I sondaggi
L’impasse dei populisti rafforza il Polo Europeista, Masia: “Se si unissero avrebbero tra il 10 e il 12%”
Le ultime giornate parlamentari di agosto indicano nitidamente come la dicotomia tra destra e sinistra lasci oggi il posto a quella, più attuale, tra europeisti e antieuropeisti. Tra chi sta con l’Ucraina, la sovranità energetica e l’Europa della crescita e chi sembra più propenso ad un ruolo ancillare del Paese verso Russia e Cina. Perché dal micro si passa al macro: lo sforamento di bilancio su energia e difesa – a cui sono state poste delle condizionalità – vedono la destra a favore, la sinistra contro e il centro, astenersi. L’Europa concede deficit sulle voci strategiche e irrimandabili, ma c’è chi pone un freno.
Azione e il Partito Liberaldemocratico protestano per «il populismo che determina sempre più spesso le scelte della maggioranza», come dichiara Marattin a SkyTg24. La condivisione dell’attenzione alla difesa e all’energia – e più in generale, dei programmi – spacca il campo largo e mette in difficoltà crescente la destra, mentre rinsalda l’asse tra partiti centristi. Lo dice chiaramente il senatore Marco Lombardo di Azione. «Il dibattito di queste settimane è stato costruito su un equivoco: il Safe non è un prestito per il riarmo nazionale. È la prima piattaforma finanziaria di un sistema di difesa europeo cioè la possibilità di appalti comuni, acquisti congiunti, riserva sul buy European. Serve ad accrescere la capacità produttiva dell’industria militare europea, a ricostituire le scorte, a rendere interoperabili sistemi nazionali che oggi non si parlano. Contrapporre difesa nazionale e difesa europea è un falso storico e un errore strategico: la difesa nazionale di un Paese di sessanta milioni di abitanti esiste solo dentro una dimensione europea».
A sottolinearlo, intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama sulle comunicazioni del ministro dell’Economia Giorgetti, è un parlamentare di Azione che potrebbe ben rappresentare tutto il Polo Europeista, se questo si fosse già portato avanti con i compiti. L’area pullula di idee, iniziative, fermento. E se Matteo Renzi ancora Italia Viva ai destini delle primarie e agli scantonamenti del progressista Giuseppe Conte, un numero crescente di “dissidenti centristi” prende le distanze per rafforzare l’operazione Polo europeista. La sinistra vacilla, scricchiola, cede. Una penna di riferimento per l’area del Nazareno, Michele Serra, ha rotto gli indugi per lanciare un appello a Schlein e Conte: «Trattateci da adulti, diteci se il campo largo non regge». Se ne stanno accorgendo tutti. Sarebbe un vero peccato non segnare un goal a porta vuota. Tra i riformisti dem si valuta il rompete le righe, anche perché le liste sono in mano al cerchio magico della Segretaria. Marta Bonafoni, Marco Furfaro, Enzo Foschi sono poco propensi a concedere diritti di tribuna.
A un certo punto ieri è iniziata a circolare anche la voce di un potenziale nuovo abbandono di peso dal Pd verso la formazione renziana: un ex sindaco, oggi europarlamentare, potrebbe scegliere Casa Riformista per rientrare in Italia. Magari a Palazzo Madama. Si rincorrono smentite e mezze conferme. Si tratta. E si guarda ai numeri. I rilevamenti vanno bene per Azione, sono stazionari per il Pld, testimoniano una certa attenzione per quest’area. «Un bacino elettorale centrista c’è ed ha un 10-12% di consensi potenziali», attesta il sondaggista Roberto Masia.
Gli Europeisti.eu di Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli hanno lanciato la loro campagna di tesseramento e stanno mettendo radici territoriali. Il Movimento Socialista Liberale – presieduto da Oreste Pastorelli – ha votato la convergenza nella Federazione dei Riformatori insieme al Pri di Corrado De Rinaldis Saponaro e a Social Democrazia – SD di Umberto Costi, peraltro presidente della Fondazione Giuseppe Saragat. Novità potrebbero arrivare a breve dall’approdo verso il progetto centrista di PiùEuropa: il segretario Riccardo Magi, legato alla sinistra, sembra sul punto di essere messo in minoranza.
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