamo tutti consapevoli che candidarsi con le preferenze significa un maggiore impegno, un mettersi in discussione e una presenza più capillare sul territorio ma chi ricopre un incarico come il nostro non può non rendersi conto che il riconoscimento dei cittadini è ciò che più, al nostro ruolo stesso, dà forza».
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