Come don Abbondio davanti ai bravi di don Rodrigo nei Promessi Sposi, anche la maggioranza sembra trovarsi di fronte al solito veto: queste preferenze s’hanno da fare oppure no? Anche se le discussioni continueranno formalmente fino al 7 agosto, le votazioni inizieranno a settembre; si è fissato inoltre al 1° settembre il termine massimo di presentazione degli emendamenti, dando così al campo largo il tempo per elaborare una strategia difensiva contro il “mostro giuridico” della maggioranza di governo.

Legge elettorale, intesa nel centrodestra. Ok a preferenza e alternanza di genere

In una rovente giornata d’agosto, a seguito dell’apertura di Forza Italia e del vertice dei capigruppo di maggioranza riuniti in via della Scrofa, la coalizione sta elaborando una strategia per “assestare” il testo della legge elettorale, inserendo così il voto di preferenza, ma con ulteriori accortezze. È lo stesso ministro Antonio Tajani in una recente intervista ad affermare di essere stato eletto con il sistema delle preferenze e di non vedere grossi problemi all’orizzonte. Come dimenticare, d’altronde, la bocciatura da parte della Camera dei deputati dell’inserimento delle preferenze: una votazione accolta tra strette di mano e grandi sorrisi del campo largo che, a scrutinio segreto, ha contribuito a mettere alla porta una riforma di cui avrebbe beneficiato l’intera classe politica e che avrebbe ridato la giusta valenza alla rappresentanza territoriale.

Capilista bloccati, donne penalizzate?

Ma lo snodo fondamentale appare un altro: l’idea è quella di lasciare i capilista bloccati ma garantire un equilibrio di genere, proponendo un emendamento firmato da tutti i partiti; è proprio questo l’aspetto al centro dell’incontro dei capigruppo di maggioranza. Vale la pena ricordare l’appello bipartisan di una parte dell’opposizione e che ha coinvolto il favore di alcune deputate della maggioranza, secondo cui “la letteratura comparata mostra che il voto di preferenza tende a penalizzare la rappresentanza femminile”. Un’obiezione, tuttavia, smentita dai dati: nelle consultazioni europee e amministrative, dove è stata applicata la preferenza di genere, la presenza femminile tra gli eletti ha superato la soglia del 40%. Al di là delle diverse condizioni economiche di partenza nel finanziamento delle campagne elettorali, la preferenza non penalizza, ma premia il radicamento sul territorio e la qualità del lavoro politico locale.

L’idea di Forza Italia

Dalle prime voci di corridoio si dice che anche i forzisti sarebbero pronti ad accettare lo schema di emendamento sulle preferenze già bocciato alla Camera: l’idea che parrebbe consolidarsi è l’apposizione di tre “crocette” sotto i capilista bloccati. Sul tema dell’eguaglianza di genere, si fisserà un tetto massimo del 60% per la presenza di ciascun genere tra i capilista bloccati, tranquillizzando coloro che temevano uno squilibrio in termini di rappresentatività. In discussione ci sarebbero inoltre altre due modifiche: da un lato una parte dei forzisti vorrebbe rimuovere l’obbligo dei capilista di figurare anche nel listone nazionale; dall’altro il sistema prefigurato con capilista bloccati e “crocette” potrebbe essere esteso anche alla circoscrizione Estero.

Il temporale è passato

Dall’iniziale nodo politico sul tema preferenze sembrerebbe quindi che il temporale sia passato e che il cielo si stia rischiarendo. Se l’emendamento iniziale era stato sottoscritto di fatto solo da Fratelli d’Italia, Udc e Noi Moderati, ora, per dare un segnale di compattezza della maggioranza, verrebbe firmato anche da Forza Italia e Lega. Di fronte al celebre dilemma, dunque, la risposta finale sembra essere un chiaro sì: queste preferenze s’hanno da fare. Con il testo attualmente all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato e con le votazioni prorogate a settembre, la maggioranza appare determinata a trovare la quadra definitiva per chiudere il match sulla riforma elettorale.

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Classe 2002, riformista per scelta e cattolica per formazione, nel solco di maestri come Sturzo, De Gasperi e La Pira. Ho fondato Orizzonte Giuridico, un’officina di pensiero nata per rimettere la cultura del diritto al centro del dibattito pubblico. Mi divido costantemente tra l’Italia e l’Albania, con tre chiodi fissi: il Diritto Costituzionale, i sistemi elettorali e le stanze del Vaticano.