“Lo spazio per i detenuti nel carcere non esiste!”: fiaccolata a Poggioreale dopo i primi casi di Covid

“I nostri detenuti non sono curati, hanno sbagliato, devono pagare ma non con la vita, altrimenti mettete la pena di morte e ci mettiamo l’anima in pace”. Così ha gridato una delle donne, mogli di detenuti, che hanno partecipato alla fiaccolata intorno al carcere di Poggioreale di Napoli per chiedere che la situazione nelle carceri con l’incremento dei casi di coronavirus non venga sottovalutata. Insieme a lei hanno pacificamente manifestato un folto gruppo di familiari e amici dei detenuti in uno dei carceri più grandi d’Italia e anche tra i più affollati. “Fuori un metro di distanza dentro 10 in una stanza”, recita lo striscione che ha aperto la manifestazione.

Si sono radunati e poi hanno acceso le fiaccole. “Mio marito si trova nel padiglione Firenze stanza 21 – ha detto un’altra signora – È cardiopatico e nello stesso padiglione si è manifestato un caso di covid. Sono in 9 in una stanza e ancora devono fare i tamponi a tutti. Mio marito sta male e non gli danno niente, sono abbandonati, soli come i cani“. “Mio nipote è in carcere e ha bisogno di cure – racconta un’altra manifestante – Non stiamo dicendo che vogliamo riportarcelo a casa, chi ha sbagliato deve pagare e siamo d’accordo. Però deve stare bene, non deve morire in carcere“.

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“Mio marito non sta bene, lo dicono anche i medici, sta facendo anche le piaghe – ha detto Carmen D’Angelo, moglie di Francesco Petrone – Ha avuto un infarto e un ictus, nelle sue condizioni rischia di morire se prende il covid. In più non so nulla di lui da settimane: non parla e non si muove più, videochiamate non ne può fare e nemmeno il piantone è autorizzato a parlare con me perchè estraneo alla famiglia. Stiamo impazzendo”

Il problema a Poggioreale è serio perchè negli ultimi mesi è aumentata la popolazione carceraria a 2.200 detenuti. Bastano pochi casi di contagi e il carcere rischia di diventare una polveriera per via degli spazi ristretti in cui sono costretti i detenuti. “Non vogliamo che a Poggioreale si spanda una pandemia veloce – ha detto Pietro Ioia, garante dei detenuti del Comune di Napoli – Attualmente ci sono delle celle in quarantena perchè ci sono stati 5 o 6 casi, ma sono tutti isolati e sotto controllo medico. Se il Governo non è capace di fare un provvedimento per detenuti ultrasettantenni, per chi è ammalato e per chi ha un fine pena breve chiediamo amnistia e indulto. Nel carcere non c’è spazio per i detenuti”.

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Il gruppo di manifestanti ha fatto un giro intorno al carcere dietro il manifesto “Una vita non può valere una condanna, vergogna!”. Poi si è fermato di lato dove c’è uno degli affacci del carcere. Alle finestre i loro amici e parenti detenuti hanno gridato e fatto rumore sbattendo contro le sbarre. “Non vi lasceremo soli”, hanno gridato in direzione del carcere. “È un’eutanasia, vergogna! – hanno gridato ancora – Fate uscire gli ammalati!”. Al corteo ha preso parte anche Don Franco Esposito, cappellano di Poggioreale e Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Carceraria: “Se ci stanno 10 o 12 persone in una cella qui a Poggioreale non può essere rispettata la dignità – ha detto – Mi fa sorridere che poi vengono in Chiesa e noi facciamo rispettare le norme sul distanziamento e poi li ritroviamo a centinaia ammassati durante l’ora d’aria senza mascherine perchè non hanno la possibilità nemmeno di vivere l’ora d’aria in sicurezza. Se nemmeno il covid riesce a convincere chi ci governa al rispetto della dignità umana allora non ci riuscirà mai nessuno”.

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“Si prevede un altro lockdown, ci saranno le guerre civili – ha detto Carmela Esposito, membro laico del XII Decanato Pastorale Carcerario e presidente dell’Associazione “Gioco di squadra” – Entrerà in carcere un’altra fascia di poveri, quelli che non avrebbero mai pensato di andare a rubare, ma ora sono pronti a fare saccheggi. Questo è il fallimento della nostra società”.



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