La visione del presidente di Aero
L’eolico offshore leva per la crescita, Mamone Capria: “Un euro in più in bolletta non è un costo ma un investimento, il governo deve parlare chiaro”
La scommessa sulle aste del decreto Fer2: 56 miliardi di euro di valore aggiunto e oltre 800mila occupati. Mamone Capria (Aero): “L’Italia può costruire un modello industriale per l’indipendenza energetica”
«Un euro al mese in più nelle bollette delle famiglie non è un costo, ma un investimento». Il Presidente dell’Associazione delle energie rinnovabili offshore (Aero), Fulvio Mamone Capria, ha appena concluso il suo intervento al quarto convegno nazionale di Aero e dalla Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, a Roma, volge uno sguardo neanche tanto simbolico a Palazzo Chigi. «Il governo deve parlare chiaro. Deve dare al Paese un senso di visione. Le rinnovabili sono sviluppo dei territori, occupazione, attrattività di investimenti di tutto il Paese». Aero ha appena presentato lo studio da lei commissionato, “Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore”, realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e Owemes.
«Un lavoro durato mesi – prosegue Mamone Capria – che mette in luce le potenzialità della nostra filiera. Qualora dovessero partire le aste del decreto Fer2, l’eolico offshore potrebbe generare, nel periodo che va dall’attivazione delle aste al 2080, circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto pari a quasi il 3% del Pil, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800mila occupati. Nell’attuale scenario di ritardo, le cifre crollano: 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di euro di gettito, 400mila occupati. La manifattura pesa per il 35% del valore generato, il doppio della sua incidenza nell’economia italiana».
Il ritardo è stato oggetto di passati interventi del presidente di Aero, ospitati proprio su queste colonne. «Il Ministero dell’Ambiente ha avviato una revisione tardiva del Fair2. Vuole differenziare la tariffa tra l’eolico fisso e quello galleggiante». Il timore è l’effetto “gioco dell’oca”. Ovvero che Bruxelles chieda la riscrittura del decreto. «L’eventualità che si arrivi a un Fer 3 è fuori discussione. Vorrebbe dire perdere un altro anno e mezzo, dopo il biennio già andato in fumo finora. Le piccole modifiche, per esempio l’indicizzazione della tariffa legata al tema dell’inflazione, la differenziazione di gare tra il fisso e il flottante, non hanno bisogno di particolari autorizzazioni Ue».
Da qui l’invito di Aero al governo. In un clima di tensioni geopolitiche e dibattito polarizzato sulla sicurezza energetica, le istituzioni devono far capire al consumatore cosa sia un costo e cosa no in bolletta. «Stiamo parlando di un euro al mese a famiglia tra cinque anni», spiega Mamone Capria. «Nel 2031-‘32, l’eolico e il fotovoltaico scadranno come incentivi degli ultimi venti anni di sostegno pubblico. Da allora, nella pagina oneri di sistema della bolletta, non ci saranno più le vecchie rinnovabili, ma soltanto l’eolico offshore e qualche altra tecnologia innovativa». Un euro che vale oro, secondo Aero. Non si tratta infatti di un costo, ma di un acceleratore di crescita per tutto il Paese. «Gli investimenti lo fanno le imprese e gli sviluppatori di questi progetti, che anticipano per 3,8 gigawatt uno scenario che va dai 15 ai 20 miliardi di euro. Di questi numeri si deve far forte un Paese prossimo a una finanziaria che sarà sicuramente lacrime e sangue».
Dall’emergenza energetica all’energia come acceleratore di crescita, per Aero, il passo è breve. «L’Italia può costruire un modello industriale, garantendo nuova occupazione, crescita economica e una filiera nazionale integrata che contribuisce all’indipendenza energetica del Paese. A fronte di circa 2,8 Gw di progetti, che hanno già superato la valutazione d’impatto ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del Fer2. Bisogna fare presto».
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