Esteri
L’Italia difende i cieli Nato dall’invasione di jet russi. Vilnius pronta all’evacuazione
Meloni ha messo in guardia dal rispondere alle provocazioni che si stanno «moltiplicando perché Putin, cercando un’escalation con l’Europa, ha bisogno di spostare l’attenzione da una situazione sul campo della guerra in Ucraina che non sta andando come previsto».
Sul fianco orientale della Nato, la tensione è alta. Giovedì sera, ancora una volta sono entrati in azione i caccia italiani per difendere i cieli della Lituania, questa volta dopo l’allarme scattato per l’arrivo di jet russi nello spazio aereo di Vilnius. Proprio dallo stesso Paese baltico è invece rimbalzata la notizia di un piano predisposto negli scorsi mesi per l’evacuazione della capitale. Secondo i media locali, l’idea del governo è stata quella di predisporre tre diversi corridoi per far fuggire gli abitanti di Vilnius: uno verso nord, uno verso ovest e uno verso sud. E proprio per quest’ultimo, si sono già attivati anche i funzionari polacchi, in particolare quelli del Voivodato di Podlaskie, che diventerebbe uno dei luoghi di transito per gli abitanti lituani in fuga. A Vilnius, intanto, si aspettano una decisione anche sulla presenza militare americana.
La speranza del ministro degli Esteri Kestutis Budrys, che ha incontrario il segretario di Stato Usa Marco Rubio, è quella di avere presto una conferma da parte di Washington sulla permanenza dei soldati, a differenza del ritiro annunciato dall’amministrazione del presidente Donald Trump. Ma il tycoon, sotto questo aspetto, è un leader che va preso con le dovute cautele. Da una parte, ha annunciato il rafforzamento della presenza statunitense in Polonia. Giovedì, attraverso il social Truth, il capo della Casa Bianca ha annunciato che “grazie alla leadership coraggiosa del mio amico Karol Nawrocki, presidente della Polonia si stanno compiendo passi da gigante verso la creazione di una base dell’esercito statunitense”. “Se ciò si concretizzerà, la località verrà annunciata a brevissimo. Sarà un passo storico per la nostra grande alleanza tra Stati Uniti e Polonia”, ha concluso trionfante il presidente americano. Il problema però che Trump è anche colui che nelle stanze di Washington sta riflettendo sul ridimensionamento delle truppe Usa in Europa. Secondo Nbc News, il Pentagono starebbe valutando non soltanto il ritiro di migliaia di uomini, ma anche di aerei, navi e sistemi d’arma. Il taglio, a detta dei funzionari americani, potrebbe anche riguardare 25mila effettivi. E se per molti osservatori si tratta soprattutto di un’iniziativa per premere sui leader europei che spendono meno per la Difesa e per la Nato, dall’altro lato questo rappresenta un segnale d’allarme che si unisce da un lato all’aumento delle provocazioni russe in Europa, dall’altro alle manovre di Trump proprio con l’omologo al Cremlino, Vladimir Putin.
Sul primo punto, giovedì in Norvegia è stata netta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha messo in guardia dal rispondere alle provocazioni che si stanno “moltiplicando perché Putin, cercando un’escalation con l’Europa, ha bisogno di spostare l’attenzione da una situazione sul campo della guerra in Ucraina che non sta andando come aveva previsto, dichiarato e promesso al suo popolo”. La situazione sul fronte, del resto, continua a essere complessa. I bombardamenti russi diventano sempre più fitti, e secondo i dati ufficiali ucraini visionati da Reuters, per intensificare i raid Mosca sta anche riadattando i missili da addestramento noti come RM48U. Per sostenere Kyiv a produrre o comprare droni e missili, la Commissione europea ha deciso di erogare altri 3,3 mld di euro di prestiti come parte del pacchetto di 90 miliardi per il 2026 e 2027. Ma intanto, secondo il New York Times, Trump starebbe pensare di offrire a Putin degli accordi commerciali da concludere anche prima della fine della guerra in Ucraina proprio per convincere lo “zar” a fermare gli attacchi. Il presidente Usa aveva detto che sarebbe stato impossibile concludere certe intese prima della fine del conflitto, ma dopo il viaggio di Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca, l’idea è quella di cercare strade alternative per far desistere il presidente russo. Il capo del Cremlino si è ormai convinto di non fermarsi fino alla conquista dell’intero Donbass. E mentre Kyiv prova a colpire in territorio russo e a contrattaccare sul fronte orientale (in particolare con l’operazione “Vivaldi” nel settore di Lyman), la Casa Bianca vorrebbe provare a solleticare gli oligarchi in modo che premano su Putin e i “falchi” per cambiare atteggiamento sul negoziato.
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